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CurvedilivellodiAnnamariaFerramoscaAnnamaria Ferramosca

Curve di livello

eBook n. 156

Pubblicato da LaRecherche.it

Scaricabile gratuitamente al link:

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=159

Già pubblicato in Marsilio Elleffe Lingue di poesia, Collana diretta da Cesare Ruffato, Marsilio Editori www.marsilioeditori.it

 

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La curva di livello o altrimenti denominata isoipsa (dal greco isos=uguale e hypsos=alto),  in geografia,  con particolare riguardo alla cartografia, è quella curva che unisce punti con uguale quota, ovvero uguale distanza verticale dal piano di riferimento al quale è stato attribuito quota zero (generalmente il livello medio del mare). La quota zero di riferimento a cui attinge Annamaria Ferramosca nel suo libro,  recentemente ripubblicato in e-book e scaricabile gratuitamente dal sito La Recherche, è la Terra pervasa sia da un’onda fisica ( il mare) che spazio-temporale che avvolge tutte le cose e gli esseri viventi. Su vari livelli di percezione, essa li pone idealmente in condizione di ricongiungersi le une agli altri attraversando buchi neri e spazi infiniti per giungere di nuovo, per la prima volta o in contemporanea all’aria respirata, in quei luoghi, esistenze, esperienze che in qualche misterioso modo accomunano tutti gli Uomini. Un viaggio metafisico, in cui oggetti e persone poste al di fuori del loro ambiente consueto acquistano un nuovo suggestivo significato alla luce di una miracolosa rinascita, ma anche  faticosamente reale (Italia, Africa,Creta,Cnosso, Irlanda, Marrakesh etc.) e condito di profumi, delimitazioni territoriali ben distinte e tattili memorie a calcificare il presente e la Natura:

E strana pure questa voglia di datteri/ oltre il sapore, smania/ che l’oro bruno penetri la pelle

E ancora:

 

(s’addensa ovunque il sudore

impastato nel fango, edificato nelle case)

Così da sempre la terra si fa umana

 

nell’ipotesi certa della Morte:

 

Il giardino ha pini d’aleppo e olivi

per ospitare chi non sa della morte:

insetti e uccelli, volpi notturne

a volte – immobili –

guardano anch’esse il mare

come per un abbaglio misterioso

Come dire che non solo qualunque cosa e persona può arrivare a toccare gli stessi punti partendo da un piano di riferimento comune, ma può altresì scambiare le rispettive posizioni e sperimentare altro da uno stesso apparente, identico punto.

 il mio sangue è incontro d’onde

paziente e antico

(continua a mescolare

questo inascoltato mare)

Non si dimentica mai l’origine pur approdando a diverse mete e panorami, preparando così nuovi assalti alla realtà, intessendo nuove storie di vita e nuovi ricordi.

La casa ha finestre sul mare

per ricordare l’origine

il vortice la calma le vele millenarie

ritorni che volgono in commiati

odissee per altri oceani 

E’ scandito dal suono di una lingua morbida ed elegante il movimento del mondo, trascendente la barriera fisica per accostarsi all’incorporeo da cui migra e torna circolarmente, dando vita a mondi ulteriori; osservato attraverso occhi sempre diversi e sempre uguali esso sfila tra eventi naturali e guerre, case conosciute e sconosciute, rocce divelte di segni, corrose di linfa e voce, mari e monti lontani o vicini fra loro, mescolati in un susseguirsi di odi al femminile (dalla donna comune ad Eva nell’Eden, alla giovane martire uccisa e violentata), di rimandi alla poetica di Saffo,Leopardi, Sandro Penna. Una raccolta questa, di infinite variabili e approdi. Un canto cosmico, universale, di pregevole bellezza.

Federica Galetto

 §

 

Curve di livello

Sebbene la mia carta sia disposta

col margine superiore volto a nord

non ritrovo né oriente né occidente

La carta sembra ormai dis-orientata

 

Nulla, della fissità cartografica, tranne

un’attitudine incerta, tremula

resistenza alla deriva

Ondeggiano le isoipse – eppure sono sobria –

scosse, come su di una faglia in atto

si slacciano i punti dalle linee

non più obbedienti all’ordine

– tutti in riga, allo stesso livello sul mare –

 

Una nuova linea si ricompone, lucida

s’allunga, veloce

saetta sulla carta, la perfora

transfuga scia di luce vola

sul nostro cerchio, lieve

ci tocca in fronte, in petto

 

Allineati, ci stringiamo le mani

bruciamo di limpida invasione

Fugge, caricata di luce, pellegrina

dei continenti. Si ricercano

punti – allo stesso – livello – d’amore

 

Ancora siano i segni

Ancora siano i segni sulle rocce

a dischiudere il tempo

profili di guerrieri e bisonti

in corsa, sotto un piccolo sole

in forma di stella

 

ansanti

per chilometri brillanti di pioggia

profili di automobilisti e tir

sommersi da onde radio

 

vibra

un dolmen poco lontano

con forza immobile

convoca mani e rami

Tre pietre

– minima famiglia sfuggita al diluvio –

in silenzio guardarle nella notte

accostando l’orecchio al tronco dell’ulivo

sentirsi roccia linfa voce

arca approdata e fusa in terra

 

Ancora siano i segni sulle pagine

a traghettare il tempo: lontanissimi

lembi di cielo pulsanti sulle onde

inondano lo schermo, si raggiungono

Dammi parole dunque, e segni

piangi sulla mia spalla, o canta

offrimi le scene della gioia

incontrami

 

prima che si diradi la foresta

prima che accada il nero errore

prima dell’ultima risata

(la ruota della terra

è il suo continuo ridere, convulso)

 

Anna Maria Ferramosca

 

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