Art connection – Venezia e la poesia femminile

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“C’era una fontana che dava albe
ed ero io”

Alda Merini

arts connection, venezia, poesia a venezia, vdbd, viadellebelledonne, simonetta sambiase, met sambiase, Alda Merini, la poesia al femminile, otto poete, Art connection 2016. Questi sono parte degli  elementi che sabato mattina si fonderanno nel penultimo  giorno del festival Arts Connection nei luoghi incantati della laguna veneziana. “Vetro, Fuoco e Musica” è uno dei sottotitoli. Nel fuoco prendiamo la fiamma della letteratura, che sabato dà calore tra Books’ Connection e Venezia città delle donne. Le voci delle donne si divideranno fra poesia e teatro. La mattina è il luogo della poesia con Leila Falà, Gabriella Gianfelici, Fabia Ghenzovich, Anna Lombardo, Simonetta Sambiase, Pina Piccolo, Grazia Sterlocchi e Rina Xhihani. Il teatro sarà invece protagonista nel pomeriggio, con la Compagnia della Mandragora.

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Buon compleanno Angelica

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angelica

L’otto settembre è “il compleanno” di Ludovico Ariosto, una ricorrenza che da parecchi anni viene svolta nel suo ricordo alla casa materna di Reggio Emilia, il piccolo gioiello del Mauriziano, sulla via Emilia che da Reggio porta verso Modena. Anche quest’anno si riaprono le porte del monumento storico per una giornata dedicata all’opera  del poeta Cinquecentesco per “Se voi mi date orecchio” organizzata dal Comune reggiano con l’associazione Eutopia. Parte del leone la farà la poesia che si interrogherà anche sull’eredità lasciata dal creatore dell’Orlando furioso, costruzione elaboratissima di metrica e trama fantastica che ha attraversato fin da subito la sua epoca per le rime, i personaggi e le intrecciate vicende che lo costruiscono. L’Orlando Furioso è un’opera corale, lo si legge immediatamente, ed è ricchissima di personaggi femminili. Elencarle tutte, fra principali e secondarie, da luogo ad una lista lunga e appena capace di contenere  le storie che esse portano entrando ed uscendo continuamente dalla trama della storia. Angelica, la regina del Catai, bellissima fra le belle e straordinariamente rivoltosa, è il personaggio che maggiormente nei secoli ha catturato attenzione. La sua creazione è un lascito dell’Orlando innamorato del Boiardo che Ariosto ha riscritto e l’ha resa  motore del muoversi dell’azione nei primi capitoli per lasciarla poi nei capitoli centrali ad avventure straordinarie. Continua a leggere

NOTE DI LETTURA su” TRADUCENDO EINSAMKEIT” di FEDERICA GALETTO

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TRADUCENDO EINSAMKEIT” di FEDERICA GALETTO

edizione TERRA D’ULIVI 2014

collana PAROLE DI CRISTALLO

Per cercare di rappresentare attentamente il nucleo ispiratore – il sottile filo rosso rintracciabile in modo più o meno accentuato ma sempre presente nella massima parte delle poesie di Federica Galetto qui raccolte, sarebbe bene iniziare dal riferimento preciso della titolazione della raccolta, dalla poesia di Rilke intitolata Solitudine-poesia che da lei tradotta compare come segnale introduttivo- e il cui significato risulta non solo simbolico visto che nello sviluppo progressivo dei versi di Rilke si viene a addensare , soprattutto verso la chiusa, come il delinearsi di una cifra indelebile, e marchiante, che connatura sul fondo il fatto stesso di esistere, come se la solitudine fosse fatta di una materialità che come un velo ricopre cose e persone, perfino gli amanti, visti su “letti sfatti”

A dire l’importanza che l’autrice riconosce a questa poesia, è anche il ribadire , nella poesia pressochè conclusiva dal titolo TRADUCENDO EINSAMKEIT ( poesia n 15 della 3 parte) – e mostrandole direttamente nel testo stesso- le sue tematiche fondamentali e anche il peculiare modo di darvi espressione.

Qui infatti l’autrice, come riassuntivamente si svela con parole esatte; parla di lei “compulsiva in tendere assoli urgenti” fino a arrivare- appunto traducendo Einsamkeit a affermare voltivamente”rompo le righe e mi sbrano contenta/d’essere farfalla intinta nella fiamme /nella parole che trasmuta/di deserto in valle filo tenero/ e poi, aggiungendo alla fine” traducendo Einsmakeit di notte/non c’ è che sole quando le brume dormono/passando dal palco di Keats riemergo/ ai boschi di Treichel/in Bellezza/ Continua a leggere

