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Il tempo dell’esistenza, di Claudia Zironi, Marco Saya ed. – note di Narda Fattori.

   

scansione0111Claudia si accosta alla poesia in modo reverenziale, quasi essa rappresentasse un mondo felice  o ancestrale, e quindi la teme, teme di tradirla, di non sapere tenerla sulle dita e di camminarle a fianco. Mi sento vicino al suo tremore, anche se il mio processo è stato inverso: ho cominciato giovanissima, poi l’ho abbandonata e ripresa in età matura.

La poesia, una volta incontrata è un’amica fedele che non chiede, non è vero che urge; ogni tanto si affaccia e parla, di solito parla di chi scrive anche se il terzo millennio ha visto affermarsi la poesia narrativa e /o giocando con le parole ha trasformato gli oggetti più banali in metafore di cui spesso non si capisce il nesso.

Alcune caratteristiche della poesia Claudia le ha ben comprese: il suo valore sta nella risemantizzazione della parola; la poesia , al contrario di quanto afferma la “vulgata” è concreta, utilizza un armamentario da manovale o da meccanico, dice coi sostantivi e l’emozione  che provoca viene dalla forza che questi ultimi accumulano; può parlare di tutto  e ciascuna essere unica e irripetibile.

La poesia accade, come l’amore.

Così Claudia , ancora timorosa,  ha usato il pretesto di un viaggio in Irlanda per imparare a riconoscersi e a riconoscere il mondo, rinominandolo. Dapprima timidamente: pochi versi, brevi, descrittivi. Poi la poesia la prende per mano:

Altere nuvole nordiche
si formeranno purosangue
spumeranno dalle scogliere
in tuffo a scovare il fiume.

Martedì piangeranno piano
sull’alberi le chiese, tetti neri.”

Questi pochi versi , collocati quasi all’inizio, dicono che Claudia è stata catturata dal demone della poesia, e , se anche fosse vero che il miglior poeta è quello che non ha mai scritto un verso, saprà che invece  ha una sua inconfondibile voce.

Il viaggio, se era stato usato  a pretesto, ora diventa il contesto della poesia; non sono più i luoghi a determinare lessico e ritmo, ma la visione che non fotografa, ma astrae e mescola paesaggio e vissuto, bene e male, gioia e dolore.

La parte corposa del libro è costituita da una selezione attenta degli argomenti e delle visioni; il suo linguaggio solidifica le sue caratteristiche, diventa la sua voce, chiara , venata di drammaticità; la storia d’Irlanda, dolente e orgogliosa , ha lasciato sul territorio gli intatti resti delle distruzioni; l’orgoglio non si è spento anche se non basta una Guinness a conservarlo.

C’è molto purple col verde in Irlanda, molto sangue , quasi trasudasse, anche perché nessuno vuole dimenticare e anche il mare ruggisce con forza e raucamente.

Poi Claudia osa trasformare in visioni le sue osservazioni: le visioni richiamano al presente, all’imperfezione dell’uomo che fa mercanzia del simile:

Là dove? Con la nonna mancata
vent’anni fa, l’azteco sacrificato al Sole
la strega sul rogo, il bimbo per malasanità
l’australopiteco che si era rotto una gamba
E la prima molecola del brodo primordiale “

Tornare al presente  è un ulteriore atto di coraggio, il presente è aspro, lo è stato anche in passato, a chi è renitente non c’è più la gogna,  ma l’emarginazione fra simili, dieci, cento, mille al prezzo di un biglietto di lotteria. La denuncia fa male, Claudia cerca in quale modo , in quale tempo, con quali strumenti mendaci e assassini l’uomo ha dirottato verso una via di colpe, di impietose impudicizie:

“ …
Vedo un ragno che si nutre
poi lento si nasconde
Resta la ragnatela bucata
Mosche nere penzolano
contratte nello spasmo
Apprezzabile variante estetica,
il mio capo reciso penzola fra loro.”

Il suo sguardo sul mondo è tutt’altro che consolatorio, denuncia gli altri e denuncia se stessa: siamo tutti colpevoli e ogni tentativo di strisciare fuori dal baratro non ha successo.

