“Il Tesoro del Carmine” di Gianfranco Vanagolli

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Prefazione

I dieci mesi dell’Elba napoleonica sono un vero concentrato di motivi romanzeschi. In quel breve arco di tempo si produce sull’isola una specie di perfetta situazione drammaturgica. Un intermezzo carico di tensioni, in cui il presente è come schiacciato tra la mole della Grande Storia che si è appena consumata con l’abdicazione di Napoleone e gli addii di Fontainebleau e i lampi che prendono subito a scuotere l’orizzonte sempre più scuro del futuro prossimo. Perché è chiaro a tutti, vincitori e vinti, che la partita è ben lungi dall’essere chiusa, e che la scelta di attribuire all’imperatore appena deposto il minuscolo regno insulare è il rinvio di una resa dei conti che è stata semplicemente posticipata. Continua a leggere

Chi ha cucinato l’ultima cena?

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Rosalind Miles
edizioni Elliot

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Quando lessi questo libro la mia prima considerazione fu che andrebbe letto da tutti, assunto come libro di testo presso tutte le scuole del mondo, per la consapevolezza delle donne e degli uomini di buona volontà.
Le donne sono state per secoli proprietà indiscussa dell’uomo, in un mondo che le ha volute e le vorrebbe ancora al suo servizio.
Valeva pochissimo, anzi niente, la vita di una donna, dai tempi remoti in cui al culto della dea madre fu sostituito il culto del dio padre, origine di ogni futura discriminazione,.
Successivamente con le colonizzazioni e le conquiste in nome delle grandi religioni monoteiste, l’esistenza della donna è stata sempre funzionale all’uomo, in quanto fattrice dei suoi figli, curatrice dei suoi beni, della sua casa, delle sue cose, schiava e sottomessa ai piaceri sessuali del maschio, padrone assoluto della sua vita, dalla culla alla bara.
La storia della riconquista dei diritti più elementari delle donne, schiave tra gli schiavi, fino a epoche così vicine ai giorni nostri che a leggerne si viene colti da sgomento, Continua a leggere

Terracqua. Federica Galetto legge il nuovo lavoro di Mirella Crapanzano

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Ci si incammina assaporando il profumo del mare. Oltre le spiagge, il sentore del sale sugli orti e le case. Le sterne cantano attraversando con un volo radente il rollio delle onde e il loro frastuono. Così incomincia il viaggio attraverso “Terracqua”, luogo multiforme a cui il Poeta appartiene e di cui nutre la propria memoria. Vi sono sposalizi avvenuti sulla schiuma di un onda e anemoni sui fondali marini a raccontare un amore
(i fiori per la sposa giacciono/ in fondo distese brulicanti di anemoni/fanno una corolla nuziale),
l’avvicendarsi ciclico del giorno e della notte sotto cieli neri e venti sopiti, il silenzio della natura in un’isola di primigenia bellezza
(il vento tace sull’isola/ come un presagio/l’alta marea tra i seni/ il nero stellato intorno/a fior d’acqua lucciole ignare costeggiano/le coste).
E il ricordo che brucia come lava di vulcano, lo stesso ricoperto di terra nera che aleggia nell’aria greve. Con una scrittura intensa ed elegante, Mirella Crapanzano ci conduce nel suo Eden personale, Continua a leggere

Un pugno di sogni nel cuore – Alda Magnani

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casa

Quasi un poema, più che una raccolta, l’ultimo libro di poesie di Alda Magnani.

Mitigate e mediate dal sogno, quando il ricordo si fa più doloroso o dal sogno stesso ravvivate e rafforzate quando ricordare diventa un piacere, scorrono, come in una lunga favola, luoghi e personaggi della sua terra, nella pianura  intorno a Parma.

 Entriamo, accompagnati  in un onirico viaggio nel ricordo, nella casa dei suoi avi ove riecheggiano le voci di nonni, zii e cugini presenti nelle vite dei piccoli di allora come oggi non accade quasi più. Ne ascoltiamo i racconti narrati nelle stalle e nelle aie.