Annemarie Schwarzenbach, La gabbia dei falconi e la Persia degli anni 30

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ann swarz automobile

Meno nota di Freya Stark o di Isabelle Eberhardt, Annemarie Schwarzenbach è una delle scrittrici viaggiatrici degli anni 30. Nella sua breve vita (morì nel 1942 a soli 34 anni) Annemarie, che fin da bambina aveva individuato il senso della sua esistenza nella scrittura, riuscì a pubblicare solo un breve romanzo a sue spese, una novella (pubblicata in italiano col titolo Sybille), un libro di viaggio, la biografia di un alpinista morto tragicamente in Himalaya e il poema in prosa La Valle Felice. Nessuno di questi ebbe successo. Benché godesse della stima di scrittori celebri come Roger Martin du Gard, Eric Marie Remarque, Thomas Mann, non fu mai presa sul serio.  Fin dal 1933 si dedicò allora al giornalismo, scrivendo reportage dai paesi stranieri in cui finì per vivere la maggior parte dei suoi ultimi nove anni. I suoi articoli – che le garantirono una sia pur minima indipendenza economica dalla sua ricca famiglia – ebbero una certa fortuna, e la resero un personaggio noto in Svizzera. Ma agli occhi del mondo, dei suoi amici letterati e della sua famiglia non fecero di lei una scrittrice. Continua a leggere

ERA BELLO TROVARE UN PRATO BIANCO

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Era bello trovare un prato
bianco
( sotto la luce della luna)
– e qua e là degli assetati fiori celesti

Essi pensavano che lei fosse triste,
di una tristezza violacea
( eppure fragile squisita)
nelle sue digressioni fredde Continua a leggere

Antonio Spagnuolo

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scansione0133

Antonio  Spagnuolo,  Ultimo tocco, Altrescritture, puntoacapo editrice

 

Tra le mani ho un piccolo, prezioso libretto di poesie tessute attorno alla perdita e al dolore. Perdita e dolore sono incontri frequenti nei versi: la felicità si vive inebriandosi nella sua breve durata, il dolore si dipana e ci accompagna, fedele nella in una sorte da lui stesso decisa, ingarbugliata e indissolubile.

Le poesie che compongono questo libretto sono dedicate alla perdita della compagna di una vita, perdita ad un’età avanzata  che allarga il vuoto lasciato in un baratro in cui mancano appigli per reggerci e sorreggerci.

Non è solo una perdita definitiva , è una perdita incolmabile e incalcolabile.

Il libretto si divide in due sezioni; nella prima, molto breve e più riflettuta,  il poeta cerca di riesaminare la sofferenza degli ultimi giorni, come se esistesse un farmaco a lenire il battito sempre più rumoroso e vicino del ladro di vita.

“ Palpando l’antiquato pentagramma / indifesa memoria spigole ombre/ al di là della porta / ………./  Parlami ancora di te, dei tuoi singhiozzi, / delle incertezze incredule che non hanno senso. /perché un certo infinito gioca a beffare / il turbinio dello’incoscienza. / ….

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Note di CLAUDIO DAMIANI su “MESTIERI” di SANDRA PALOMBO

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Collana Perle poesia
n. 41
direttore Roberto Carnero

GIULIANO LADOLFI EDITORE

Alessandra Palombo
MESTIERI


IL MESTIERE DI VIVERE

Alessandra Palombo ha la capacità di ingabbiare cose e farle apparire.È una magia perché l’oggetto prima è invisibile, poi esce fuori dal cappello come una colomba. Nella poesia le parole sono sempre“costrette”, nel verso, nella forma, nella metrica.
Alessandra le costringe ancor più, come quando scrive tautogrammi, ossia testi in cui le parole sono costrette a cominciare tutte con una stessa lettera.
Sembra un gioco ma per lei non è un gioco. Il tautogramma gli era servito ad esempio, in un prezioso libretto intitolato Tautogrammi d’amore e d’amarore (Liberodiscrivere, 2005), a parlare della costrizione amorosa, «i lacci d’Amor» petrarcheschi, quella condizione di impotenza e superpotenza insieme, d’essere prigioniero e libero nello stesso tempo («e ardoe sono un ghiaccio; / e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra; / e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio», diceva Petrarca).

Questi Mestieri invece pubblicati qui non sono tautogrammi, ma caso mai epigrammi,ossia brevi poesie che racchiudono un quadretto, un personaggio incorniciato, ingabbiato nel suo mestiere. Tra mestiere e personaggio c’è una fusione totale, una commistione inestricabile, Continua a leggere

Silvia Secco

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canti di cicale

 

Canti di cicale –
Samuele editore 2016

Leggere di poesia e scrivere qualche opinione attorno ad essa, credo sia una delle attività più utili per chi è appassionato alla conoscenza umana, perché se è vero che ogni poeta è un” fingitore “ come asseriva Pessoa, i versi che leggiamo spesso ci celano descrizioni di anime che- solo rovistando e analizzando con cura nei dettagli il lavoro che ci viene sottoposto-, si riesce a conoscere in modo non del tutto superficiale, e la scoperta che ne deriva riempie del piacere per la condivisione dell’animo altrui.

