Nei miei giochi di fantasia – di Paolo Perlini

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«“Ricordati che Beethoven è stato il primo ad assegnare una funzione al silenzio”.
Il Silenzio. Scoprii quel giorno quanto fosse bello.»

Michele e Daniele sono due compagni di scuola, il primo studia pianoforte, il secondo ha dei problemi espressivi e un unico pensiero fisso: Loredana. Per conquistarla elabora piani sempre più complicati e alla fine decide di imparare a suonare la chitarra e fondare una band, perché, secondo i suoi calcoli, questo è il modo giusto per fare colpo su di lei. In questo singolare progetto coinvolge Michele che dapprima segue con aria di sufficienza l’impegno dell’amico, ma poi deve ricredersi e stupirsi per i suoi progressi. Il piano di Daniele va a buon fine, ma aver conosciuto le sette note gli cambierà la vita. Continua a leggere

Di neve e sogni. Le poesie di Elina Miticocchio

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(c) Suzy Scarborugu

(c) Suzy Scarborugu

Se c’è mai un’evocazione verso la natura e il suo tempo umano essa è leggera come la neve e i sogni. La “via regia” di Elina Miticocchio è fatta di battiti lenti e sussurrati come ninne nanne in un elegante scrittura cucita di amore materno e avvolgente. I silenzi che nascono dai sorrisi, il viaggio della vita che impari in cerchio, in paesaggi dove le stagioni nascono e finiscono come ombre sulla finestra, le “presenze” della natura come compagni di viaggio e di vita. La traduzione dei sentimenti è tradotta dall’affetto nelle direzioni delle poesie dell’autrice, pugliese, classe 1967, che negli ultimi due anni ha pubblicato i suoi primi libri di poesia, dopo la lunga esperienza di scrittura sul suo blog Imma(r)rgine e su Carte Sensibili. Ne pubblichiamo cinque poesie e due inediti. Buona lettura.

Il mondo si ferma certi mattini

riesci a riconoscere il cristallo
ritrovi i tuoi occhi di neve
e sogni, fai sogni

sogni di bambini ti raggiungono
gemme del tuo albero
amore che percorre le dita

ti fa scrivere del vento
del viaggio che impari
camminando in cerchio

la stanza si fa cielo
e arca per raccoglierti Continua a leggere

Mariolina La Monica, Vagheggiando Itala, book La Recherche


Mariolina La Monica, Vagheggiando Itala, book La Recherche

Un’ altra opera di Mariolina, fresca di stampa, alta, con linguaggio d’aedo di terzo millennio, dove gli eventi sono solo nefandezze, dove l’onore non è più noto, dove l’amore è un luccichio nell’ombra, dove la fede è un grazia prostrata e non brilla come sole allo zenit.
Mariolina La Monica sta attraversando un periodo mesto della sua vita e la scrittura è un buon farmaco, non è “la medicina che cura”, è il sollievo oltre la coltre nebbiosa perché le parole spargono tepore e il tepore è luce. E la luce , i fotoni, sono materia.
L?Itaca vagheggiata da Mariolina è il topòs di chi va sballottato dalle onde e ha perso meta e rotta. Eppure nella pochezza del presente giacciono perle preziose, ricordi e brividi, emozioni che riaffiorano come reperti di un naufragio, reperti a cui aggrapparsi perché significativi di vita, perché frammenti di chi si è stati e non dimentichi. Credo che questo frammento di poesia dica bene cosa intenda a questo proposito la poetessa:
“ E nel fioco, fascinoso scorrere dell’alba
– intanto che i tuoi mille, taciturni discorsi
fluiscono in cielo, sull’acqua e tutt’attorno –
senti l’eco di un palpito d’amore
che scivola tenero sull’ispido cammino del giorno
a smagliare più in là le tue pene
a riportarti a vivere
a rammentarti quel che eri e sei
perchè il buio… tuo
dilegui
E’ spontaneo apprezzare come le sue parole abbiano un ritmo interno molto armonizzato, il suo linguaggio è raffinato, qualcuno potrebbe dire che è ricercato, in effetti il linguaggio della poetessa è alto sulla corda del ritmo e della sintassi, direi pre-montaliano , è pronto per essere recitato ma cela un’animula tremula dentro le grosse nuvole.
Il libro ne dà prova e riprova, Mariolina non censisce il mondo attorno alle sue disgrazie, coglie i fatti lieti con i misfatti, conosce la vita, le sue brutture e la sua meraviglia.
E’ poesie che parla di sé , donna in un tempo e in un luogo , e del tempo e del luogo e del destino che si cela nel tempo.

Sfronda il tuo essere il tempo
e piano
annotta sui giorni di letizia.
Flette il paesaggio
sulle corse,
le urgenze,
i mali quotidiani
che confondono la fatica con l’ardore
che segna e t’attorciglia al detto,
al fatto,
al posseduto e non,
tracciando i contorni del vivere
nell’ultimo vivere–morendo.

Ma tu, cuore
non angustiarti se le rose sfioriscono all’arsura.
…………………………………..

