“Or-dite!” – Una recensione di Lucianna Argentino

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orditeL’Associazione culturale Exosphere, lo scorso novembre, ha dato alle stampe un piccolo volume curato da Serena Piccoli che raccoglie scritti sul tema della violenza contro le donne, un tema, purtroppo, sempre attuale. Il libro si intitola “Or- dite!” nella cui composizione grafica ho letto un doppio invito, in primis quello di non tacere e poi quello di fare, di ordire una trama di consapevolezza, di conoscenza e di rispetto che sono le componenti fondamentali per cercare di arginare un fenomeno così diffuso e devastante. E lo dice bene Serena Piccoli nella nota introduttiva: Abbiamo il dovere di rendere la violenza sulle donne sempre meno accettabile. Quindi: Or-dite, artiste e artisti! Coi nostri talenti mostriamone le molte sfaccettature: dolore ma anche rinascita, crollo e poi rivincita. Donne e uomini d’arte hanno aderito con generosità ed entusiasmo alla pubblicazione di questa raccolta con altrettante facce (e non minacce) dei loro contributi di poesia, teatro, fotografia, narrativa. Continua a leggere

“Campo del Ghetto Nuovo” di Marino Orsoni

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campo del ghetto

Nel 2016 il Ghetto di Venezia compie 500 anni. Una buona occasione per postare questo racconto di Marino Orsoni, scritto nel 2008; per questo motivo appaiono nella narrazione alcune circostanze ormai datate. Naturalmente speriamo che l’incubo prefigurato non si avveri.

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10 dicembre, lunedì. Erano le nove e quaranta, l’ora di Luigina Penso vedova Tramontin. Puntualissima usciva dal portone della sua casa sul rio di Cannaregio, e se lo chiudeva alle spalle con cura. In fondamenta, quasi di fronte a lei, stava aprendo la solita bancarella di oggetti vari: casalinghi, plastica, fiori… Un mazzetto di margherite, così finte da sembrare false, attrasse il suo sguardo e le fece ricordare l’imminente visita ai finanzieri, le guardie che stazionavano giorno e notte nel ghetto, per dissuadere Bin Laden dal venire fin qui per fare il suo attentato più spettacolare e clamoroso. Venezia, si sa, è il miglior palcoscenico del mondo…
Dal giorno in cui un cervello da novanta si era accorto che la zona frequentata dagli ebrei poteva essere un obiettivo sensibile ottimale, i “ragazzi” in grigioverde avevano fatto le loro prime apparizioni nel Campo del Gheto Novo: due, poi tre, quattro, cinque… Restavano per ore, passeggiando su e giù lungo i masegni, con la testa lì ma il cuore chissà dove, forse alla casa lontana, alla famiglia, alla morosa sperduta in un paesello di quattro anime. Allora li prendeva la nostalgia con la sua morsa ferrea e deliziosa, e loro – specialmente verso sera – estraevano furtivamente il telefonino e chiamavano mamma, papà, sorelle, cognati e soprattutto lei, la ragazza che li riportava al punto di partenza, all’origine del loro mondo, piccolo ma pieno di speranze sottintese. Continua a leggere

Annalisa Teodorani

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La bòba
ch’l’avnóiva da la piàza
la s’è instèca
pròima t’un pòz
pu t’un cantòun
pu tra l do pachi d’una pórta avérta.
Ma la bura
ch’la vén da la maròina
u i pis fis-cè
tra l frèdi ed i canzéll

Il frastuono / che arrivava dalla piazza / è rimbalzato prima in un pozzo / poi in un angolo / e poi tra le due ante di una porta aperta. / Alla brezza / che sale dal mare / piace sussurrare / tra le inferriate e i cancelli Continua a leggere

La ballata dei senzatetto – Monica manganelli

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Il mese di maggio del 2012 per noi emiliani rimarrà per sempre il mese del grande terremoto. La terra aveva già dato un primo segnale in gennaio ma fu in maggio che scatenò la sua forza e lo fece attraverso una sequenza di scosse violente, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, a partire dal 20 alle 4 del mattino.

 Il mio ricordo si limita alle ante dell’armadio che si aprirono all’improvviso, alle mura del palazzo che scricchiolarono, alle corse in strada in preda al terrore ma purtroppo furono gli abitanti della provincia di Modena a vivere tutta la drammaticità di quei giorni in prima persona; nella bassa modenese ci furono morti, feriti, e sfollati.