Ho cercato di raccogliere la sfida lanciata dai versi che seguono, tratti dal libro della Secco appena uscito, che sono di certo un riferimento ad un “ tu “ molto privato ma che si possono anche leggere con un invito diretto al lettore, e ciò è quanto ho voluto evidenziare con il grassetto :

Vieni a vedere i miei versi cresciuti
ben oltre le scapole. Scioglili tu
significati e nodi. Usa le dita.
Conta ogni singola sillaba ognuna
una volta sola. Ricomponimi
e rima. Continua a leggere

“Il Tesoro del Carmine” di Gianfranco Vanagolli

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tesoro carmine

Prefazione

I dieci mesi dell’Elba napoleonica sono un vero concentrato di motivi romanzeschi. In quel breve arco di tempo si produce sull’isola una specie di perfetta situazione drammaturgica. Un intermezzo carico di tensioni, in cui il presente è come schiacciato tra la mole della Grande Storia che si è appena consumata con l’abdicazione di Napoleone e gli addii di Fontainebleau e i lampi che prendono subito a scuotere l’orizzonte sempre più scuro del futuro prossimo. Perché è chiaro a tutti, vincitori e vinti, che la partita è ben lungi dall’essere chiusa, e che la scelta di attribuire all’imperatore appena deposto il minuscolo regno insulare è il rinvio di una resa dei conti che è stata semplicemente posticipata. Continua a leggere

Chi ha cucinato l’ultima cena?

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Rosalind Miles
edizioni Elliot

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Quando lessi questo libro la mia prima considerazione fu che andrebbe letto da tutti, assunto come libro di testo presso tutte le scuole del mondo, per la consapevolezza delle donne e degli uomini di buona volontà.
Le donne sono state per secoli proprietà indiscussa dell’uomo, in un mondo che le ha volute e le vorrebbe ancora al suo servizio.
Valeva pochissimo, anzi niente, la vita di una donna, dai tempi remoti in cui al culto della dea madre fu sostituito il culto del dio padre, origine di ogni futura discriminazione,.
Successivamente con le colonizzazioni e le conquiste in nome delle grandi religioni monoteiste, l’esistenza della donna è stata sempre funzionale all’uomo, in quanto fattrice dei suoi figli, curatrice dei suoi beni, della sua casa, delle sue cose, schiava e sottomessa ai piaceri sessuali del maschio, padrone assoluto della sua vita, dalla culla alla bara.
La storia della riconquista dei diritti più elementari delle donne, schiave tra gli schiavi, fino a epoche così vicine ai giorni nostri che a leggerne si viene colti da sgomento, Continua a leggere

Terracqua. Federica Galetto legge il nuovo lavoro di Mirella Crapanzano

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Ci si incammina assaporando il profumo del mare. Oltre le spiagge, il sentore del sale sugli orti e le case. Le sterne cantano attraversando con un volo radente il rollio delle onde e il loro frastuono. Così incomincia il viaggio attraverso “Terracqua”, luogo multiforme a cui il Poeta appartiene e di cui nutre la propria memoria. Vi sono sposalizi avvenuti sulla schiuma di un onda e anemoni sui fondali marini a raccontare un amore
(i fiori per la sposa giacciono/ in fondo distese brulicanti di anemoni/fanno una corolla nuziale),
l’avvicendarsi ciclico del giorno e della notte sotto cieli neri e venti sopiti, il silenzio della natura in un’isola di primigenia bellezza
(il vento tace sull’isola/ come un presagio/l’alta marea tra i seni/ il nero stellato intorno/a fior d’acqua lucciole ignare costeggiano/le coste).
E il ricordo che brucia come lava di vulcano, lo stesso ricoperto di terra nera che aleggia nell’aria greve. Con una scrittura intensa ed elegante, Mirella Crapanzano ci conduce nel suo Eden personale, Continua a leggere

Un pugno di sogni nel cuore – Alda Magnani

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casa

Quasi un poema, più che una raccolta, l’ultimo libro di poesie di Alda Magnani.

Mitigate e mediate dal sogno, quando il ricordo si fa più doloroso o dal sogno stesso ravvivate e rafforzate quando ricordare diventa un piacere, scorrono, come in una lunga favola, luoghi e personaggi della sua terra, nella pianura  intorno a Parma.

 Entriamo, accompagnati  in un onirico viaggio nel ricordo, nella casa dei suoi avi ove riecheggiano le voci di nonni, zii e cugini presenti nelle vite dei piccoli di allora come oggi non accade quasi più. Ne ascoltiamo i racconti narrati nelle stalle e nelle aie.

Il borgo antico dell’infanzia si colora di personaggi e luoghi caratteristici, come ad esempio l’osteria Gatto di Gambarone, il cui anfitrione era il vecchio Gombi, quasi “un re dentro a quel covo da leggenda”.

Il cuore del poema sono gli affetti più cari, la madre, dalle mani “ pronte al dono, solerti, indaffarate/ a lavare, stirare, intridere farina /per impastare e poi tracciare croci/ sul pane quotidiano, infaticabili” , il padre contadino che tornava la sera dai suoi campi stanco “fischiettando il Nabucco o la Traviata”, Zia Maria, “il ticchettìo monotono dei ferri” nelle sue mani ossute.  Continua a leggere

NOTE DI LETTURA di NARDA FATTORI su “QUEL LUOGO DELLE SABBIE”

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FOTO CORRETTA X ARTICOLO NARDA
Villa Dominica Balbinot , Quel luogo delle sabbie, autoprodotto.