Sono versi belli, trasparenti e puri, intrisi di una sofferenza che non addita ; la poetessa sa che molto all’interno del tempo è ciclico; ciò che ora è in fulgore troveremo rinsecchito , che la notte segue il giorno, che la fine si raggiunge procedendo nel tempo.
Ed ecco un ritratto del presente:
“Un po’ più in là
dalle fumose nebbie del presente
certo riacciufferò un non sconfitto spirito guerriero
che dissente e lega alle alate pellicole delle attese
i fiori ancora in boccio del domani
ma oggi..
.. oggi, dilaga l’onda sulla riva aperta!”

L’innesto di tematiche e prosodie contemporanee non nascondono la cultura classica che chiede spazio e si appropria del canto.
Il libro termina con il protagonista Ulisse ormai stanco di ricucire vele e mete, mentre Itaca resta lontana.

Narda Fattori

“Or-dite!” – Una recensione di Lucianna Argentino

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orditeL’Associazione culturale Exosphere, lo scorso novembre, ha dato alle stampe un piccolo volume curato da Serena Piccoli che raccoglie scritti sul tema della violenza contro le donne, un tema, purtroppo, sempre attuale. Il libro si intitola “Or- dite!” nella cui composizione grafica ho letto un doppio invito, in primis quello di non tacere e poi quello di fare, di ordire una trama di consapevolezza, di conoscenza e di rispetto che sono le componenti fondamentali per cercare di arginare un fenomeno così diffuso e devastante. E lo dice bene Serena Piccoli nella nota introduttiva: Abbiamo il dovere di rendere la violenza sulle donne sempre meno accettabile. Quindi: Or-dite, artiste e artisti! Coi nostri talenti mostriamone le molte sfaccettature: dolore ma anche rinascita, crollo e poi rivincita. Donne e uomini d’arte hanno aderito con generosità ed entusiasmo alla pubblicazione di questa raccolta con altrettante facce (e non minacce) dei loro contributi di poesia, teatro, fotografia, narrativa. Continua a leggere

“Campo del Ghetto Nuovo” di Marino Orsoni

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campo del ghetto

Nel 2016 il Ghetto di Venezia compie 500 anni. Una buona occasione per postare questo racconto di Marino Orsoni, scritto nel 2008; per questo motivo appaiono nella narrazione alcune circostanze ormai datate. Naturalmente speriamo che l’incubo prefigurato non si avveri.

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10 dicembre, lunedì. Erano le nove e quaranta, l’ora di Luigina Penso vedova Tramontin. Puntualissima usciva dal portone della sua casa sul rio di Cannaregio, e se lo chiudeva alle spalle con cura. In fondamenta, quasi di fronte a lei, stava aprendo la solita bancarella di oggetti vari: casalinghi, plastica, fiori… Un mazzetto di margherite, così finte da sembrare false, attrasse il suo sguardo e le fece ricordare l’imminente visita ai finanzieri, le guardie che stazionavano giorno e notte nel ghetto, per dissuadere Bin Laden dal venire fin qui per fare il suo attentato più spettacolare e clamoroso. Venezia, si sa, è il miglior palcoscenico del mondo…
Dal giorno in cui un cervello da novanta si era accorto che la zona frequentata dagli ebrei poteva essere un obiettivo sensibile ottimale, i “ragazzi” in grigioverde avevano fatto le loro prime apparizioni nel Campo del Gheto Novo: due, poi tre, quattro, cinque… Restavano per ore, passeggiando su e giù lungo i masegni, con la testa lì ma il cuore chissà dove, forse alla casa lontana, alla famiglia, alla morosa sperduta in un paesello di quattro anime. Allora li prendeva la nostalgia con la sua morsa ferrea e deliziosa, e loro – specialmente verso sera – estraevano furtivamente il telefonino e chiamavano mamma, papà, sorelle, cognati e soprattutto lei, la ragazza che li riportava al punto di partenza, all’origine del loro mondo, piccolo ma pieno di speranze sottintese. Continua a leggere

Annalisa Teodorani

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La bòba
ch’l’avnóiva da la piàza
la s’è instèca
pròima t’un pòz
pu t’un cantòun
pu tra l do pachi d’una pórta avérta.
Ma la bura
ch’la vén da la maròina
u i pis fis-cè
tra l frèdi ed i canzéll

Il frastuono / che arrivava dalla piazza / è rimbalzato prima in un pozzo / poi in un angolo / e poi tra le due ante di una porta aperta. / Alla brezza / che sale dal mare / piace sussurrare / tra le inferriate e i cancelli Continua a leggere

La ballata dei senzatetto – Monica manganelli

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Il mese di maggio del 2012 per noi emiliani rimarrà per sempre il mese del grande terremoto. La terra aveva già dato un primo segnale in gennaio ma fu in maggio che scatenò la sua forza e lo fece attraverso una sequenza di scosse violente, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, a partire dal 20 alle 4 del mattino.

 Il mio ricordo si limita alle ante dell’armadio che si aprirono all’improvviso, alle mura del palazzo che scricchiolarono, alle corse in strada in preda al terrore ma purtroppo furono gli abitanti della provincia di Modena a vivere tutta la drammaticità di quei giorni in prima persona; nella bassa modenese ci furono morti, feriti, e sfollati.