Il borgo antico dell’infanzia si colora di personaggi e luoghi caratteristici, come ad esempio l’osteria Gatto di Gambarone, il cui anfitrione era il vecchio Gombi, quasi “un re dentro a quel covo da leggenda”.

Il cuore del poema sono gli affetti più cari, la madre, dalle mani “ pronte al dono, solerti, indaffarate/ a lavare, stirare, intridere farina /per impastare e poi tracciare croci/ sul pane quotidiano, infaticabili” , il padre contadino che tornava la sera dai suoi campi stanco “fischiettando il Nabucco o la Traviata”, Zia Maria, “il ticchettìo monotono dei ferri” nelle sue mani ossute.  Continua a leggere

NOTE DI LETTURA di NARDA FATTORI su “QUEL LUOGO DELLE SABBIE”

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FOTO CORRETTA X ARTICOLO NARDA
Villa Dominica Balbinot , Quel luogo delle sabbie, autoprodotto.

Scrivere poesie e lanciarle nel magma della comunicazione, così disfatta, depredata, spesso vacua cacofonia, chiede coraggio e necessità di ascolto , chiede di sentire il senso delle aritmie del cuore. Ma le poesie di Dominica sono altro che una provocazione, o un esercizio di stile: dichiara il mondo totalizzato al nero, al lugubre, ad un impossibile passaggio verso un’oltranza che non è detto che esista.
Augusto Benemeglio (Liberolibro.it, 22/12/14) scrive che Villa Dominica Balbinot è una poetessa “che reca in sé le stimmate da primo romanticismo germanico, della tenebrosità, il senso dell’orrido e della funerea desolazione, ma anche quello decadente di Baudelaire, sempre sospeso tra la benedizione celeste e quella diabolica”. Sono parole di un’analisi attenta ma non esaustiva perché Dominica è donna di oggi e di questo mondo parla.
Lo sguardo di Dominica coglie l’immenso e la minutaglia, non fa scale di valore , ogni cosa è corrosa, è corrosa ab origine. Continua a leggere

Stanze d’albergo – Una lettura del nuovo libro di poesia di Angela Siciliano

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noi siamo ancora lì
dove le cose sono rimaste come erano.
Ad arredare il nostro dentro
da Stanze d’albergo

Stanze d’albergo di Angela Siciliano é un libro à rebours di resa nostalgica ed anziane maschere vive. La poeta e il verso sono il tutt’uno di un’unica identificazione che costruisce una raccolta di ricordi d’amore da cui l’autrice non esce mai e che dispone su un dittico di forme interiori molto largo. La silloge è costruita su quattro partiture, in tre delle quali i seppelliti amori tornano indietro nelle forme dei dubbi e della resa, mentre un’ultima parte, che è anche quella di più alta resa poetica ed ispirativa, il perimetro dello sguardo è quello familiare e primario.  C’è un vivere in frenata nei versi della prima parte che trasforma i rossi delle passioni in rossi rosati. Le stanze d’albergo sono vuote ma il loro vuoto non è incolmabile. E “*La vecchia anima sogna” e  chiede “di andare di silenzi e d’ombre in traccia” . Il registro delle emozioni ha versi docili, lenti seppur curatissimi, piegati e ritirati, brevi e ritrosi o appena lunghi. Continua a leggere

“Praticare la notte” di Ksenja Laginja

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E’ un atto di fede
questo svegliarsi nel mondo
e praticare la notte.

Ho voluto mettere in epigrafe a questa mia nota di lettura del bel libro di Ksenja Laginja “Praticare la notte” (Giuliano Ladolfi editore, 2015) tre versi tratti da una poesia della prima sezione non solo perché ne è stato tratto il titolo ma soprattutto per il sentimento di una personale assonanza e consenso con quanto esprimono. Per me, infatti, la poesia è un vero e proprio atto d’amore e dunque di fede, che sono il volto di uno stesso sentire e in esse c’è un completarsi, uno sfumare l’uno nell’altra. Continua a leggere

“La lingua salvata” di Elias Canetti

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Elias Canetti ha vinto il premio Nobel nel 1981, ed è noto per il monumentale saggio “Massa e potere” cui lavorò per vent’anni; tuttavia il primo volume della sua autobiografia, “La lingua salvata”, gli diede una fama più vasta, procurandogli un pubblico meno specializzato e facendolo uscire, specie dopo l’attribuzione del Nobel, dal limbo di chi è noto a ristrette cerchie di estimatori.

