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Ottiche occidentali

Peter Sloterdijk è un filosofo assai interessante. Il suo nome verrà ricordato per l’elaborazione del motivo concettuale di sfera, protagonista della trilogia che ripercorre la storia  dell’umanità proprio a partire da questo concetto e pertanto intitolata Sfere. I tre volumi, pubblicati tra il 1998 e il 2004 e  dedicati rispettivamente a una microsferologia, a una macrosferologia e a una sferologia plurale, intendono indagare la storia dell’uomo attraverso ciò che Sloterdijk, in un altro testo, chiama “il dramma silenzioso del suo creare spazi”[1].

La sfera è un dispositivo fondamentale attraverso il quale il genere umano regola la sua esposizione alle cose e controlla il loro farsi largo. Secondo il filosofo le sfere “hanno lo status di un’‘apertura mediana’, sono involucri di membrane tra l’interiorità e l’esteriorità e dunque media di tutti i media. […] lo sferico orienta l’originaria struttura ‘spaziale’ dei rapporti abitativi”[2]

[…]

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Tommaso Ariemma, dottore di ricerca in filosofia, insegna attualmente Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Le sue ricerche riguardano l’articolazione di una filosofia dell’esposizione. Ha tradotto e curato testi di Badiou, Nancy, Derrida, Baudrillard. Ha pubblicato i volumi: Fenomenologia dell’estremo. Heidegger, Rilke, Cézanne (Mimesis 2005), Il nudo e l’animale. Filosofia dell’esposizione (Editori Riuniti 2006), Il senso del nudo (Mimesis 2007), L’estensione dell’anima. Origine e senso della pittura (ombre corte 2009), Logica della singolarità. Antiplatonismo e ontografia in Deleuze, Derrida, Nancy (Aracne 2009). È redattore della rivista on-line Kainos.

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