Il corto di Monica Manganelli “La ballata dei senzatetto” è ispirato alla storia di un bambino, figlio di un vigile del fuoco, che dopo il terremoto aveva paura a uscire di casa. Quel bimbo, Tommaso, è il protagonista del corto e assieme alla sua lumaca, simbolo della tenacia emiliana che avanza e non si arrende, compie un viaggio nell’Emilia terremotata, un set virtuale creato grazie alla documentazione fotografica raccolta: le chiese distrutte, la torre dell’Orologio, le case in macerie, il tutto sapientemente supportato dalla poetica surrealista della pittura e dalla colonna sonora dolcissima.

I personaggi sono stati interamente costruiti e animati in 3D in sette mesi di lavorazione. Tanti i simboli che Manganelli & Co hanno inserito come omaggio alla cultura e alla storia della regione, come mongolfiere che scoperchiano i tetti, ispirate dalla famosa manifestazione di Ferrara, territorio tra i più colpiti dal sisma; o le tonalità della terra emiliana, che richiamano le scene dei campi di grano e le rive del Po del ‘Novecento’ di Bernardo Bertolucci.

Monica Manganelli, dopo importanti esperienze con grandi produzioni estere, ha deciso di rientrare in Emilia Romagna.  Prodotto da Independent Revolution e da Emilia Romagna Film Commission,  il cortometraggio si è aggiudicato il Los Angeles Short Film Festival, ottenendo l’ufficialità per concorrere agli Oscar e ai Bafta and Canadian Screen Award. Tutto emiliano dunque, ‘made in Parma’, il gruppo che ha realizzato il corto vincitore, già presentato con successo in undici festival internazionali tra cui il Berlino Short, Cannes e Toronto. E’ di poche settimane il Premio speciale ai Nastri d’argento 2016 con la seguente motivazione:”Poesia e animazione per chiudere le ferite di un dramma come il terremoto in Emilia”

https://monicamanganelli.net/

https://ballatadeisenzatetto-film.net

 

 

 

 

Rosina Muzio Salvo

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Rosina Muzio Salvo nasce a Termini Imerese, un paese in provincia di Palermo, nel 1815, da Giuseppe Salvo di Pietraganzili un tenente colonnello e Giuseppa Sciarrina che muore quando l’autrice ha  dodici anni. Alla morte della madre Rosina viene affidata ai nonni e in seguito ad un istituto religioso dal quale usce dopo qualche anno. Avendo manifestato da sempre il desiderio di ricevere una formazione culturale il padre assume una nobildonna francese con la quale Rosina apprende il francese e l’inglese, lingue necessarie allo studio della letteratura europea. Rosina però non studia la metrica e i classici e pertanto la sua formazione è alquanto lacunosa.  Condivide con il fratello Rosario, di otto anni più giovane, idee liberali e l’impegno a favore della causa unitaria. Nel 1933 sposa un barone palermitano di otto anni più vecchio. Il marito, Gioacchino Muzio Ferrero, ex seminarista, è un uomo colto e possiede una vasta biblioteca alla quale Rosina si abbevera, soddisfacendo la sua sete di cultura. Il marito non l’incoraggia ma nemmeno la ostacola. Nonostante le sue quattro gravidanze e la prematura perdita di tre delle sue quattro figlie Rosina riesce a completare i suoi studi di metrica. Continua a leggere

Nicola Romano- Voragini ed appigli- Editrice Pungitopo


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Nicola Romano- Voragini ed appigli- Editrice Pungitopo

Quasi una sequenza epigrammatica questi brevi testi che compongono la plaquette Voragini ed appigli di Nicola Romano, tutti declinati in settenari, metro di rispettabile ascendenza se consideriamo che è stato usato non soltanto per testi di tradizione burlesca ma parimenti per componimenti come l’ode, la canzone, la ballata. Romano li adotta per sviluppare una tematica di carattere intimistico-riflessivo, quasi un colloquio con se stesso che gli consente di mettere a fuoco gli aspetti della realtà che lo circonda, tanto in ambito sociale quanto nella sfera del privato. “Ma quando torneremo/al centro delle cose/dentro quel solco antico/che luce diede al mondo?” Recita accorato nello spaesamento di un contesto di parole gridate e di discorsi confusi e fuorvianti. E nella dimensione macrostorica in cui è immerso il poeta si ritaglia la sua microstoria, camminando sulle parallele come saggio equilibrista. Una pensosità quieta e consapevole lo accompagna al centro di quell’età che non è più di facili incantamenti e non è ancora di resa senza resistenza: Continua a leggere

Poema da infancia distante. Anna Fresu traduce Noémia de Souse

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noémia de souse, via delle belle donne,

La densità della popolazione del Mozambico è di 27 abitanti per chilometro quadrato. In ogni suo dove c’è ancora spazio per resistere alle ondate di guerra che lo circondano, la povertà non è lontana, frutto di lunghe guerre prima per decolonizzarsi poi quella civile chiusasi agli inizi degli anni ’90. In mezzo, la letteratura mozambicana, che rispetto alle altre colonie portoghesi appare con un certo ritardo sulla scena letteraria. Scrive Cristina Brambilla su Letterature d’Africa che “la letteratura mozambicana compare solo nel secolo XX ad opera di “asimilados”, autori mulatti in genere, ma anche di razza nera, istruiti. Tuttavia, già nel suo sorgere, nella prima decade del secolo, questa letteratura si situa nel segno di una presa di coscienza della specificità mozambicana e, in molti casi, della situazione della popolazione nella societò coloniale. L’opera più importante è data dal contributo della poetessa mulatta Noémia de Souse, che dolorosamente canta l’anelito alla libertà e l’amore per la Madre Africa”. Continua a leggere

Francesco Gallina, poesia e altro.

