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Confermo, nelle stanze
scarsamente illuminate d’ospedale,
la miseria della condizione umana
e imparo l’intero ecosistema
meccanico che vi si adopera,
puntuale nel silenzio
umano a regolare l’energia
rimasta ai corpi, così, lo sbuffo
della pompa di monitoraggio
stilla la misura esatta di soluzione nutrizionale,
il cicalio di un campanello
richiama l’attenzione del personale,
ma è il tramestio sottocutaneo dei fluidi
e la lenta fuoriuscita dai tessuti,
il loro procedere a caduta libera
nei tubi del drenaggio, ad impormi la veglia,
la voglia di sottrarmi e sottrarre
alla morte
questi corpi ora solo
intrappolati nella sospensione del sonno.
Il gelo di dicembre fuori si
interrompe intorno alle decorazioni,
è natale perfino in corsia
con il presepe di cioccolata.

Si possono leggere altre poesie di EMILIA BARBATO
sul suo blog personale, a questo link:

emiliabarbato.wordpress.com