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di Viviana Scarinci

Lyn Hejinian è nata nel 1941 a San Francisco oltre che poeta è saggista, traduttore e editore. Vive a Berkeley, in California ha lavorato su una serie di progetti di collaborazione con pittori, musicisti e cineasti. Insegna poetica presso l’Università della California e ha tenuto conferenze in Russia e in Europa. Nonostante sia stata insignita di molti importanti riconoscimenti, in Italia la sua figura sarebbe pressoché sconosciuta se non fosse per un piccolo libro di 41 pagine testo a fronte uscito nel 2012 al costo di 3 euro per la casa editrice Arcipelago, già segnalata su VDBD a proposito della recensione del libro di Adriano Padua Alfabeto provvisorio delle cose. In un certo senso lo stupore che provoca la lettura di Un pensiero è la sposta di cosa pensare della poetessa Lyn Hejinian è un po’ la prova della disabitudine da parte del lettore di poesia italiano riguardo testi poetici non chiaramente collocabili. Pure avendo un’intensa connotazione poetica infatti la scrittura di Hejinian ha una prevalente impronta saggistica, senza mai cessare il contatto intimista col suo argomento, cioè la poesia. In questo modo l’autrice impone la sospensione di una lettura analitica delle sue pagine in favore di nessun’altra coordinata che non sia il tono diaristico del libro. Insomma un diario non dello scrivere poesie ma delle variabili che potrebbero produrla nel vissuto proprio e altrui. Vissuti tuttavia guardati tenendo soprattutto conto dei depistaggi che l’immaginazione ordisce ai danni di quanto è osservabile di se stessi e degli altri. E’ con ciò che Hejinian pare spesso avvicinarsi a quell’infinitesima possibilità che le cose visibili hanno di rendersi plausibili senza costituirsi mai come quel dato oggettivo che presupporrebbe una diretta  rappresentabilità tanto impossibile al poeta quanto indesiderata. Di lei il poeta Juliana Spahr ha scritto, “Il lavoro di Hejinian spesso dimostra come la poesia è un modo di pensare, un modo di incontrare e costruire il mondo, un momento utopico senza fine anche se è pieno di errori.” Il libro è stato tradotto da Gherardo Bortolotti, Marilena Renda, e Michele Zaffarano.

L’inchiostro, o, della chitarra. Tornando ripetutamente agli stessi punti da distanze medie, da direzioni qualsiasi, uno torna a casa, come gli uccelli e i pesci migratori. Forse, tornare a casa, è una funzione del pensiero. In ogni caso, non si riesce, forse non si può sfuggire alle proprie preoccupazioni. E’ questo che costituisce lo stile personale. L. H.

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