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Guttus got 1

La Resistenza, la guerra di Liberazione, i partigiani in montagna,
le battaglie, i massacri e le stragi naziste, hanno ispirato, negli anni,
una grandiosa epopea lirica e dolorosa che ha coinvolto, come tutti sappiamo,
la letteratura, il romanzo, la poesia, la pittura, il cinema, la scultura, la grafica,
la musica colta e quella popolare delle canzoni e degli inni, l’incisione,
la cartellonistica e il disegno. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Per questo 25 aprile pubblichiamo, ancora una volta, una serie di liriche
dei grandi poeti italiani anche se bisogna subito aggiungere che sono migliaia
le poesie, gli aforismi e le tiritere, scritte dagli stessi partigiani. Abbiamo scelto
le poesie di Franco Fortini, Giorgio Bassani, Giuseppe Ungaretti, Gianni Rodari,
Salvatore Quasimodo, Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Davide Lajolo “Ulisse”,
Primo Levi, Corrado Govoni, Elena Bono e anche alcune delle celebri epigrafi
dettate da Piero Calamandrei.

Epigrafi che poi furono riportate sui monumenti e sulle lapidi.  Celeberrima quella
dettata in risposta a Kesselring il comandante nazista in Italia il quale,
in una intervista aveva, sfrontatamente e vergognosamente, affermato che gli
“italiani avrebbero dovuto erigergli un monumento per l’aiuto che aveva dato
al nostro Paese durante la guerra”.
Per quanto riguarda i canti resistenziali, le canzoni popolari note e meno note
sui partigiani, vogliamo ricordare i due libri pubblicati alcuni anni fa dal titolo:
“Canti della Resistenza italiana”
a cura di Roberto Leydi e
“Canti politici italiani”
a cura di Lamberto Mercuri e Carlo Tuzzi.
Per quanto riguarda la pittura abbiamo scelto alcuni capolavori del grande
Renato Guttuso. Fanno parte della serie “
Gott mit Uns”, disegni e acquerelli che il maestro di Bagheria, iniziò a dipingere nel 1944, quando ancora la guerra di Liberazione non si era conclusa. Con un segno forte, di grandissimo realismo e capacità evocativa. Guttuso ha rappresentato i torturati, i fucilati, i civili impiccati e passati per le armi insieme ai “ragazzi della montagna”,
i soldati delle stragi, la rivolta degli uomini liberi. Il “segno” di Guttuso, come
in tutte le notissime opere successive, rende davvero inconfondibile e straordinaria
tutta la ricerca realista del maestro. L’intera serie dei lavori del “Gott mit Uns”
venne pubblicata in un libro del Saggiatore che ebbe, per anni, un grande successo.
“Gott mit Uns” significa, in tedesco,“Dio è con noi” ed era la scritta incisa sulla
fibbia d’acciaio dei soldati nazisti e delle SS. Migliaia di combattenti della libertà
in tutta Europa, poterono leggerla pochi istanti prima di essere ammazzati.
I pittori che hanno “raccontato” la Resistenza sono tantissimi e tutti molto bravi.
Quasi nessuno si è lasciato prendere dalla retorica fine a se stessa, ma ha soltanto
dipinto il dramma asciutto e terribile di tante tragedie. Il più noto tra loro rimane,
appunto, Renato Guttuso. Ecco perché, dopo le liriche, pubblichiamo le sue tavole.
patria indipendente
lguttuso got2

I grandi poeti e la Resistenza

La Madre
Quando la sera tornavano dai campi
Sette figli ed otto col padre
Il suo sorriso attendeva sull’uscio
per annunciare che il desco era pronto.
Ma quando in un unico sparo
caddero in sette dinanzi a quel muro
la madre disse
non vi rimprovero o figli
d’avermi dato tanto dolore
l’avete fatto per un’idea
perché mai più nel mondo altre madri
debban soffrire la stessa mia pena.
Ma che ci faccio qui sulla soglia
se più la sera non tornerete.
Il padre è forte e rincuora i nipoti
Dopo un raccolto ne viene un altro
ma io sono soltanto una mamma
o figli cari
vengo con voi.
Piero Calamandrei

Lo avrai camerata Kesselring*
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi e straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità.
Non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro di ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato tra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA
Piero Calamandrei

(*) Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate
di occupazione tedesche in Italia, processato nel 1947 per cri-
mini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende
stragi di innocenti), dopo il suo rientro a casa ebbe l’impuden-
za di dichiarare pubblicamente che gli italiani avrebbero fatto
bene a erigergli… un monumento per non aver distrutto total-
mente l’Italia.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una fa-
mosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, 8° anniversario
del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad
ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cu-
neo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcera-
zione del criminale nazista.

Canto degli ultimi partigiani
Sulla spalletta del ponte
le teste degli impiccati
nell’acqua della fonte
la bava degli impiccati.
sul lastrico del mercato
le unghie dei fucilati
sull’erba secca del prato
i denti dei fucilati.
Mordere l’aria mordere i sassi
la nostra carne non è più d’uomini
mordere l’aria mordere i sassi
il nostro cuore non è più d’uomini.
Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
e sulla terra faremo libertà
ma l’hanno stretta i pugni dei morti
la giustizia che si farà.
Franco Fortini

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