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LA POESIA E’ DONNA

 

La poesia è donna

tutte le volte che dai luoghi comuni

è umiliata, vilipesa, stuprata.

 

La poesia è donna

tutte le volte che vien mutilata

dei suoi accenti, delle sue intime pause

quando un fiotto d’acido la sfigura

cavandole dal volto la rima più bella

o il sacro respiro delle cesure. Continua a leggere

Il delfino e l’ancora – Aldo Manuzio

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Dal 19 marzo al 19 giugno, nelle rinnovate Gallerie dell’Accademia a Venezia si può visitare una mostra molto interessante, non soltanto per i Veneziani ( in quanto Aldo Manuzio è un editore che ha praticato la sua attività nella Venezia del Rinascimento), ma per tutto il mondo, perchè con lui nasce l’editoria moderna, che in seguito si propagò da Venezia verso l’Italia, l’Europa e il mondo intero: una rivoluzione paragonabile soltanto a quella che attualmente si sta svolgendo  attraverso internet. Continua a leggere

Il bambino che scriveva sull’acqua

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'Shell' by Edouard Boubat

‘Shell’ by Edouard Boubat

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Era il tempo in cui le stelle e le maree si alzavano all’unisono, le conchiglie bianche scavavano solchi morbidi nella sabbia e le poche case del villaggio a ridosso del nero monte Urunga sfilavano davanti agli occhi, ferme nella loro povera forma e sostanza. I cieli aperti di blu cobalto e striati da sfilacci di nubi inconsistenti scivolavano verso l’orizzonte. Continua a leggere

LE COLLINE SEMBRAVANO

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Le colline sembravano ineluttabilmente velate
– da uno strato di sabbia-
in un ulteriore dimensione incontrollabile…

Col primo sole
(che suscita ombre azzurre come vene)
pareva esserci
un dilagamento nuovo:
viaggiatori di quei deserti immobilizzati
scoprivano- allora-realtà terribilmente materiali Continua a leggere

Detriti – un racconto di Marco Freccero

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Avevo sette, forse otto anni, quando mi assalì per la prima volta la paura della morte; fu anche l’ultima, almeno sino a ora.
Ero nel terreno di un mio zio, dalle parti di Stella. Avevo adagiato la mia bicicletta, una Ondina azzurra, contro la riva di un campo. Non ricordo i dettagli; scivolai in avanti, e colpii col collo l’estremità della manopola di plastica del manubrio. Mi alzai barcollando, senza fiato. A un centinaio di metri c’era mia sorella, impegnata a fare non so cosa, accanto a una catasta di pali. Provai a chiamarla, agitai le braccia, ma non respiravo più, e lei mi dava le spalle. Ero certo che sarei morto soffocato, invece riprese a respirare. L’esofago, che si era chiuso a causa del colpo, tornò a dilatarsi, e io vissi.
Accadde in un giorno d’estate di venticinque anni fa, e non ne ho mai parlato con nessuno. Però ci ripenso ogni volta che mi tocca andare a un funerale. Continua a leggere

Canto della pianura – Kent Haruf

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Canto della Pianura è ambientato a Holt, una cittadina del Colorado, lì dove il Grande Nulla Americano del Midwest confina con gli stati occidentali. «A Holt c’era quest’uomo, Tom Guthrie, se ne stava in piedi alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori»: ecco l’incipit del libro, ed ecco il suo protagonista, insegnante di Storia al liceo. La moglie di Tom, Ella, non ama più il marito: soffre di depressione, e ha deciso di dire addio al mondo che la circonda chiudendosi nella stanza degli ospiti. Prima di ritrovarsi al punto in cui sono, però, i Guthrie hanno messo al mondo due figli, Ike e Bobby, che ora hanno nove e dieci anni ed essendo assai precoci soffrono non poco per via delle condizioni in cui versa la madre. Forse anche per questo si comportano l’uno con l’altro come farebbe una coppia di gemelli, e si guadagnano qualche dollaro consegnando porta a porta il Denver News a bordo delle rispettive biciclette. Holt è così piccola che finiscono il loro giro in appena un’ora.   Continua a leggere

Poesia e traduzione bando MCP 2016


Poesia e traduzione bando MCP 2016 http://vivianascarinci.com/2016/04/05/poesia-e-traduzione-bando-mcp-2016/#respond

L’Associazione Culturale Libellula indice la seconda edizione del Premio Letterario Nazionale Morlupo Città della Poesia 2016