Scrivere poesie e lanciarle nel magma della comunicazione, così disfatta, depredata, spesso vacua cacofonia, chiede coraggio e necessità di ascolto , chiede di sentire il senso delle aritmie del cuore. Ma le poesie di Dominica sono altro che una provocazione, o un esercizio di stile: dichiara il mondo totalizzato al nero, al lugubre, ad un impossibile passaggio verso un’oltranza che non è detto che esista.
Augusto Benemeglio (Liberolibro.it, 22/12/14) scrive che Villa Dominica Balbinot è una poetessa “che reca in sé le stimmate da primo romanticismo germanico, della tenebrosità, il senso dell’orrido e della funerea desolazione, ma anche quello decadente di Baudelaire, sempre sospeso tra la benedizione celeste e quella diabolica”. Sono parole di un’analisi attenta ma non esaustiva perché Dominica è donna di oggi e di questo mondo parla.
Lo sguardo di Dominica coglie l’immenso e la minutaglia, non fa scale di valore , ogni cosa è corrosa, è corrosa ab origine. Continua a leggere

Stanze d’albergo – Una lettura del nuovo libro di poesia di Angela Siciliano

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stanze d'albergo, angela siciliano, vdbd

noi siamo ancora lì
dove le cose sono rimaste come erano.
Ad arredare il nostro dentro
da Stanze d’albergo

Stanze d’albergo di Angela Siciliano é un libro à rebours di resa nostalgica ed anziane maschere vive. La poeta e il verso sono il tutt’uno di un’unica identificazione che costruisce una raccolta di ricordi d’amore da cui l’autrice non esce mai e che dispone su un dittico di forme interiori molto largo. La silloge è costruita su quattro partiture, in tre delle quali i seppelliti amori tornano indietro nelle forme dei dubbi e della resa, mentre un’ultima parte, che è anche quella di più alta resa poetica ed ispirativa, il perimetro dello sguardo è quello familiare e primario.  C’è un vivere in frenata nei versi della prima parte che trasforma i rossi delle passioni in rossi rosati. Le stanze d’albergo sono vuote ma il loro vuoto non è incolmabile. E “*La vecchia anima sogna” e  chiede “di andare di silenzi e d’ombre in traccia” . Il registro delle emozioni ha versi docili, lenti seppur curatissimi, piegati e ritirati, brevi e ritrosi o appena lunghi. Continua a leggere

“Praticare la notte” di Ksenja Laginja

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E’ un atto di fede
questo svegliarsi nel mondo
e praticare la notte.

Ho voluto mettere in epigrafe a questa mia nota di lettura del bel libro di Ksenja Laginja “Praticare la notte” (Giuliano Ladolfi editore, 2015) tre versi tratti da una poesia della prima sezione non solo perché ne è stato tratto il titolo ma soprattutto per il sentimento di una personale assonanza e consenso con quanto esprimono. Per me, infatti, la poesia è un vero e proprio atto d’amore e dunque di fede, che sono il volto di uno stesso sentire e in esse c’è un completarsi, uno sfumare l’uno nell’altra. Continua a leggere

“La lingua salvata” di Elias Canetti

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Elias Canetti ha vinto il premio Nobel nel 1981, ed è noto per il monumentale saggio “Massa e potere” cui lavorò per vent’anni; tuttavia il primo volume della sua autobiografia, “La lingua salvata”, gli diede una fama più vasta, procurandogli un pubblico meno specializzato e facendolo uscire, specie dopo l’attribuzione del Nobel, dal limbo di chi è noto a ristrette cerchie di estimatori.

Io l’ho letto per la prima volta poco più di dieci anni fa e mi era piaciuto moltissimo, per motivi che spiegherò; l’ho riletto recentemente, e sono stata ri-catturata soprattutto dalla prima parte, dedicata alla sua infanzia, soprattutto la prima infanzia, mentre il resto del libro mi è sembrato sempre notevole e denso, ma meno vivo e intrigante, forse perchè appannato dal sorgere delle sue ossessioni (in primo luogo, la gelosia, rivolta alla madre), che ne hanno secondo me un po’ irrigidito la prosa. Continua a leggere

cinque poesie di Claudia Ruggeri

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Lamento dell’Uccello colpito

cavami da le piume gli insulti lo sfrenìo
la velocità indifferenziata che era danza
o salto, che ormai non muove semplicemente
mi rende probabile; la memoria finta da usare
come un nome, questa memoria insomma divina
indifferente di un calcio e di ossa, di un debole
dèmone mosso a pena a cerchio (leggero leggero
lo spirito ragazzino, e ciò sottile sottile
indistinto, destinato): Dedico a Te questa morte
padula -ché sei l’Artificiere-; impiegane
la festa, se pure alza I’Avverso, lo cattura Continua a leggere

Nei miei giochi di fantasia – di Paolo Perlini

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«“Ricordati che Beethoven è stato il primo ad assegnare una funzione al silenzio”.
Il Silenzio. Scoprii quel giorno quanto fosse bello.»

