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orditeL’Associazione culturale Exosphere, lo scorso novembre, ha dato alle stampe un piccolo volume curato da Serena Piccoli che raccoglie scritti sul tema della violenza contro le donne, un tema, purtroppo, sempre attuale. Il libro si intitola “Or- dite!” nella cui composizione grafica ho letto un doppio invito, in primis quello di non tacere e poi quello di fare, di ordire una trama di consapevolezza, di conoscenza e di rispetto che sono le componenti fondamentali per cercare di arginare un fenomeno così diffuso e devastante. E lo dice bene Serena Piccoli nella nota introduttiva: Abbiamo il dovere di rendere la violenza sulle donne sempre meno accettabile. Quindi: Or-dite, artiste e artisti! Coi nostri talenti mostriamone le molte sfaccettature: dolore ma anche rinascita, crollo e poi rivincita. Donne e uomini d’arte hanno aderito con generosità ed entusiasmo alla pubblicazione di questa raccolta con altrettante facce (e non minacce) dei loro contributi di poesia, teatro, fotografia, narrativa.

Il mio (e nostro) grido non sarà mai : “Alle armi!” Bensì : “Alle arti!”

Bellissimo invito, dunque, anche all’alleanza per testimoniare in prima persona il  proprio impegno e far sentire attraverso la parola poetica, ciò che la violenza significa, la devastazione che porta nella vita non solo della vittima ma anche del carnefice. Il linguaggio poetico, infatti, scava nelle corde più intime di ognuno di noi e diversamente dalla cronaca con la sua rudezza, a volte oscena, ci riporta in una interiorità dove agisce con maggiore forza e incisività attraverso il suo portato emotivo ed empatico. Il volume che consta di tre parti, poesia, racconto, teatro raccoglie testi di Grace Ariani, Rachele Bertelli, Clery Celeste, Sharon Elliott, Serenella Gatti Linares, Gabriella Gianfelici , Piera Anna Masia, Giorgia Monti, Serena Piccoli, Anna Rizzardi, Simonetta Sambiase, Francesco Sassetto, Silvia Secco e Claudia Zironi.

Serenella Gatti Linares propone due testi il primo dei quali è un caloroso abbraccio alle donne di tutto il mondo unite da un dolore che non conosce confini. Nel secondo ci offre il ritratto di una donna che contempla la sua solitudine come amara “salvezza” dalle angherie maschili e ironicamente descrive la sua “emancipazione”. Claudia Zironi nelle tre poesie presenti nel volume, con un linguaggio molto evocativo, fa emergere la condizione della donna con versi forti e incisivi. In particolare parla del silenzio che sembra attanagliare l’intero creato, ma la sua è una parola che lotta con questo silenzio; un silenzio che, dunque, non è una resa ma uno stare che si fonde con l’essere. Clery Celeste paragona lo stupro alla violazione della propria casa da parte dei ladri, immagine calzante non solo per l’attinenza con la violazione dell’intimità intesa sia in senso fisico sia in senso psicologico in quanto uno stupro ruba alla vittima la sua stessa vita. Ed ecco che la violenza invade ogni cosa e ogni cosa fa ingrigire.

C’è ancora il silenzio, la disgregazione dell’essere e ritorna l’immagine della casa ora violata, ora presa in un momento di limpida quotidianità il tutto però pervaso da un senso di fragilità. Molto bella e pregnante l’immagine della coda mozzata della lucertola che, come sappiamo, dopo essere stata staccata dal corpo continua a muoversi che la poetessa prende a simbolo di una “autonomia” dolorosa, là dove non c’è possibilità di relazione con l’altro. Silvia Secco con una filastrocca sulla distanza che diventa un baratro orribile e non è preludio di incontro né di una possibile relazione, scandisce il suo testo attraverso un’ ironia di cui fa il punto di partenza per liberarsi di ciò che è connivente con la violenza. Parole chiave come omertà, cecità, tacere, fare finta di niente, impotenza, pazienza, perdono, sopravvivenza compongono un mosaico per ricacciare indietro un sentimento come quello dell’impotenza che impedisce a molte (troppe) donne di denunciare, di ribellarsi. Il discorso della Secco prosegue poi con due testi molto belli su un tema altamente delicato come è quello della violenza sui bambini.