Con il Patrocinio e il contributo del Comune di Morlupo e di Strade – Sindacato Traduttori Editoriali e la partecipazione dell’Istituto Comprensivo “G. Falcone e P. Borsellino” di Morlupo e del Dipartimento Salute Mentale della ASL RM4

Non è prevista tassa di iscrizione Continua a leggere

Il vestitino bizantino – 2016 Marina Pizzi


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Marina Pizzi

Il vestitino bizantino
2016-

A un cuore in pezzi
Nessuno s’avvicini
Senza l’alto privilegio
Di avere sofferto altrettanto.
Emily Dickinson

1.
Uccidi di me l’occaso
La tragedia minuta di essere
Serva scolara logora
Sopra la gabbia che mi pulsa.
Gelateria del Corso non fu l’infanzia
Adulta dozzinale campare le esequie
Di dì a dì. Patria confiscata la mia tasca
Scaturita da elemosine angolari.
Mi amò un ragazzo giovane giovane
Valse per me un circuito di nulla
Ma da vecchia mi rovina vecchia.
Oggi il tempo vacuo che mi sperpera
Perpetua le rovine d’attesa
Le sabbie mobili che per collare mi stanno.
Regia d’inverno ormai la girandola
Questo pallore d’ergastolo nel sanatorio
Postremo enigma il saluto d’àncora. Continua a leggere

Viadellebelledonne sospende la sospensione delle pubblicazioni


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Once upon a time o meglio c’era una volta una lumaca che si chiamava Lumaca e viveva in un paese che si chiamava Paese del Dente di Leone, insieme ad altre lumache che si chiamavano Lumache anch’esse. In questo paese tutte le lumachine, lente, appunto, come si conviene a delle vere lumache, conducevano senza alcuna identità una vita lenta e abitudinaria. Un giorno la lumachina comincia a porsi delle domande alquanto scomode, vuole sapere perché le lumache sono tutte così lente, perché si chiamano tutte lumache e a cosa serve la lentezza. Così si avventura fuori dal tranquillo prato e comincia un viaggio. Durante il viaggio fa la conoscenza della saggezza, rappresentata da un saggio gufo e della memoria, rappresentata da una vecchia tartaruga. La lumachina affronterà innumerevoli pericoli, conoscerà gli uomini che non camminano con le loro gambe ma si avvalgono per gli spostamenti di velocissimi mezzi che hanno ruote e fanali e che corrono su strade asfaltate che possono distruggere il pacifico Paese del Dente di Leone. La lumachina, così, torna sui suoi passi, capisce l’importanza della lentezza, salva le proprie compagne dai pericoli della tecnologia e si guadagna il desiderato nome di Ribelle. Arrivando alla conclusione che la lentezza fine a se stessa e l’abitudine non bastano a raggiungere la felicità, anzi al contrario, occorre che ciascuno di noi si realizzi in modo concreto immergendosi criticamente e attivamente nella realtà che ci circonda, anche a costo di pericoli e sacrifici. Per cui occorre essere curiosi, saggi, e senza mai dimenticare il passato. Questa è più o meno la trama della Favola di Luis Sepulveda “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” edito da Guanda un paio di anni fa.
Così ha dichiarato lo stesso Sepulveda “Io difendo il ritmo umano: il tempo preciso, né più né meno, che serve per fare le cose per bene. Per pensare, per riflettere, per non dimenticare chi siamo.” Per chi vuole approfondire il tema della lentezza:
– “Elogio della lentezza” di Lamberto Maffei edito da il Mulino dove si esorta l’uomo a condurre una vita non di corsa ma a soffermarci sulle piccole cose e dedicarci al pensiero lento e razionale che aumenta la creatività e l’immaginazione.
“In un mondo che corre vorticosamente, con logiche spesso incomprensibili, il problema della lentezza si affaccia alla mente con prepotenza come una meta del pensiero” dalla copertina;
– La lentezza di Milan Kundera edito da Adelphi

Ci siamo riposate abbastanza, sospendiamo la sospensione delle pubblicazioni e riprendiamo a pubblicare senza affanno e con i nostri tempi, speriamo tempi lenti.

viadellebelledonne sospende le pubblicazioni


viadellebelledonne sospende le pubblicazioni.

grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno sostenuto

grazie a chi ha collaborato

grazie a chi ci ha seguito

grazie a chi ha commentato

grazie a tutti

da parte della redazione presente, passata e non futura

e di antonella pizzo, storica fondatrice del blog

“IL MIELE AMARO”

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Nell’universo poetico di Anna Maria Bonfiglio non c’è raccolta di versi più intima, più intensamente dono d’anima di questa ultima titolata “Il miele amaro”. Quel flusso temporale che Bufalino chiamò “la maledizione di Eraclito”, lo scandaglio interiore che s’inabissa entro l’ipogeo più intimo e oscuro del sé, sono i cardini del dettato. E’ tutto qui. Ma è qui che l’infinità temporale di un vissuto, di un Esserci, si sdipana in versi fortemente connotativi; talvolta teneramente malinconici o dolorosamente drammatici, qualche volta rarefatti o ossimoricamente densi, ma sempre pregnanti, sempre pienamente riflessivi. Nei versi della poesia che dà titolo al volume, “Il miele amaro”, è il giorno a “portare il sapore” del tempo transeunte; in “Di tanto vivere” è del vissuto l’identico gesto del “portare” alle labbra il miele amaro, Continua a leggere

