Mariolina La Monica, Vagheggiando Itala, book La Recherche

Un’ altra opera di Mariolina, fresca di stampa, alta, con linguaggio d’aedo di terzo millennio, dove gli eventi sono solo nefandezze, dove l’onore non è più noto, dove l’amore è un luccichio nell’ombra, dove la fede è un grazia prostrata e non brilla come sole allo zenit.
Mariolina La Monica sta attraversando un periodo mesto della sua vita e la scrittura è un buon farmaco, non è “la medicina che cura”, è il sollievo oltre la coltre nebbiosa perché le parole spargono tepore e il tepore è luce. E la luce , i fotoni, sono materia.
L?Itaca vagheggiata da Mariolina è il topòs di chi va sballottato dalle onde e ha perso meta e rotta. Eppure nella pochezza del presente giacciono perle preziose, ricordi e brividi, emozioni che riaffiorano come reperti di un naufragio, reperti a cui aggrapparsi perché significativi di vita, perché frammenti di chi si è stati e non dimentichi. Credo che questo frammento di poesia dica bene cosa intenda a questo proposito la poetessa:
“ E nel fioco, fascinoso scorrere dell’alba
– intanto che i tuoi mille, taciturni discorsi
fluiscono in cielo, sull’acqua e tutt’attorno –
senti l’eco di un palpito d’amore
che scivola tenero sull’ispido cammino del giorno
a smagliare più in là le tue pene
a riportarti a vivere
a rammentarti quel che eri e sei
perchè il buio… tuo
dilegui
E’ spontaneo apprezzare come le sue parole abbiano un ritmo interno molto armonizzato, il suo linguaggio è raffinato, qualcuno potrebbe dire che è ricercato, in effetti il linguaggio della poetessa è alto sulla corda del ritmo e della sintassi, direi pre-montaliano , è pronto per essere recitato ma cela un’animula tremula dentro le grosse nuvole.
Il libro ne dà prova e riprova, Mariolina non censisce il mondo attorno alle sue disgrazie, coglie i fatti lieti con i misfatti, conosce la vita, le sue brutture e la sua meraviglia.
E’ poesie che parla di sé , donna in un tempo e in un luogo , e del tempo e del luogo e del destino che si cela nel tempo.

Sfronda il tuo essere il tempo
e piano
annotta sui giorni di letizia.
Flette il paesaggio
sulle corse,
le urgenze,
i mali quotidiani
che confondono la fatica con l’ardore
che segna e t’attorciglia al detto,
al fatto,
al posseduto e non,
tracciando i contorni del vivere
nell’ultimo vivere–morendo.

Ma tu, cuore
non angustiarti se le rose sfioriscono all’arsura.
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Sono versi belli, trasparenti e puri, intrisi di una sofferenza che non addita ; la poetessa sa che molto all’interno del tempo è ciclico; ciò che ora è in fulgore troveremo rinsecchito , che la notte segue il giorno, che la fine si raggiunge procedendo nel tempo.
Ed ecco un ritratto del presente:
“Un po’ più in là
dalle fumose nebbie del presente
certo riacciufferò un non sconfitto spirito guerriero
che dissente e lega alle alate pellicole delle attese
i fiori ancora in boccio del domani
ma oggi..
.. oggi, dilaga l’onda sulla riva aperta!”

L’innesto di tematiche e prosodie contemporanee non nascondono la cultura classica che chiede spazio e si appropria del canto.
Il libro termina con il protagonista Ulisse ormai stanco di ricucire vele e mete, mentre Itaca resta lontana.

Narda Fattori