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Tu puoi, con le tue piccole
mani, trascinarmi
nella tomba- tu
ne hai diritto-
io-
che ti seguo, io
mi lascio andare-
ma se tu
lo desideri , entrambi noi,
lascia che noi facciamo…
un’alleanza
un imene, superbo
e la vita
che dentro mi rimane
la userò per –

no-nulla
a che vedere con le grandi
morti- ecc
fino a che noi
saremo vivi, egli
vivrà- dentro di noi
solo dopo la nostra
morte lui sarà morto
-e le campane
a morto suoneranno per lui.

Vela-
naviga
fiume,
la tua vita che
passa, scorre via.

Sole al tramonto
e vento
ora è scomparso,e
vento di nulla
che soffia
( qui, la moderna
? inessenza)

morte-sussurra piano-
io non sono nessuno-
non so nemmeno chi io mi sia
poiché i morti
non sanno che sono
morti- non sanno neanche di morire
-per i bambini almeno
-o
per gli eroi le improvvise
morti
perché altrimenti
la mia bellezza è
fatta solo di ultimi
momenti-
lucidità, bellezza
volto-di ciò che io
sarei,senza me stesso.

Oh, tu comprendi
che se acconsento
a vivere-a sembrare
dimenticarti-
è solo
per nutrire il mio dolore
-così che l’apparente
oblio
ruscelli più
orribilmente in lacrime, a un
qualsiasi
momento, in mezzo
a questa vita,quando
tu mi appaia

vero cordoglio nell’
appartamento
-non nel cimitero-
mobili

trovare solo
assenza-
in presenza
degli abitini
– ecc-

no-io non
lascerò
l’inessenza
padre-io
sento che l’inessenza
m’invade

Questi sono alcuni dei frammenti scritti da Mallarmè nel 1879 al capezzale del figlio Anatole, l’unico figlio e morto all’età di 8 anni per un morbo definito come reumatismo infantile.
Si tratta di brevi componimenti molto oscuri: schizzi per un poema
mai iniziato:furono scoperti solo negli anni Cinquanta.
Ciò che qui viene trascritto è la traduzione di una parte di questi frammenti,di questi appunti funebri (in totale ce ne sarebbero una quarantina)ed è opera dallo scrittore PAUL
AUSTER (che poi vide pubblicate queste sue traduzioni nel 1979- cento anni dalla morte di Anatole- sulla rivista Paris Revieu accanto a una foto di Anatole vestito alla marinara)
Questi versi particolari compaiono nel suo libro intitolato L’INVENZIONE DELLA SOLITUDINE, straordinario libro dove vengono vivisezionati i suoi profondi e complessi rapporti con la figura del proprio padre morente e del proprio figlio di due anni che aveva nello stesso periodo corso grave pericolo per una
crisi grave di asma non immediatamente riconosciuta (e anche per questa strana coincidenza e per avere vissuto in prima persona il terrore di una possibile e mai pensata prima perdita del suo bambino Paul Auster inizia il brano in cui compaiono i versi luttuosi di Mallarmè con queste parole “La moderna inessenza. Interludio sulla forza di vite parallele”(Paul Auster scrive anche:”Forse tradurre quella quarantina di frammenti di Mallarmè non voleva dir nulla, ma per lui equivaleva a offrire una preghiera di ringrazamento per la vita di suo figlio. Una preghiera per cosa?Forse al nulla.Alla sua idea della vita.
Alla moderna inessenza.”