Michele e Daniele sono due compagni di scuola, il primo studia pianoforte, il secondo ha dei problemi espressivi e un unico pensiero fisso: Loredana. Per conquistarla elabora piani sempre più complicati e alla fine decide di imparare a suonare la chitarra e fondare una band, perché, secondo i suoi calcoli, questo è il modo giusto per fare colpo su di lei. In questo singolare progetto coinvolge Michele che dapprima segue con aria di sufficienza l’impegno dell’amico, ma poi deve ricredersi e stupirsi per i suoi progressi. Il piano di Daniele va a buon fine, ma aver conosciuto le sette note gli cambierà la vita. Continua a leggere

Di neve e sogni. Le poesie di Elina Miticocchio

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(c) Suzy Scarborugu

(c) Suzy Scarborugu

Se c’è mai un’evocazione verso la natura e il suo tempo umano essa è leggera come la neve e i sogni. La “via regia” di Elina Miticocchio è fatta di battiti lenti e sussurrati come ninne nanne in un elegante scrittura cucita di amore materno e avvolgente. I silenzi che nascono dai sorrisi, il viaggio della vita che impari in cerchio, in paesaggi dove le stagioni nascono e finiscono come ombre sulla finestra, le “presenze” della natura come compagni di viaggio e di vita. La traduzione dei sentimenti è tradotta dall’affetto nelle direzioni delle poesie dell’autrice, pugliese, classe 1967, che negli ultimi due anni ha pubblicato i suoi primi libri di poesia, dopo la lunga esperienza di scrittura sul suo blog Imma(r)rgine e su Carte Sensibili. Ne pubblichiamo cinque poesie e due inediti. Buona lettura.

Il mondo si ferma certi mattini

riesci a riconoscere il cristallo
ritrovi i tuoi occhi di neve
e sogni, fai sogni

sogni di bambini ti raggiungono
gemme del tuo albero
amore che percorre le dita

ti fa scrivere del vento
del viaggio che impari
camminando in cerchio

la stanza si fa cielo
e arca per raccoglierti Continua a leggere

Mariolina La Monica, Vagheggiando Itala, book La Recherche


Mariolina La Monica, Vagheggiando Itala, book La Recherche

Un’ altra opera di Mariolina, fresca di stampa, alta, con linguaggio d’aedo di terzo millennio, dove gli eventi sono solo nefandezze, dove l’onore non è più noto, dove l’amore è un luccichio nell’ombra, dove la fede è un grazia prostrata e non brilla come sole allo zenit.
Mariolina La Monica sta attraversando un periodo mesto della sua vita e la scrittura è un buon farmaco, non è “la medicina che cura”, è il sollievo oltre la coltre nebbiosa perché le parole spargono tepore e il tepore è luce. E la luce , i fotoni, sono materia.
L?Itaca vagheggiata da Mariolina è il topòs di chi va sballottato dalle onde e ha perso meta e rotta. Eppure nella pochezza del presente giacciono perle preziose, ricordi e brividi, emozioni che riaffiorano come reperti di un naufragio, reperti a cui aggrapparsi perché significativi di vita, perché frammenti di chi si è stati e non dimentichi. Credo che questo frammento di poesia dica bene cosa intenda a questo proposito la poetessa:
“ E nel fioco, fascinoso scorrere dell’alba
– intanto che i tuoi mille, taciturni discorsi
fluiscono in cielo, sull’acqua e tutt’attorno –
senti l’eco di un palpito d’amore
che scivola tenero sull’ispido cammino del giorno
a smagliare più in là le tue pene
a riportarti a vivere
a rammentarti quel che eri e sei
perchè il buio… tuo
dilegui
E’ spontaneo apprezzare come le sue parole abbiano un ritmo interno molto armonizzato, il suo linguaggio è raffinato, qualcuno potrebbe dire che è ricercato, in effetti il linguaggio della poetessa è alto sulla corda del ritmo e della sintassi, direi pre-montaliano , è pronto per essere recitato ma cela un’animula tremula dentro le grosse nuvole.
Il libro ne dà prova e riprova, Mariolina non censisce il mondo attorno alle sue disgrazie, coglie i fatti lieti con i misfatti, conosce la vita, le sue brutture e la sua meraviglia.
E’ poesie che parla di sé , donna in un tempo e in un luogo , e del tempo e del luogo e del destino che si cela nel tempo.

Sfronda il tuo essere il tempo
e piano
annotta sui giorni di letizia.
Flette il paesaggio
sulle corse,
le urgenze,
i mali quotidiani
che confondono la fatica con l’ardore
che segna e t’attorciglia al detto,
al fatto,
al posseduto e non,
tracciando i contorni del vivere
nell’ultimo vivere–morendo.

Ma tu, cuore
non angustiarti se le rose sfioriscono all’arsura.
…………………………………..

Sono versi belli, trasparenti e puri, intrisi di una sofferenza che non addita ; la poetessa sa che molto all’interno del tempo è ciclico; ciò che ora è in fulgore troveremo rinsecchito , che la notte segue il giorno, che la fine si raggiunge procedendo nel tempo.
Ed ecco un ritratto del presente:
“Un po’ più in là
dalle fumose nebbie del presente
certo riacciufferò un non sconfitto spirito guerriero
che dissente e lega alle alate pellicole delle attese
i fiori ancora in boccio del domani
ma oggi..
.. oggi, dilaga l’onda sulla riva aperta!”

L’innesto di tematiche e prosodie contemporanee non nascondono la cultura classica che chiede spazio e si appropria del canto.
Il libro termina con il protagonista Ulisse ormai stanco di ricucire vele e mete, mentre Itaca resta lontana.