Il corto di Monica Manganelli “La ballata dei senzatetto” è ispirato alla storia di un bambino, figlio di un vigile del fuoco, che dopo il terremoto aveva paura a uscire di casa. Quel bimbo, Tommaso, è il protagonista del corto e assieme alla sua lumaca, simbolo della tenacia emiliana che avanza e non si arrende, compie un viaggio nell’Emilia terremotata, un set virtuale creato grazie alla documentazione fotografica raccolta: le chiese distrutte, la torre dell’Orologio, le case in macerie, il tutto sapientemente supportato dalla poetica surrealista della pittura e dalla colonna sonora dolcissima.

I personaggi sono stati interamente costruiti e animati in 3D in sette mesi di lavorazione. Tanti i simboli che Manganelli & Co hanno inserito come omaggio alla cultura e alla storia della regione, come mongolfiere che scoperchiano i tetti, ispirate dalla famosa manifestazione di Ferrara, territorio tra i più colpiti dal sisma; o le tonalità della terra emiliana, che richiamano le scene dei campi di grano e le rive del Po del ‘Novecento’ di Bernardo Bertolucci.

Monica Manganelli, dopo importanti esperienze con grandi produzioni estere, ha deciso di rientrare in Emilia Romagna.  Prodotto da Independent Revolution e da Emilia Romagna Film Commission,  il cortometraggio si è aggiudicato il Los Angeles Short Film Festival, ottenendo l’ufficialità per concorrere agli Oscar e ai Bafta and Canadian Screen Award. Tutto emiliano dunque, ‘made in Parma’, il gruppo che ha realizzato il corto vincitore, già presentato con successo in undici festival internazionali tra cui il Berlino Short, Cannes e Toronto. E’ di poche settimane il Premio speciale ai Nastri d’argento 2016 con la seguente motivazione:”Poesia e animazione per chiudere le ferite di un dramma come il terremoto in Emilia”

https://monicamanganelli.net/

https://ballatadeisenzatetto-film.net

 

 

 

 

Rosina Muzio Salvo

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Rosina Muzio Salvo nasce a Termini Imerese, un paese in provincia di Palermo, nel 1815, da Giuseppe Salvo di Pietraganzili un tenente colonnello e Giuseppa Sciarrina che muore quando l’autrice ha  dodici anni. Alla morte della madre Rosina viene affidata ai nonni e in seguito ad un istituto religioso dal quale usce dopo qualche anno. Avendo manifestato da sempre il desiderio di ricevere una formazione culturale il padre assume una nobildonna francese con la quale Rosina apprende il francese e l’inglese, lingue necessarie allo studio della letteratura europea. Rosina però non studia la metrica e i classici e pertanto la sua formazione è alquanto lacunosa.  Condivide con il fratello Rosario, di otto anni più giovane, idee liberali e l’impegno a favore della causa unitaria. Nel 1933 sposa un barone palermitano di otto anni più vecchio. Il marito, Gioacchino Muzio Ferrero, ex seminarista, è un uomo colto e possiede una vasta biblioteca alla quale Rosina si abbevera, soddisfacendo la sua sete di cultura. Il marito non l’incoraggia ma nemmeno la ostacola. Nonostante le sue quattro gravidanze e la prematura perdita di tre delle sue quattro figlie Rosina riesce a completare i suoi studi di metrica. Continua a leggere

Nicola Romano- Voragini ed appigli- Editrice Pungitopo


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Nicola Romano- Voragini ed appigli- Editrice Pungitopo

Quasi una sequenza epigrammatica questi brevi testi che compongono la plaquette Voragini ed appigli di Nicola Romano, tutti declinati in settenari, metro di rispettabile ascendenza se consideriamo che è stato usato non soltanto per testi di tradizione burlesca ma parimenti per componimenti come l’ode, la canzone, la ballata. Romano li adotta per sviluppare una tematica di carattere intimistico-riflessivo, quasi un colloquio con se stesso che gli consente di mettere a fuoco gli aspetti della realtà che lo circonda, tanto in ambito sociale quanto nella sfera del privato. “Ma quando torneremo/al centro delle cose/dentro quel solco antico/che luce diede al mondo?” Recita accorato nello spaesamento di un contesto di parole gridate e di discorsi confusi e fuorvianti. E nella dimensione macrostorica in cui è immerso il poeta si ritaglia la sua microstoria, camminando sulle parallele come saggio equilibrista. Una pensosità quieta e consapevole lo accompagna al centro di quell’età che non è più di facili incantamenti e non è ancora di resa senza resistenza: Continua a leggere

