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Dal 19 marzo al 19 giugno, nelle rinnovate Gallerie dell’Accademia a Venezia si può visitare una mostra molto interessante, non soltanto per i Veneziani ( in quanto Aldo Manuzio è un editore che ha praticato la sua attività nella Venezia del Rinascimento), ma per tutto il mondo, perchè con lui nasce l’editoria moderna, che in seguito si propagò da Venezia verso l’Italia, l’Europa e il mondo intero: una rivoluzione paragonabile soltanto a quella che attualmente si sta svolgendo  attraverso internet.

Tiziano-ritratto di Jacopo Sannazzaro

Tiziano-ritratto di Jacopo Sannazzaro

Lorenzo Lotto-Laura da Pola

Lorenzo Lotto-Laura da Pola

La mostra segue lo sviluppo dell’attività di Manuzio, con opportune introduzioni ai singoli argomenti; le spiegazioni sono semplici e chiare ma non superficiali. In ogni sala è proposto un argomento, e vengono presentate le bellissime edizioni dei volumi e dei libretti di Manuzio, insieme alle opere d’arte ad esse collegate per l’influenza esercitata dai suoi libri, e le vere e proprie mode che furono lanciate dall’editore. Basta pensare ai ritratti di gentiluomini e dame con un libretto in mano, splendidi dipinti di Lorenzo Lotto, Palma il Vecchio e Tiziano, riuniti in una sala dove si rimane in ammirata contemplazione. Erano i suoi “portatili in forma di manuale”, che i gentiluomini maschi ostentavano con espressione pensosa, quasi in una trance da lettura, mentre le eleganti signore esibivano distrattamente, come avrebbero fatto con un ventaglio ( personalmente sospetto, qui, una punta di maschilismo da parte dei pittori).

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In un’altra sala possiamo ammirare un’antica moneta: Erasmo da Rotterdam ricorda che gli era stata mostrata da Aldo Manuzio, rappresenta in effigie un’ancora e un delfino; l’aveva ricevuta in dono da Pietro Bembo e simboleggiava la lentezza e la velocità, il passato e il futuro. “Festina lente”: questo il motto di Aldo. Il delfino intrecciato all’ancora era già stato la marca tipografica del padre, da cui l’ereditò, allargandone l’attività con profonda intelligenza di studioso e audace decisionismo manageriale.

“Aldo ha intenzione di costruire una biblioteca la quale non abbia altro confine che il mondo stesso”, scrisse di lui Erasmo, e ben si adattano queste parole a quello che si può considerare l’inventore del libro moderno e del concetto stesso di editoria.

Di origini laziali, umanista e pedagogo, Aldo Manuzio si trasferisce a Venezia dove incontra un’aristocrazia mercantile, in grado non solo di capire il suo amore per il mondo classico, latino e greco, ma anche di fornirgli i mezzi finanziari per realizzare il suo sogno: nell’epocale e rivoluzionario passaggio dal manoscritto al libro stampato, chiunque lo desideri e ne abbia i mezzi potrà leggere e studiare Aristotele, Plinio, Virgilio, Cicerone e innumerevoli altri autori, liberati dai preziosi ma incatenati scrigni delle biblioteche, allora aperte solo a limitati numeri di fruitori, chiuse per il resto del mondo.

La pubblicazione di testi antichi viene subito ad influenzare l’arte contemporanea: appaiono quadri con lotte di centauri, allegorie con satiri e fanciulli; la ragione che doma e ingentilisce il lato bestiale dell’uomo è raffigurata in miniature, stampe e sculture.

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Cima da Conegliano-Apollo, Marsia e Mida

Ma il mondo antico, per quanto nella Venezia dei suoi tempi sia un’affascinante riscoperta (gli umanisti già avevano iniziato questa esplorazione a Firenze), non basta ad Aldo, che deve l’esplosione della sua fama alla pubblicazione del più misterioso, affascinante e controverso libro del Rinascimento, l’ “Hypnerotomachia Poliphili”, cioè la battaglia erotica in un sogno, opera di cui non si conosce neppure l’autore (si può a malapena intuire attraverso un “trucco”); il soggetto è una storia d’amore, ma insieme un viaggio iniziatico alla conquista del sapere, attraverso insidie, prove, entro un paesaggio di architetture meravigliose e orribili mostri. Un romanzo archeologico infarcito di erudizione classica e illustrato da centosettanta xilografie di altissima qualità; l’impaginatura del testo è originale, con effetti estetici che fanno pensare all’arditezza delle soluzioni futuristiche (tuttavia, qui ogni proporzione è studiata e rigorosa).

Hypnerotomachia

Hypnerotomachia Poliphili

In seguito, Manuzio dimostra grande intelligenza e profondo intuito dedicandosi alla scoperta e alla divulgazione dei contemporanei, con edizioni che segnarono la storia della letteratura italiana e non solo: Gli “Asolani” di Pietro Bembo (con la questione della lingua italiana), le terze rime di Dante, cioè la”Divina Commedia”, il Cortigiano di Baldassar Castiglione, le Rime di Petrarca.

Per agevolare la lettura, Manuzio inventò un formato ridotto dei volumi, fino ad arrivare ai “portatili in forma di manuale”, che potevano essere consultati giorno e notte, e anche in viaggio, esemplati sui breviari manoscritti dei religiosi.

In pratica, Aldo è l’inventore del moderno tascabile; e non trascurò mai la nitidezza dei caratteri, attentamente studiati per facilitare la lettura; la proporzione dei pieni e dei vuoti nella pagina si rifaceva addirittura alla sezione aurea.

Seguendo il gusto di questa proporzione ridotta, la borghesia e la nobiltà venete si fecero dipingere piccoli quadri di soggetto sacro o profano da appendere alle pareti delle loro stanze più intime, e placchette in oro oppure argento a scopo devozionale; spesso i personaggi sacri erano rappresentati in abbigliamento classico.

Aldo Manuzio dimostra una profonda sensibilità religiosa accanto al suo interesse per la letteratura e la cultura classica; inoltre, la pubblicazione dei capolavori della poesia idilliaca greca e latina, da Teocrito a Virgilio, e della contemporanea “Arcadia” di Sannazzaro, accordandosi con l’amore per la natura tipico dell’arte veneta, contribuisce, insieme al contatto con pittori nordici, alla nascita del paesaggio inteso in senso moderno, non più sfondo rispetto a figure significative in primo piano, ma protagonista assoluto della tela.

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Una pietra miliare in questo percorso è la famosissima quanto enigmatica “Tempesta” del Giorgione, che si può anche abitualmente ammirare nelle Gallerie dell’Accademia, mentre altre opere presenti in questa mostra provengono da Vienna, Parigi, Londra, Lione, Barcellona, Padova, Treviso, Firenze, Roma, Città del Vaticano, Napoli, Vicenza, Parma, New York, Francoforte, Oxford e Cambridge, sia da importanti musei che da collezioni private: un altro motivo per visitare questa mostra, interessante di per sé e per l’occasione che offre di poter vedere opere altrimenti difficili da raggiungere.