Narda Fattori

“Or-dite!” – Una recensione di Lucianna Argentino

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orditeL’Associazione culturale Exosphere, lo scorso novembre, ha dato alle stampe un piccolo volume curato da Serena Piccoli che raccoglie scritti sul tema della violenza contro le donne, un tema, purtroppo, sempre attuale. Il libro si intitola “Or- dite!” nella cui composizione grafica ho letto un doppio invito, in primis quello di non tacere e poi quello di fare, di ordire una trama di consapevolezza, di conoscenza e di rispetto che sono le componenti fondamentali per cercare di arginare un fenomeno così diffuso e devastante. E lo dice bene Serena Piccoli nella nota introduttiva: Abbiamo il dovere di rendere la violenza sulle donne sempre meno accettabile. Quindi: Or-dite, artiste e artisti! Coi nostri talenti mostriamone le molte sfaccettature: dolore ma anche rinascita, crollo e poi rivincita. Donne e uomini d’arte hanno aderito con generosità ed entusiasmo alla pubblicazione di questa raccolta con altrettante facce (e non minacce) dei loro contributi di poesia, teatro, fotografia, narrativa. Continua a leggere

“Campo del Ghetto Nuovo” di Marino Orsoni

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campo del ghetto

Nel 2016 il Ghetto di Venezia compie 500 anni. Una buona occasione per postare questo racconto di Marino Orsoni, scritto nel 2008; per questo motivo appaiono nella narrazione alcune circostanze ormai datate. Naturalmente speriamo che l’incubo prefigurato non si avveri.

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10 dicembre, lunedì. Erano le nove e quaranta, l’ora di Luigina Penso vedova Tramontin. Puntualissima usciva dal portone della sua casa sul rio di Cannaregio, e se lo chiudeva alle spalle con cura. In fondamenta, quasi di fronte a lei, stava aprendo la solita bancarella di oggetti vari: casalinghi, plastica, fiori… Un mazzetto di margherite, così finte da sembrare false, attrasse il suo sguardo e le fece ricordare l’imminente visita ai finanzieri, le guardie che stazionavano giorno e notte nel ghetto, per dissuadere Bin Laden dal venire fin qui per fare il suo attentato più spettacolare e clamoroso. Venezia, si sa, è il miglior palcoscenico del mondo…
Dal giorno in cui un cervello da novanta si era accorto che la zona frequentata dagli ebrei poteva essere un obiettivo sensibile ottimale, i “ragazzi” in grigioverde avevano fatto le loro prime apparizioni nel Campo del Gheto Novo: due, poi tre, quattro, cinque… Restavano per ore, passeggiando su e giù lungo i masegni, con la testa lì ma il cuore chissà dove, forse alla casa lontana, alla famiglia, alla morosa sperduta in un paesello di quattro anime. Allora li prendeva la nostalgia con la sua morsa ferrea e deliziosa, e loro – specialmente verso sera – estraevano furtivamente il telefonino e chiamavano mamma, papà, sorelle, cognati e soprattutto lei, la ragazza che li riportava al punto di partenza, all’origine del loro mondo, piccolo ma pieno di speranze sottintese. Continua a leggere

Annalisa Teodorani

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9788858854488_quarta
La bòba
ch’l’avnóiva da la piàza
la s’è instèca
pròima t’un pòz
pu t’un cantòun
pu tra l do pachi d’una pórta avérta.
Ma la bura
ch’la vén da la maròina
u i pis fis-cè
tra l frèdi ed i canzéll

Il frastuono / che arrivava dalla piazza / è rimbalzato prima in un pozzo / poi in un angolo / e poi tra le due ante di una porta aperta. / Alla brezza / che sale dal mare / piace sussurrare / tra le inferriate e i cancelli Continua a leggere

La ballata dei senzatetto – Monica manganelli

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Il mese di maggio del 2012 per noi emiliani rimarrà per sempre il mese del grande terremoto. La terra aveva già dato un primo segnale in gennaio ma fu in maggio che scatenò la sua forza e lo fece attraverso una sequenza di scosse violente, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, a partire dal 20 alle 4 del mattino.

 Il mio ricordo si limita alle ante dell’armadio che si aprirono all’improvviso, alle mura del palazzo che scricchiolarono, alle corse in strada in preda al terrore ma purtroppo furono gli abitanti della provincia di Modena a vivere tutta la drammaticità di quei giorni in prima persona; nella bassa modenese ci furono morti, feriti, e sfollati.

Il corto di Monica Manganelli “La ballata dei senzatetto” è ispirato alla storia di un bambino, figlio di un vigile del fuoco, che dopo il terremoto aveva paura a uscire di casa. Quel bimbo, Tommaso, è il protagonista del corto e assieme alla sua lumaca, simbolo della tenacia emiliana che avanza e non si arrende, compie un viaggio nell’Emilia terremotata, un set virtuale creato grazie alla documentazione fotografica raccolta: le chiese distrutte, la torre dell’Orologio, le case in macerie, il tutto sapientemente supportato dalla poetica surrealista della pittura e dalla colonna sonora dolcissima.

I personaggi sono stati interamente costruiti e animati in 3D in sette mesi di lavorazione. Tanti i simboli che Manganelli & Co hanno inserito come omaggio alla cultura e alla storia della regione, come mongolfiere che scoperchiano i tetti, ispirate dalla famosa manifestazione di Ferrara, territorio tra i più colpiti dal sisma; o le tonalità della terra emiliana, che richiamano le scene dei campi di grano e le rive del Po del ‘Novecento’ di Bernardo Bertolucci.