Poema da infancia distante. Anna Fresu traduce Noémia de Souse

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noémia de souse, via delle belle donne,

La densità della popolazione del Mozambico è di 27 abitanti per chilometro quadrato. In ogni suo dove c’è ancora spazio per resistere alle ondate di guerra che lo circondano, la povertà non è lontana, frutto di lunghe guerre prima per decolonizzarsi poi quella civile chiusasi agli inizi degli anni ’90. In mezzo, la letteratura mozambicana, che rispetto alle altre colonie portoghesi appare con un certo ritardo sulla scena letteraria. Scrive Cristina Brambilla su Letterature d’Africa che “la letteratura mozambicana compare solo nel secolo XX ad opera di “asimilados”, autori mulatti in genere, ma anche di razza nera, istruiti. Tuttavia, già nel suo sorgere, nella prima decade del secolo, questa letteratura si situa nel segno di una presa di coscienza della specificità mozambicana e, in molti casi, della situazione della popolazione nella societò coloniale. L’opera più importante è data dal contributo della poetessa mulatta Noémia de Souse, che dolorosamente canta l’anelito alla libertà e l’amore per la Madre Africa”. Continua a leggere

Francesco Gallina, poesia e altro.

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LA POESIA E’ DONNA

 

La poesia è donna

tutte le volte che dai luoghi comuni

è umiliata, vilipesa, stuprata.

 

La poesia è donna

tutte le volte che vien mutilata

dei suoi accenti, delle sue intime pause

quando un fiotto d’acido la sfigura

cavandole dal volto la rima più bella

o il sacro respiro delle cesure. Continua a leggere

Il delfino e l’ancora – Aldo Manuzio

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Dal 19 marzo al 19 giugno, nelle rinnovate Gallerie dell’Accademia a Venezia si può visitare una mostra molto interessante, non soltanto per i Veneziani ( in quanto Aldo Manuzio è un editore che ha praticato la sua attività nella Venezia del Rinascimento), ma per tutto il mondo, perchè con lui nasce l’editoria moderna, che in seguito si propagò da Venezia verso l’Italia, l’Europa e il mondo intero: una rivoluzione paragonabile soltanto a quella che attualmente si sta svolgendo  attraverso internet. Continua a leggere

Il bambino che scriveva sull’acqua

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'Shell' by Edouard Boubat

‘Shell’ by Edouard Boubat

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Era il tempo in cui le stelle e le maree si alzavano all’unisono, le conchiglie bianche scavavano solchi morbidi nella sabbia e le poche case del villaggio a ridosso del nero monte Urunga sfilavano davanti agli occhi, ferme nella loro povera forma e sostanza. I cieli aperti di blu cobalto e striati da sfilacci di nubi inconsistenti scivolavano verso l’orizzonte. Continua a leggere

Le colline sembravano

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Le colline sembravano ineluttabilmente velate
– da uno strato di sabbia-
in un ulteriore dimensione incontrollabile…

Col primo sole
(che suscita ombre azzurre come vene)
pareva esserci
un dilagamento nuovo:
viaggiatori di quei deserti immobilizzati
scoprivano- allora-realtà terribilmente materiali Continua a leggere

Detriti – un racconto di Marco Freccero

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Avevo sette, forse otto anni, quando mi assalì per la prima volta la paura della morte; fu anche l’ultima, almeno sino a ora.
Ero nel terreno di un mio zio, dalle parti di Stella. Avevo adagiato la mia bicicletta, una Ondina azzurra, contro la riva di un campo. Non ricordo i dettagli; scivolai in avanti, e colpii col collo l’estremità della manopola di plastica del manubrio. Mi alzai barcollando, senza fiato. A un centinaio di metri c’era mia sorella, impegnata a fare non so cosa, accanto a una catasta di pali. Provai a chiamarla, agitai le braccia, ma non respiravo più, e lei mi dava le spalle. Ero certo che sarei morto soffocato, invece riprese a respirare. L’esofago, che si era chiuso a causa del colpo, tornò a dilatarsi, e io vissi.
Accadde in un giorno d’estate di venticinque anni fa, e non ne ho mai parlato con nessuno. Però ci ripenso ogni volta che mi tocca andare a un funerale. Continua a leggere

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