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Una preziosa anteprima su Viadellebelledonne dell’ultimo lavoro di traduzione poetica di Paolo Statuti dedicato all’opera della poetessa polacca Anna Świrszczyńska (Anna Swir), in uscita per Joker edizioni dal titolo “Sono nata una seconda volta“.
Statuti ci ricorda la vita di Anna Świrszczyńska, che nacque a Varsavia nel 1909 e morì a Cracovia nel 1984. Poetessa, prosatrice, autrice di drammi e di libri per la gioventù. Debuttò con la poesia “Mezzogiorno”, per la quale fu premiata al Torneo di Giovani Poeti nel 1934. Durante l’occupazione nazista svolse attività clandestina nell’ambiente letterario della capitale, prese parte all’insurrezione di Varsavia (1 agosto-2 ottobre 1944), e lavorò come operaia, cameriera e inserviente d’ospedale.

Quando era già sessantenne cambiò radicalmente il suo linguaggio poetico e segnò una svolta innovatrice nella poesia polacca. Le sue raccolte “Sono una vera donna” del 1972 e “Ho alzato la barricata” del 1974 furono accolte come un fulmine a ciel sereno. Ora nella sua poesia la donna partorisce non solo bambini, ma anche il mondo. Essa assume volti diversi: madre, figlia, amante, donna bramosa, tenera, disperata, piangente per i morti, assistente dei feriti, stravagante o molto pratica. La poetessa raggiunge una grande intensità di sentimenti. Nei suoi versi chiari e semplici non si perita di parlare di sesso senza eufemismi, senza finzioni o falso pudore. Czesław Miłosz la considera una vera innovatrice e una delle maggiori figure nella storia di tutta la letteratura polacca.

Si autodefiniva una femminista. Le sue protagoniste sono donne coraggiose che non ammettono compromessi: contadine, operaie, casalinghe, madri stanche, donne tormentate dalla vita e dai mariti, donne che restano in eterno conflitto con l’uomo, che la poetessa giudica severamente, spesso con disprezzo e a volte anche con umorismo. Le sue poesie, soprattutto quelle del ciclo “Sono una vera donna”, costringono a riflettere seriamente sulla femminilità e sui problemi della donna nel mondo contemporaneo.

da “Sono nata una seconda volta
poesie di Anna Świrszczyńska
per gentile regalo di Paolo Statuti

Alzando la barricata

Avevamo paura alzando sotto il fuoco
la barricata.

Il bettoliere, l’amante dell’orefice, il barbiere,
tutti paurosi.
Cadde a terra una servetta
sollevando un masso dal selciato, avevamo molta paura,
tutti paurosi –
il portinaio, la donna della bancarella, il pensionato.

Cadde a terra il farmacista
trascinando la porta della latrina,
avevamo ancora più paura, la contrabbandiera,
la sarta, il tranviere,
tutti paurosi.

Cadde un ragazzo del riformatorio
trascinando un sacco di sabbia,
sì, avevamo paura
davvero.

Benché nessuno ci costringesse
alzammo la barricata
sotto il fuoco.

La donna conversa con la sua coscia

Solo grazie alla tua bellezza
posso partecipare
ai riti dell’amore.

Le mistiche estasi,
i tradimenti voluttuosi
come scarlatto rossetto,
il perverso rococò
dei grovigli psicologici,
la dolce nostalgia del corpo
che mozza il respiro nei petti,
i crateri dello sconforto
che precipita fino in fondo al mondo –
li devo a te.

Con che tenerezza dovrei ogni giorno
sferzarti con la sferza dell’acqua gelata,
giacché proprio tu mi concedi di conquistare
la bellezza e la sapienza,
che niente può sostituire.

Si schiudono dinanzi a me
nell’attimo dell’amore
le anime degli amanti e le ho in mio potere.