Monica Manganelli, dopo importanti esperienze con grandi produzioni estere, ha deciso di rientrare in Emilia Romagna.  Prodotto da Independent Revolution e da Emilia Romagna Film Commission,  il cortometraggio si è aggiudicato il Los Angeles Short Film Festival, ottenendo l’ufficialità per concorrere agli Oscar e ai Bafta and Canadian Screen Award. Tutto emiliano dunque, ‘made in Parma’, il gruppo che ha realizzato il corto vincitore, già presentato con successo in undici festival internazionali tra cui il Berlino Short, Cannes e Toronto. E’ di poche settimane il Premio speciale ai Nastri d’argento 2016 con la seguente motivazione:”Poesia e animazione per chiudere le ferite di un dramma come il terremoto in Emilia”

https://monicamanganelli.net/

https://ballatadeisenzatetto-film.net

 

 

 

 

Rosina Muzio Salvo

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Rosina Muzio Salvo nasce a Termini Imerese, un paese in provincia di Palermo, nel 1815, da Giuseppe Salvo di Pietraganzili un tenente colonnello e Giuseppa Sciarrina che muore quando l’autrice ha  dodici anni. Alla morte della madre Rosina viene affidata ai nonni e in seguito ad un istituto religioso dal quale usce dopo qualche anno. Avendo manifestato da sempre il desiderio di ricevere una formazione culturale il padre assume una nobildonna francese con la quale Rosina apprende il francese e l’inglese, lingue necessarie allo studio della letteratura europea. Rosina però non studia la metrica e i classici e pertanto la sua formazione è alquanto lacunosa.  Condivide con il fratello Rosario, di otto anni più giovane, idee liberali e l’impegno a favore della causa unitaria. Nel 1933 sposa un barone palermitano di otto anni più vecchio. Il marito, Gioacchino Muzio Ferrero, ex seminarista, è un uomo colto e possiede una vasta biblioteca alla quale Rosina si abbevera, soddisfacendo la sua sete di cultura. Il marito non l’incoraggia ma nemmeno la ostacola. Nonostante le sue quattro gravidanze e la prematura perdita di tre delle sue quattro figlie Rosina riesce a completare i suoi studi di metrica. Continua a leggere

Nicola Romano- Voragini ed appigli- Editrice Pungitopo


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Nicola Romano- Voragini ed appigli- Editrice Pungitopo

Quasi una sequenza epigrammatica questi brevi testi che compongono la plaquette Voragini ed appigli di Nicola Romano, tutti declinati in settenari, metro di rispettabile ascendenza se consideriamo che è stato usato non soltanto per testi di tradizione burlesca ma parimenti per componimenti come l’ode, la canzone, la ballata. Romano li adotta per sviluppare una tematica di carattere intimistico-riflessivo, quasi un colloquio con se stesso che gli consente di mettere a fuoco gli aspetti della realtà che lo circonda, tanto in ambito sociale quanto nella sfera del privato. “Ma quando torneremo/al centro delle cose/dentro quel solco antico/che luce diede al mondo?” Recita accorato nello spaesamento di un contesto di parole gridate e di discorsi confusi e fuorvianti. E nella dimensione macrostorica in cui è immerso il poeta si ritaglia la sua microstoria, camminando sulle parallele come saggio equilibrista. Una pensosità quieta e consapevole lo accompagna al centro di quell’età che non è più di facili incantamenti e non è ancora di resa senza resistenza: Continua a leggere

Poema da infancia distante. Anna Fresu traduce Noémia de Souse

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noémia de souse, via delle belle donne,

La densità della popolazione del Mozambico è di 27 abitanti per chilometro quadrato. In ogni suo dove c’è ancora spazio per resistere alle ondate di guerra che lo circondano, la povertà non è lontana, frutto di lunghe guerre prima per decolonizzarsi poi quella civile chiusasi agli inizi degli anni ’90. In mezzo, la letteratura mozambicana, che rispetto alle altre colonie portoghesi appare con un certo ritardo sulla scena letteraria. Scrive Cristina Brambilla su Letterature d’Africa che “la letteratura mozambicana compare solo nel secolo XX ad opera di “asimilados”, autori mulatti in genere, ma anche di razza nera, istruiti. Tuttavia, già nel suo sorgere, nella prima decade del secolo, questa letteratura si situa nel segno di una presa di coscienza della specificità mozambicana e, in molti casi, della situazione della popolazione nella societò coloniale. L’opera più importante è data dal contributo della poetessa mulatta Noémia de Souse, che dolorosamente canta l’anelito alla libertà e l’amore per la Madre Africa”. Continua a leggere

Francesco Gallina, poesia e altro.

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LA POESIA E’ DONNA

 

La poesia è donna

tutte le volte che dai luoghi comuni

è umiliata, vilipesa, stuprata.

