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La casa editrice Einaudi ha recentemente riproposto e pubblicato “Quando lei era buona” di Philp Roth (1965). Come in tutti i suoi libri anche in questo romanzo lo scrittore riesce a coinvolgere il lettore che, nell’arco di pochissime pagine, si trova dentro la storia e a convivere con i suoi personaggi.
Con Lucy Nelson, protagonista del romanzo, si coniugano incredibilmente la forza narrativa dell’autore e la forza umana di questa giovane donna che, avendo vissuto e sofferto il fallimento di un padre alcolizzato e violento, cercherà disperatamente di correggere gli uomini che la circondano in una lotta impari che distruggerà lentamente la sua vita.
Cominciando da Roy, marito infantile quanto sfortunato, di cui Roth fa un ritratto privo d’indulgenza e di pietà e che pure sollecita una velata compassione.
“Le pareva di sentirlo, di sentirli tutti, promettere questo, promettere quello, implorare il perdono, per poi continuare a essere com’erano sempre stati. Poiché semplicemente non si sarebbero ravveduti! Semplicemente non sarebbero cambiati! Non avrebbero fatto altro che andare di male in peggio! Perché osteggiavano una madre e suo figlio? Perché osteggiavano una famiglia, una casa, l’amore? Perché osteggiavano una vita bella, e favorivano una vita brutta? Perché la combattevano e la maltrattavano e la rifiutavano, quando lei non voleva altro che ciò che era giusto! “
Roth descrive uno spezzone di vita in cui affiorano sentimenti, desideri e rancori, delineando crudelmente un affresco della società americana di quegli anni. Lucy Nelson non è che una piccola donna che conduce una lotta titanica intrapresa non solo per cambiare chi la circonda ma anche tutto ciò che deriva da queste relazioni di facciata. Lucy è la vittima designata, l’unica sconfitta, l’unica a pagare un prezzo altissimo come la propria vita.
Nelle ultime pagine del romanzo, il lettore, dietro gli avvenimenti che si susseguono senza un attimo di tregua, resta senza respiro, esattamente come Lucy.
“Girava svelta gli angoli; stava rasente ai muri; sprofondava nei cumuli. La neve farinosa le incipriava la faccia. Premette la testa contro una grondaia inguainata dal ghiaccio. Cadde. Le bruciava la pelle. Una finestra si spalancò; corse via. La luce blu divenne grigia. Cominciò a imbattersi di nuovo nelle impronte che aveva lasciato nella neve appena qualche minuto prima”
Le resta vicino, il lettore, senza poterla aiutare e soffrendo con e per lei. Impotente a tenderle quella mano che nessuno le allungherà fino all’ultimo respiro, in una veloce discesa verso l’inferno.
“Con respiri tremolanti si riempi i polmoni, e la sensazione che ogni suono dall’interno della sua testa venisse spinto verso l’esterno si affievolì. Cominciò a essere scossa dai fremiti. Poi provò una strana calma alla vista degli oggetti disposti lungo la parete laterale del garage: un tubo di gomma arrotolato, un badile, mezzo sacco di cemento, uno pneumatico sgonfio, un paio di stivali alti. Provò ad aprire la portiera dell’auto. Se solo avesse potuto concedersi un momento di tregua, per pensare; no, non per pensare…”
Toglie il respiro la fuga di Lucy.
“Si udì un rumore secco e tintinnante. Sobbalzò guardandosi intorno; niente. Attraverso la finestra del garage si vedeva la cucina; riusciva a distinguere alle pareti gli armadietti che sua madre aveva scelto per Mr Muller. Udì di nuovo uno schianto, e questa volta vide il ghiaccio che scivolava giù dal tetto in cortile. Sali sull’auto. Doveva nascondersi; doveva trovare un nascondiglio nelle vicinanze, e poi, quando fosse venuto il momento buono,avrebbe fatto irruzione per prendere Edward, e loro due sarebbero scomparsi. Ma dove? Oh, in un posto dove non li avrebbero mai trovati. Un posto dove lei avrebbe avuto il suo secondo figlio, e loro tre avrebbero cominciato una nuova vita. Dopodiché lei non sarebbe mai più stata così ingenua, Credulona e trasognata da mettere il suo bene e quello delle sue creature in mani che non fossero le sue. Avrebbe fatto da madre e padre a entrambi, e con loro tre lei, il suo figliolo e anche la sua figlioletta avrebbero vissuto senza crudeltà, senza tradimento, senza inganni; senza uomini”.
E’ un animale in fuga Lucy.
“Era sprofondata fino alla vita in cumuli di neve; era inciampata e caduta sulle recinzioni dei cortili; aveva aperto con una spinta la porta del garage, era salita sul sedile posteriore dell’auto… e ancora teneva stretta nel guanto la lettera indirizzata a sua madre. Avrebbe dovuto andar via adesso. Era il momento buono. Ormai sarebbero stati tutti al commissariato. Fra poco si sarebbero divisi e avrebbero dato inizio alle ricerche. Non c’era un secondo da perdere, non per una cosa ridicola come una lettera di lui. Dal giorno della nascita di Edward non gli aveva praticamente permesso di entrare nei suoi pensieri;l’aveva scacciato dalla loro vita, poi dalla sua testa. Chiaramente non c’era altro da fare con quella lettera se non . distruggerla. Sarebbe stata la cosa più giusta. Bruciare quella lettera, disperderne le ceneri al vento, sarebbe stata davvero una cerimonia appropriata. Si, addio, addio, uomini coraggiosi e leali. Addio, protettori e difensori, eroi e salvatori. Non siete più richiesti, non siete più graditi… ahimè, siete stati . smascherati per quello che siete. A mai più, a mai più, donnaioli e fedifraghi, vigliacchi e smidollati, impostori e bugiardi. Padri e mariti, a mai più!”

E al lettore che, in un crescendo di parole, frasi, paragrafi, punti e virgole che tagliano il respiro spera con lei, non resta che arrivare fino alla terza notte della fuga.

“La terza notte dopo la scomparsa di Lucy, una coppietta di ragazzini delle superiori andò in macchina ad appartarsi al Paradiso della Passione. Verso mezzanotte, ora in cui la ragazza doveva essere a casa, fecero per tornare in città, ma le ruote della macchina si erano impantanate nella neve. Sulle prime il ragazzo spinse da dietro mentre la sua compagna stava al volante e premeva sull’acceleratore. Poi lui tirò fuori un badile dal bagagliaio e, nel buio, mentre la ragazza si riparava le orecchie con i guanti e lo supplicava di sbrigarsi, cominciò a spalare per liberare le ruote. Cosi fu trovato il corpo. Era vestito da capo a piedi; la biancheria era congelata sulla pelle. C’era anche un foglio a righe congelato contro una guancia, e la mano era congelata contro la carta”.
Un romanzo asciutto “Quando lei era buona”, in cui la storia di Lucy e dei suoi coprotagonisti viene descritta con un ritmo incessante che procede in modo ineluttabile fino alla sua fine, come un’antica tragedia greca.

note di lettura MARTA AJO’

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