Io l’ho letto per la prima volta poco più di dieci anni fa e mi era piaciuto moltissimo, per motivi che spiegherò; l’ho riletto recentemente, e sono stata ri-catturata soprattutto dalla prima parte, dedicata alla sua infanzia, soprattutto la prima infanzia, mentre il resto del libro mi è sembrato sempre notevole e denso, ma meno vivo e intrigante, forse perchè appannato dal sorgere delle sue ossessioni (in primo luogo, la gelosia, rivolta alla madre), che ne hanno secondo me un po’ irrigidito la prosa. Continua a leggere

cinque poesie di Claudia Ruggeri

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Lamento dell’Uccello colpito

cavami da le piume gli insulti lo sfrenìo
la velocità indifferenziata che era danza
o salto, che ormai non muove semplicemente
mi rende probabile; la memoria finta da usare
come un nome, questa memoria insomma divina
indifferente di un calcio e di ossa, di un debole
dèmone mosso a pena a cerchio (leggero leggero
lo spirito ragazzino, e ciò sottile sottile
indistinto, destinato): Dedico a Te questa morte
padula -ché sei l’Artificiere-; impiegane
la festa, se pure alza I’Avverso, lo cattura Continua a leggere

Nei miei giochi di fantasia – di Paolo Perlini

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«“Ricordati che Beethoven è stato il primo ad assegnare una funzione al silenzio”.
Il Silenzio. Scoprii quel giorno quanto fosse bello.»

Michele e Daniele sono due compagni di scuola, il primo studia pianoforte, il secondo ha dei problemi espressivi e un unico pensiero fisso: Loredana. Per conquistarla elabora piani sempre più complicati e alla fine decide di imparare a suonare la chitarra e fondare una band, perché, secondo i suoi calcoli, questo è il modo giusto per fare colpo su di lei. In questo singolare progetto coinvolge Michele che dapprima segue con aria di sufficienza l’impegno dell’amico, ma poi deve ricredersi e stupirsi per i suoi progressi. Il piano di Daniele va a buon fine, ma aver conosciuto le sette note gli cambierà la vita. Continua a leggere

Di neve e sogni. Le poesie di Elina Miticocchio

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(c) Suzy Scarborugu

(c) Suzy Scarborugu

Se c’è mai un’evocazione verso la natura e il suo tempo umano essa è leggera come la neve e i sogni. La “via regia” di Elina Miticocchio è fatta di battiti lenti e sussurrati come ninne nanne in un elegante scrittura cucita di amore materno e avvolgente. I silenzi che nascono dai sorrisi, il viaggio della vita che impari in cerchio, in paesaggi dove le stagioni nascono e finiscono come ombre sulla finestra, le “presenze” della natura come compagni di viaggio e di vita. La traduzione dei sentimenti è tradotta dall’affetto nelle direzioni delle poesie dell’autrice, pugliese, classe 1967, che negli ultimi due anni ha pubblicato i suoi primi libri di poesia, dopo la lunga esperienza di scrittura sul suo blog Imma(r)rgine e su Carte Sensibili. Ne pubblichiamo cinque poesie e due inediti. Buona lettura.

Il mondo si ferma certi mattini

riesci a riconoscere il cristallo
ritrovi i tuoi occhi di neve
e sogni, fai sogni

sogni di bambini ti raggiungono
gemme del tuo albero
amore che percorre le dita

ti fa scrivere del vento
del viaggio che impari
camminando in cerchio

la stanza si fa cielo
e arca per raccoglierti Continua a leggere

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