Guardo come lo scultore
la sua opera,
i loro volti serrati dalle palpebre,
straziati dall’estasi,
densi
di felicità.
Leggo come un angelo
i pensieri nei crani,
sento nel palmo
il cuore umano che batte,
ascolto le parole
che l’uomo all’uomo sussurra
nel più sincero istante della vita.
Entro nelle loro anime,
percorro
la strada dell’incanto o dello sgomento
verso contrade inaudite
come fondi di oceani.
Poi, carica di tesori,
torno a lungo
in me stessa.

Oh, quante ricchezze,
quante costose verità,
che ingigantiscono in un’eco metafisica,
quante iniziazioni
delicate e sconvolgenti
devo a te, coscia mia.

La più deliziosa bellezza della mia anima
Non mi darebbe alcuno di questi tesori,
se non fosse per la tua tersa, liscia grazia
di animaletto amorale.

Solitudine

Solitudine,
perla che ingigantisce della solitudine,
in essa mi sono nascosta.
Spazio
che si estende,
in esso ingigantisco.
Silenzio, fonte di voci.
Immobilità, madre del movimento.

Sono sola.
Sono sola, e perciò non sono niente.
Che fortuna.
Non sono niente, e perciò posso essere tutto.
Esistenza senza sostanza ,
sostanza senza esistenza, libertà.

Sono pura come ciò che non c’è,
al sicuro come platonica idea,
ricca come possibilità.
Rido e tendo le braccia
a mille miei stupendi futuri.

Posso divenire la spuma sul mare
e avere la sua fortuna di essere fugace.
Oppure una medusa e avere come mia
tutta la bellezza della medusa.
O un uccello con la sua fortuna del volo,
o una pietra con la sua fortuna d’essere eterna,
o la via lattea.

Sono sola, sono forte.
La solitudine mi protegge.
Sono sola, e perciò non ci sono,
non ci sono, e perciò esisto
perfettamente come perfezione,
diversamente come diversità.

Poi verrà la gente. Mi daranno
la pelle, il colore degli occhi, il sesso e un nome.
Daranno il passato e il futuro
del genere homo sapiens.

(c)  Paolo Statuti, ed. Joker

Paolo Statuti è nato a Roma il 1 giugno 1936. Coniugato con due figli. Nel 1963 si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Roma. Nel 1975, presso la stessa Università romana, ha conseguito la laurea in lingua e letteratura russa ed altre lingue slave (allievo di Angelo Maria Ripellino). Dal 1963 al 1980 impiegato presso la compagnia aerea Alitalia. Nel 1982 ha debuttato in Polonia come poeta e nel 1985 come prosatore. E’ autore di numerose traduzioni letterarie pubblicate (prosa e poesia) dal russo, ceco e soprattutto dal polacco nella lingua italiana. Ha collaborato con diverse riviste letterarie polacche e italiane. Nel 1987 ha pubblicato in Italia due libri di favole: “Il principe-albero” e “Gocce di fantasia” (Edizioni Effelle di Marino Fabbri). Una scelta di queste favole è uscita anche in Polonia con il titolo “L’albero che era un principe” (”Drzewo, które było księciem”, Ed. Nasza Księgarnia, Warszawa, 1989).
Dal 1982 al 1990 ha collaborato con la Redazione Italiana della Radio Polacca a Varsavia, realizzando molte apprezzate trasmissioni letterarie. Negli anni 1991-1997 ha insegnato la lingua italiana presso un liceo statale di Varsavia.
Nel 1990 ha ricevuto il premio annuale della Associazione di Cultura Europea – Sezione Polacca, per i meriti conseguiti nella divulgazione della cultura polacca in Italia. Da due anni collabora attivamente con la rivista “Poesia” di Nicola Crocetti. Nel 2016 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “La stella errante” con prefazione di Nazario Pardini (Ed. GSE, Roma).
A gennaio del 2012 ha creato un suo blog: musashop.wordpress.com, dedicato a poesia, musica e pittura, dove pubblica in particolare le sue traduzioni di poesia polacca, russa e inglese. Pratica anche la pittura (olio e pastello) e ha al suo attivo numerose mostre personali. Da molti anni vive in Polonia.

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