Curve di livello – Annamaria Ferramosca

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CurvedilivellodiAnnamariaFerramoscaAnnamaria Ferramosca

Curve di livello

eBook n. 156

Pubblicato da LaRecherche.it

Scaricabile gratuitamente al link:

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=159

Già pubblicato in Marsilio Elleffe Lingue di poesia, Collana diretta da Cesare Ruffato, Marsilio Editori www.marsilioeditori.it

 

 §

La curva di livello o altrimenti denominata isoipsa (dal greco isos=uguale e hypsos=alto),  in geografia,  con particolare riguardo alla cartografia, è quella curva che unisce punti con uguale quota, ovvero uguale distanza verticale dal piano di riferimento al quale è stato attribuito quota zero (generalmente il livello medio del mare). La quota zero di riferimento a cui attinge Annamaria Ferramosca nel suo libro,  recentemente ripubblicato in e-book e scaricabile gratuitamente dal sito La Recherche, è la Terra pervasa sia da un’onda fisica ( il mare) che spazio-temporale che avvolge tutte le cose e gli esseri viventi. Su vari livelli di percezione, essa li pone idealmente in condizione di ricongiungersi le une agli altri attraversando buchi neri e spazi infiniti per giungere di nuovo, per la prima volta o in contemporanea all’aria respirata, in quei luoghi, esistenze, esperienze che in qualche misterioso modo accomunano tutti gli Uomini. Un viaggio metafisico, in cui oggetti e persone poste al di fuori del loro ambiente consueto acquistano un nuovo suggestivo significato alla luce di una miracolosa rinascita, ma anche  faticosamente reale (Italia, Africa,Creta,Cnosso, Irlanda, Marrakesh etc.) e condito di profumi, delimitazioni territoriali ben distinte e tattili memorie a calcificare il presente e la Natura:

E strana pure questa voglia di datteri/ oltre il sapore, smania/ che l’oro bruno penetri la pelle

E ancora:

 

(s’addensa ovunque il sudore

impastato nel fango, edificato nelle case)

Così da sempre la terra si fa umana

 

nell’ipotesi certa della Morte:

 

Il giardino ha pini d’aleppo e olivi

per ospitare chi non sa della morte:

insetti e uccelli, volpi notturne

a volte – immobili –

guardano anch’esse il mare

come per un abbaglio misterioso

Come dire che non solo qualunque cosa e persona può arrivare a toccare gli stessi punti partendo da un piano di riferimento comune, ma può altresì scambiare le rispettive posizioni e sperimentare altro da uno stesso apparente, identico punto.

 il mio sangue è incontro d’onde

paziente e antico

(continua a mescolare

questo inascoltato mare)

Non si dimentica mai l’origine pur approdando a diverse mete e panorami, preparando così nuovi assalti alla realtà, intessendo nuove storie di vita e nuovi ricordi.

La casa ha finestre sul mare

per ricordare l’origine

il vortice la calma le vele millenarie

ritorni che volgono in commiati

odissee per altri oceani 

E’ scandito dal suono di una lingua morbida ed elegante il movimento del mondo, trascendente la barriera fisica per accostarsi all’incorporeo da cui migra e torna circolarmente, dando vita a mondi ulteriori; osservato attraverso occhi sempre diversi e sempre uguali esso sfila tra eventi naturali e guerre, case conosciute e sconosciute, rocce divelte di segni, corrose di linfa e voce, mari e monti lontani o vicini fra loro, mescolati in un susseguirsi di odi al femminile (dalla donna comune ad Eva nell’Eden, alla giovane martire uccisa e violentata), di rimandi alla poetica di Saffo,Leopardi, Sandro Penna. Una raccolta questa, di infinite variabili e approdi. Un canto cosmico, universale, di pregevole bellezza.

Federica Galetto

 §

 

Curve di livello

Sebbene la mia carta sia disposta

col margine superiore volto a nord

non ritrovo né oriente né occidente

La carta sembra ormai dis-orientata

 

Nulla, della fissità cartografica, tranne

un’attitudine incerta, tremula

resistenza alla deriva

Ondeggiano le isoipse – eppure sono sobria –

scosse, come su di una faglia in atto

si slacciano i punti dalle linee

non più obbedienti all’ordine

– tutti in riga, allo stesso livello sul mare –

 

Una nuova linea si ricompone, lucida

s’allunga, veloce

saetta sulla carta, la perfora

transfuga scia di luce vola

sul nostro cerchio, lieve

ci tocca in fronte, in petto

 

Allineati, ci stringiamo le mani

bruciamo di limpida invasione

Fugge, caricata di luce, pellegrina

dei continenti. Si ricercano

punti – allo stesso – livello – d’amore

 