Simonetta Sambiase nei suoi due testi prende le mosse da una parola che ultimamente la cronaca ci ha abituati a sentire spesso, ossia la parola “stalking” e ce ne offre una descrizione con immagini davvero vivide e inquietanti, per poi dirci di come e di quanto il dolore della violenza subita continui ad abitare il corpo e l’anima della donna.  Rachele Bertelli in uno dei suoi due testi si chiede “perché”, una domanda che non bisogna mai smettere di porsi per far rimanere desta la coscienza, per non fare l’abitudine al male, per trovare nuove risposte e con esse nuovi modi di rispondere così che nessuno soffra della “indecente solitudine” che attanaglia le vittime di ogni genere. Giorgia Monti con uno stile permeato di amara ironia e di immagini pregnanti e piene di rabbia racconta di una ribellione in cui la donna, tuttavia, non trova altra via d’uscita che usare lei stessa la violenza contro il suo uomo del quale attraverso il linguaggio opera una decostruzione, un annullamento.

Il bel testo di Sharon Elliot, nella traduzione di Simonetta Sambiase, ci mostra tutta l’insensatezza della violenza, tutto il suo carico di annientamento, di soggiogazione dell’altro solo per (di)mostrare il proprio “potere”. Francesco Sassetto, unico uomo presente nell’antologia, nella sua poesia ci dice di quanto a volte le donne non si rendano conto della gravità di ciò che stanno subendo e anzi cerchino di sminuirla, di giustificarla finendo per essere complici del proprio aguzzino. Piera Anna Masia tocca un altro punto importante che è quello delle insidie vigliacche che le bambine, le ragazzine, ricevono da persone insospettabili, come amici o addirittura parenti. Anna Rizzardi nella sua bella poesia fa un intimo viaggio lirico nel dolore attraverso immagini coinvolgenti e profondamente evocative nel tentativo di mordere “quello spazio di carità” in cui ricomporre la propria immagine frantumata.

Ho lasciato per ultime, per quanto riguarda la sezione di Poesia e quella di Teatro, Gabriella Gianfelici e Serena Piccoli in quanto la prima propone tre testi di forte impatto emotivo, di cui uno scritto assieme a Loretta Sebastianelli. Molto forti e commoventi perché in essi c’è una donna ormai adulta che parla alla bambina che è stata, una bambina violata, e cerca di fare pace con essa, di andare a  fondo in quel dolore devastante alla ricerca di una “carezza che rinsaldi gli infami spacchi”. Di forte impatto sono anche le parole di Serena Piccoli che con una poesia e due monologhi  ripercorre i “luoghi” della violenza: quello della famiglia, quello dei cliché sulle bambine e sulle donne che portano queste a non riconoscere immediatamente i segnali di pericolo e a non denunciare subito il maschio sia esso marito, fidanzato, padre, fratello. Infine Grace Ariani ci propone un breve racconto dove la protagonista è in qualche modo vittima due volte, perché purtroppo anche questo accade a chi si ribella, a chi cerca di difendersi e ci narra di una donna che da una comunità di recupero, sogna un mondo di uomini d’altri tempi, un mondo certo mai esistito ma che nell’istante fissato su un bassorilievo si materializza e forse le dà una nuova speranza. E certo dare una nuova speranza, ma anche una forte scossa alle coscienze è ciò che si propongono pubblicazioni come questa di Exosphere che mi auguro abbia un’ampia diffusione.

Lucianna Argentino

info e contatti:

L’antologia “Or-dite!” si può acquistare scrivendo all’indirizzo: exosphere@virgilio.it