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Ballata per violino e pianoforte
di Anna Mainardi
Iacobelli editore

Girare per mercatini dell’antiquariato o dell’usato, ha il fascino dell’avvicinamento tra ciò che è passato, di cui è visibile la distanza, con il nostro presente. Si percepisce nel toccare quelle cose, nel vederne l’usura. Spesso ci sono scatole piene di vecchie fotografie in cui sono ritratti volti che rimandano sguardi indecifrabili, una vita, un sorriso, una storia vissuta in quel momento e immortalata in quell’immagine. Chi sono? Come si chiamavano? Erano felici? Come sarà stata la loro vita?
Le stesse domande che colgono il lettore che si avvicina al libro “Ballata per violino e pianoforte”, di Anna Mainardi”, la cui copertina non a caso mostra una fotografia, immagine di una coppia appena sorridente. Chi sono quei due giovani ? Come possiamo conoscerli?
Basta sfogliare il libro e, fin dalle prime pagine, entriamo subito nella loro vita, la storia vera di Milli e Attilio raccontata dalla figlia-autrice. Entrambi di La Spezia s’incontrano per caso a Parma, quando danno gli esami di diploma: lui di violino, lei di pianoforte.
“ Siamo alla fine degli anni Trenta: i due ragazzi si guardano, si parlano, si innamorano, si sposano. Fanno progetti per il futuro, lui vorrebbe entrare nell’orchestra del Teatro di Genova, lei si accontenterebbe anche solo di fare l’insegnante di piano. Ma la guerra incombe e come tante giovani coppie verranno separati: lui al fronte, lei a casa con gli anziani genitori e le sorelle minori, impegnata nel difficile compito di sopravvivere alla fame e ai bombardamenti. l sogni sono ormai infranti, la famiglia cresce, il dopo­ guerra è segnato dagli stenti: Attilio rinuncia al suo violino, Milli invece troverà rifugio nel suo pianoforte, suonando per vincere la depressione e aiutarsi a superare le difficoltà. Le note di Beethoven diventano così la colonna sonora di questa Ballata che – con l’andamento ipnotico dei cantastorie o il ritmo di una buona fiction televisiva- racconta allo stesso tempo una storia molto privata e cinquant’anni di vita italiana. Milli e Attilio emergono dalle pagine come una coppia tipica del tempo: lei forse troppo remissiva, lui troppo rigido e spesso autoritario. Ma,tra alti e bassi, hanno condiviso quarant’anni d’amore e consentito ai figli -quella libertà che loro non hanno avuto: scegliere come vivere la propria vita”.

La loro storia, per il tempo in cui nasce, si svolge e si sviluppa, diventa anche parte della Storia. L’amore di questi due giovani viene messo a dura prova dagli avvenimenti di quegli anni e dalla guerra. I loro sogni saranno infranti, il loro amore per la musica sarà distrutto dal contingente e violino e pianoforte scompariranno. Saranno costretti a lunghe lontananze in cui Milli darà prova di forza e di coraggio; il marito ricostruirà una nuova professionalità con il piglio tipicamente maschile che mette avanti la carriera alla famiglia di cui peraltro prova una forte gelosia.
I loro caratteri sono ben delineati dall’autrice.

Emergono dal racconto, l’educazione tipica di quegli anni, la definizione dei ruoli nella coppia e nella famiglia, il difficile rapporto e lo scontro generazionale fra genitori e figli; la ribellione successiva.
Nelle sofferenze, si delinea una figura di donna perdente, che accetta molte rinunce sia pure mal sopportate.
L’ultima parte del libro racconta la rivincita di Milli, che passerà attraverso l’ultima figlia, l’autrice per l’appunto, alla quale saprà impartire un’educazione alla libertà che le impedirà di accettare ruoli sottomessi e subordinati. La Mainardi racconta con molta passione il ruolo svolto dalla madre e ne coglie la sofferenza ma anche gli slanci e la passione femminile che l’ha sorretta nell’arco della sua storia di vita.
Il ricordo prevale su ogni cosa e la lettura tiene attaccato il lettore alle pagine del libro fino alla loro fine.

Marta Ajò

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