Ancora siano i segni

Ancora siano i segni sulle rocce

a dischiudere il tempo

profili di guerrieri e bisonti

in corsa, sotto un piccolo sole

in forma di stella

 

ansanti

per chilometri brillanti di pioggia

profili di automobilisti e tir

sommersi da onde radio

 

vibra

un dolmen poco lontano

con forza immobile

convoca mani e rami

Tre pietre

– minima famiglia sfuggita al diluvio –

in silenzio guardarle nella notte

accostando l’orecchio al tronco dell’ulivo

sentirsi roccia linfa voce

arca approdata e fusa in terra

 

Ancora siano i segni sulle pagine

a traghettare il tempo: lontanissimi

lembi di cielo pulsanti sulle onde

inondano lo schermo, si raggiungono

Dammi parole dunque, e segni

piangi sulla mia spalla, o canta

offrimi le scene della gioia

incontrami

 

prima che si diradi la foresta

prima che accada il nero errore

prima dell’ultima risata

(la ruota della terra

è il suo continuo ridere, convulso)

 

Anna Maria Ferramosca

 

“Lettera per Narda” di Lucetta Frisa e Marco Ercolani

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narda fiori mauro borgottiMauro Borgotti

  Non è solo per il grande affetto e la grande simpatia che nutriamo per te dal momento che ti abbiamo conosciuta, anni fa e per una volta sola, ma anche e soprattutto per la stima profonda verso la tua opera, che ti scriviamo insieme questa breve lettera, cara Narda. Il tuo libro Cambiare di stato, morire di natura, indubbiamente scritto tutto d’un fiato – almeno così sembra a noi e così pensiamo fossero le tue intenzioni, qui perfettamente realizzate – è un piccolo “capolavoro emotivo”, ma l’emozionalità che provoca è fiera, orgogliosa, mai si lascia andare a un facile sentimentalismo. Per noi questo è molto importante, saper comunicare emozioni – compito della vera poesia – ma farlo senza emozionarsi, senza piangersi addosso. Continua a leggere

L’ intervista impossibile a Paolina Bonaparte

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paolina1

Portoferraio, Isola d’Elba, ottobre 1814

 

     E’ una giornata mite, di quelle in cui sembra che la natura stenti a prendere definitivo commiato dall’estate indugiando in un languore morbido nei toni e nei colori, lontano dalle intemperanze dei mesi trascorsi.

Il sole è piacevolmente caldo, il cielo velato da nubi bianche sfilacciate, vuoto di voli e di schiamazzi.. Sotto di noi, oltre il muro di cinta del giardino, protezione dal dirupo scosceso che precipita, irto di fichi d’India e di rovi, verso il mare, s’apre la vastità del Canale di Piombino, d’un celeste tenue, quest’oggi, e solcato da vascelli con le vele dispiegate alla brezza del maestrale, mentre la costa toscana disegna all’orizzonte una fuga di colli e promontori che sembrano azzurrognoli per la lontananza.

Lo sguardo spazia intorno, grato di tanta bellezza, e si sofferma, a destra, sul faro di Forte Stella, imponente e magnifico nella sua pietra rosata, inseguendo poi il profilo delle colline che si rincorrono fino a Capo Vite, prima d’arrendersi all’abbraccio dell’acqua; a sinistra, invece, sale verso Forte Falcone, individuando in lontananza il promontorio dell’Enfola e, alle sue spalle, i superbi rilievi del Marcianese. Continua a leggere

Ivana Orlando. Poesie

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Orlando Ivana

L’odore del mio sangue

Muta acuità
padrona impudente
d’ogni risposta senza domanda.
Quatto lemma
verdeggia il mio soffio.

Delle albe
porgi a me il giorno
del vespro
la penombra.

Un’arnia Continua a leggere

25 aprile Festa della Liberazione

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Guttus got 1

La Resistenza, la guerra di Liberazione, i partigiani in montagna,
le battaglie, i massacri e le stragi naziste, hanno ispirato, negli anni,
una grandiosa epopea lirica e dolorosa che ha coinvolto, come tutti sappiamo,
la letteratura, il romanzo, la poesia, la pittura, il cinema, la scultura, la grafica,
la musica colta e quella popolare delle canzoni e degli inni, l’incisione,
la cartellonistica e il disegno. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Per questo 25 aprile pubblichiamo, ancora una volta, una serie di liriche
dei grandi poeti italiani anche se bisogna subito aggiungere che sono migliaia
le poesie, gli aforismi e le tiritere, scritte dagli stessi partigiani. Abbiamo scelto
le poesie di Franco Fortini, Giorgio Bassani, Giuseppe Ungaretti, Gianni Rodari,
Salvatore Quasimodo, Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Davide Lajolo “Ulisse”,
Primo Levi, Corrado Govoni, Elena Bono e anche alcune delle celebri epigrafi
dettate da Piero Calamandrei. Continua a leggere

“La vita in dissolvenza” di Lucianna Argentino

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Fotografia di Davide Simiele

Fotografia di Davide Simiele

LA VITA IN DISSOLVENZA

“Non occorre aver detto di sì al male
per esserne posseduto. Mentre il bene
prende l’anima solo quando essa è consenziente”.
(Simone Weil)

 

da “Madre”

 