Nell’affondare più crudamente nel personale: esperienze e angosce, amori e disamori…, il  verso si fa aspro perché materia che è ancora incandescente.

Narda  Fattori

*

                       

Viaggio in Irlanda

  

La Vecchia e la Morte.

L’aereo penetrò velocemente le nuvole
si pensò all’eiaculazione precoce
della morte
nella vecchia
(non c’è tempo per la psicanalisi)

Dev’essere così
bianca che accoglie
il sole i miei occhi ogni colore
cancella
Non c’è niente in queste nuvole.
Questa morte nordica, forse non troppo
a nord. Spingiamoci oltre
nella prossima cavalcata ché qui
è ancora terra, in fondo
E un poeta nella terra bagnata
è per i vermi come tutti

La campana!
Quanto tempo ci rimane non a Dublino?

*

Le ballate del Ring of Kerry.

Uccelli stagliano lo spartito
sul rigo elettrico contro l’indeciso
La vacca interpreta il ritmo
“What’s the story?”

(ballata per cornamusa)
Quattro figli son giusti
Beviti la Guinness!
Risata forte del sud
Davanti al tetto sfondato
della chiesa metodista
Agli spazi da riempire
di pioggia ogni due ore,
come una prescrizione

Qualcuno non parlava gaelico
o c’era una voce fuori dal coro
al pub, con capelli rosso brughiera
“Vita brevis ars longa”

(ballata per violino e flauto)
E le bionde di fieno
sono incartate, qui
in sacchi di cellophane
Sacchi da obitorio,
ruzzolano giu’ per il basalto
a fare il solletico all’oceano
in contesa di spiagge
Beviti la Guinness!

*

Molly Malone
le nubi e le porte
tinge di rosso

*

Messa anglicana.

Avanza il corteo dal fondo
Purple e bastone d’argento
L’organo coperto dal coro
Dio da freddezza e riserbo

Campanari impiccati a quindici campane
rispondono a diciannove, in lotta impari
Li ricordano al secondo piano dell’ospedale

*

Glendalough.

Il purple distingue il lignaggio
delle montagne
Ché a vestirsi
di nebbia e di pecore
sono capaci anche le colline

Kilkenny.

Solo mucche completamente nere
che portano nuvole
impigliate al mantello.
Qui padrone non è il castello
sono i fiori gialli.

*

I giocatori

Si tirano dadi
appena ipotizzati
nel defluire del giorno
Strategia d’attesa

in tempo indefinito.
Si perde l’impronta
su scogliera delineata
da sicuri paesaggi

E sconfina il desiderio
di frontiere determinate
a cui imprimere nomi
senza una storia

Sobbalzi allo specchio:
cambiò colore la chioma
nel frivolo gioco
di battaglie e seduzioni

*

FR 4326

Lo custodisce in sé a lungo
estranea
con i bisbigli perduti
sulle labbra
e un senso potente
risvegliato
Un’occhiata alla fine
per non essere felice

Proiettata dall’accelerazione
indugia
Nell’azzurro assoluto
aldilà del vetro
Sul senso di certe palme
di una conchiglia
e di mosche donate

Lei non appartiene al passato
Vola.

*

Passeggiata nel cielo

Studiai la consistenza delle nuvole
Ne valutai la sezione
La disposizione in piano verticale

Singole forme
da prospettiva su quadro inclinato
rivelarono che le nuvole
sono naturalmente ricciolute
e il cane qui é più cane

Scoprii l’inimmaginabile dei toni
nel bianco e nel grigio
e nell’azzurro vergine

Mi inondò la luce.
Seppi dei due mestieri del vento
autista e scultore

*

Giovane ricordo

I miei buffi ricordi
scappano intorno
Li perdo di vista in un attimo
Il megafono della spiaggia
non avvisa
“si é perso un pensiero
di cinque anni fa
col costumino rosso”

Poi chiudo gli occhi
e ne trovo uno lì
pronto ad abbracciarmi
per il bacio della buonanotte

Ha i tuoi stessi occhi scuri
gli manca un dente,
così sorride meglio
quando mi vede
E fa i capricci
per stare con me nel lettone
Si addormenta quieto
succhiandomi il seno
e lì rimane fino al mattino

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