 

La poesia è donna

tutte le volte che vien mutilata

dei suoi accenti, delle sue intime pause

quando un fiotto d’acido la sfigura

cavandole dal volto la rima più bella

o il sacro respiro delle cesure. Continua a leggere

Il delfino e l’ancora – Aldo Manuzio

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Dal 19 marzo al 19 giugno, nelle rinnovate Gallerie dell’Accademia a Venezia si può visitare una mostra molto interessante, non soltanto per i Veneziani ( in quanto Aldo Manuzio è un editore che ha praticato la sua attività nella Venezia del Rinascimento), ma per tutto il mondo, perchè con lui nasce l’editoria moderna, che in seguito si propagò da Venezia verso l’Italia, l’Europa e il mondo intero: una rivoluzione paragonabile soltanto a quella che attualmente si sta svolgendo  attraverso internet. Continua a leggere

Il bambino che scriveva sull’acqua

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'Shell' by Edouard Boubat

‘Shell’ by Edouard Boubat

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Era il tempo in cui le stelle e le maree si alzavano all’unisono, le conchiglie bianche scavavano solchi morbidi nella sabbia e le poche case del villaggio a ridosso del nero monte Urunga sfilavano davanti agli occhi, ferme nella loro povera forma e sostanza. I cieli aperti di blu cobalto e striati da sfilacci di nubi inconsistenti scivolavano verso l’orizzonte. Continua a leggere

LE COLLINE SEMBRAVANO

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Le colline sembravano ineluttabilmente velate
– da uno strato di sabbia-
in un ulteriore dimensione incontrollabile…

Col primo sole
(che suscita ombre azzurre come vene)
pareva esserci
un dilagamento nuovo:
viaggiatori di quei deserti immobilizzati
scoprivano- allora-realtà terribilmente materiali Continua a leggere

Detriti – un racconto di Marco Freccero

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Avevo sette, forse otto anni, quando mi assalì per la prima volta la paura della morte; fu anche l’ultima, almeno sino a ora.
Ero nel terreno di un mio zio, dalle parti di Stella. Avevo adagiato la mia bicicletta, una Ondina azzurra, contro la riva di un campo. Non ricordo i dettagli; scivolai in avanti, e colpii col collo l’estremità della manopola di plastica del manubrio. Mi alzai barcollando, senza fiato. A un centinaio di metri c’era mia sorella, impegnata a fare non so cosa, accanto a una catasta di pali. Provai a chiamarla, agitai le braccia, ma non respiravo più, e lei mi dava le spalle. Ero certo che sarei morto soffocato, invece riprese a respirare. L’esofago, che si era chiuso a causa del colpo, tornò a dilatarsi, e io vissi.
Accadde in un giorno d’estate di venticinque anni fa, e non ne ho mai parlato con nessuno. Però ci ripenso ogni volta che mi tocca andare a un funerale. Continua a leggere

Canto della pianura – Kent Haruf

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Canto della Pianura è ambientato a Holt, una cittadina del Colorado, lì dove il Grande Nulla Americano del Midwest confina con gli stati occidentali. «A Holt c’era quest’uomo, Tom Guthrie, se ne stava in piedi alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori»: ecco l’incipit del libro, ed ecco il suo protagonista, insegnante di Storia al liceo. La moglie di Tom, Ella, non ama più il marito: soffre di depressione, e ha deciso di dire addio al mondo che la circonda chiudendosi nella stanza degli ospiti. Prima di ritrovarsi al punto in cui sono, però, i Guthrie hanno messo al mondo due figli, Ike e Bobby, che ora hanno nove e dieci anni ed essendo assai precoci soffrono non poco per via delle condizioni in cui versa la madre. Forse anche per questo si comportano l’uno con l’altro come farebbe una coppia di gemelli, e si guadagnano qualche dollaro consegnando porta a porta il Denver News a bordo delle rispettive biciclette. Holt è così piccola che finiscono il loro giro in appena un’ora.   Continua a leggere

Poesia e traduzione bando MCP 2016


Poesia e traduzione bando MCP 2016 http://vivianascarinci.com/2016/04/05/poesia-e-traduzione-bando-mcp-2016/#respond

L’Associazione Culturale Libellula indice la seconda edizione del Premio Letterario Nazionale Morlupo Città della Poesia 2016

Con il Patrocinio e il contributo del Comune di Morlupo e di Strade – Sindacato Traduttori Editoriali e la partecipazione dell’Istituto Comprensivo “G. Falcone e P. Borsellino” di Morlupo e del Dipartimento Salute Mentale della ASL RM4

Non è prevista tassa di iscrizione Continua a leggere

Il vestitino bizantino – 2016 Marina Pizzi


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Marina Pizzi

Il vestitino bizantino
2016-

A un cuore in pezzi
Nessuno s’avvicini
Senza l’alto privilegio
Di avere sofferto altrettanto.
Emily Dickinson

1.
Uccidi di me l’occaso
La tragedia minuta di essere
Serva scolara logora
Sopra la gabbia che mi pulsa.
Gelateria del Corso non fu l’infanzia
Adulta dozzinale campare le esequie
Di dì a dì. Patria confiscata la mia tasca
Scaturita da elemosine angolari.
Mi amò un ragazzo giovane giovane
Valse per me un circuito di nulla
Ma da vecchia mi rovina vecchia.
Oggi il tempo vacuo che mi sperpera
Perpetua le rovine d’attesa
Le sabbie mobili che per collare mi stanno.
Regia d’inverno ormai la girandola
Questo pallore d’ergastolo nel sanatorio
Postremo enigma il saluto d’àncora. Continua a leggere