La sento, sai la sento la forza che ci plasma
plasmare te nel mio utero
fatto di nuovo nido, fatto culla d’acqua
e tu, grappolo di vita, mora succosa,
aggrappato alla mia carne
fatta falda di sangue per le tue radici. Radice io pure
eppure io albero da frutto, ponte da te edificato
dalla tua voce chimica inturgidita.
In me ti seppellisci, in me sprofondi
e mi faccio pasto, focaccia Continua a leggere

Fernando Della Posta

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Quattro Inediti

Gli aloni del vapore d’inverno

Gli aloni del vapore d’inverno
che anima le bocche degli amanti
sono i veli pieni e lampeggianti
degli aquiloni in volo spinta a spinta:
follia che ci sostiene sopra i rami:
e ogni fiato si rimescola nel bacio
della vita che si agita nel mondo
difesa o tocco e di rimando
che sia di morso o lingua a lingua. Continua a leggere

CONCORSO “LA VITA IN PROSA”

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LA VITA IN PROSA

Concorso Nazionale di Narrativa

Terza edizione, 2014

– scadenza 31 maggio 2014 –
NORME DI PARTECIPAZIONE
Il Concorso prevede la selezione di scritti inediti in prosa (racconti, lettere, considerazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto in prosa). Continua a leggere

ISOLE

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isola capovolta gianniLe “Isole” di Gianluigi Castelli

 Portoferraio (Isola d’Elba)

Sala della Gran Guardia

 12-18 aprile

    La prima impressione che si trae dalle opere (su supporti vari, quali carte pregiate, cartoni, tele e a tecnica mista, acrilici e collages) di Gianluigi Castelli, artista milanese, elbano d’adozione, è, sul piano dei contenuti, una percezione problematica delle isole. .

All’opposto dello stereotipo che le vede oasi di esclusività ed emblema di privilegio, le isole di Gianni appaiono realtà naturali prigioniere tra cielo e mare, esposte al capriccio degli elementi e al rischio dell’emarginazione, talvolta “sottosopra”, per variabili impazzite e incontrollabili, e per questo bisognose di una colomba che le rassicuri quando il mare si fa d’inchiostro e la salvezza problematica. Continua a leggere

Daniela Casarini: “Mi sento nonna”

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Victor Nizovtsev_Goodnight Moon

 

Mi sento nonna

mi sento come il diametro di una casseruola
chiusa in un cerchio che mi rimette al fuoco
ai debiti, ai debitori, all’ora in cui
la sedia mi direbbe fermati -o meglio
accomodati, prendi un caffè
riprendi fiato, prenditi il tempo Continua a leggere

“L’Undicesimo Maestro” di Antonia Serranò

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  undicesimo maestroNediel è un ragazzo di tredici anni, un giovane abitante della Terra di Niquam, una splendida regione circondata dai meravigliosi Monti Sorgente e da una profonda lingua di mare ancora inesplorata. Un giorno, mentre accompagna la carovana del padre, il suo villaggio viene attaccato dai Primitivi, entità mostruose che si nutrono della forza vitale degli esseri umani. Durante lo scontro, Nediel assiste al prodigio: un uomo, incurante del pericolo, riesce ad assorbire quelle creature terrificanti grazie all’utilizzo di una pietra luminosa. Continua a leggere

«Margutte», non-rivista online di letteratura e altro

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Disegno di Damiano Gentili

 
 
 
 

Cari amici di «Viadellebelledonne»,
è per me un vero piacere segnalarvi il bel sito culturale «Margutte», che sta già riscuotendo notevoli consensi e del quale riporto qui di seguito il manifesto di intenti, nonché l’elenco completo dei vari redattori e collaboratori.

Pietro Pancamo

 
 

IL MANIFESTO DI «MARGUTTE»
Perché «Margutte» come titolo di un sito web di letteratura e arte?
Margutte è un gigante nano, scudiero del Morgante di Luigi Pulci, a sua volta al servizio del paladino per eccellenza, Orlando. I due cantari ove esso appare, stampati al tempo anche in maniera autonoma, probabilmente come fogli volanti, prendono il nome di Marguttino.
Pulci, scrittore della cerchia medicea, compone l’opera nel 1478 e avvia con essa la tradizione rinascimentale italiana del poema eroicomico. Tra le prime opere fiorentine dell’era della stampa, il Morgante ripropone, in chiave burlesca, l’ideale stesso di Lorenzo de’ Medici, il “chi vuole esser lieto, sia,/ di doman non c’è certezza”, l’edonismo colto e raffinato del primo Rinascimento fiorentino, che esprime la nuova centralità dell’uomo dell’età moderna. Continua a leggere

“Macchie di leopardo” di Elyangela Giannoni Ed. Vertigo

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 macchie di leopardo giannoni

A briglia sciolta, in una sequenza apparentemente casuale come le macchie sul manto di un leopardo, così Elyangela Giannoni lascia scivolare la penna. Non c’è altra regola che quella di comunicare, di trasmettere dei concetti. Identificarli e decodificarli sarà, invece, compito del lettore. A volte in prosa, a volte in versi, tutto ciò che cattura l’attenzione dell’autrice viene preso, trasformato e restituito in una forma più preziosa, più sfaccettata, interessante ed affascinante. Divisa in cinque parti tematiche. Continua a leggere