Poesia e Monnezza n. 4 – Sull’inutilità della poesia (e del poeta) di Liliana Zinetti

2008 Marzo 6
by viadellebelledonne

 

E’ un sobillatore. Però ingenuo.
Dicono che stia sulla porta del buio,
la notte, e parli con gli alberi e gli insetti
e senta la risata breve delle foglie.
Scrive cose strane, perfino terribili
e sappiamo che simula un dolore
che non prova.
Presume di cambiare il mondo
riscrivendolo di nuovo. Aggiungendo
domande alle domande
(quale inutile tormento)
si convince che non vi sia poesia senza ustione.
Dicono che a volte canti.
Crede in quel che scrive, mentendo. Fruga nel nulla
senza ritegno, come un gatto tra gli avanzi.
Pochi lo leggono, fortunatamente.
Crede nello scavo, nella poesia salvifica,
farnetica di confini e oltre, di discese
nel dentro delle cose.
Povero illuso, perché nessuno gli dice
che salvarsi è muovere in superficie?

Liliana Zinetti

18 Responses leave one →
  1. 2008 Marzo 6
    Doriana permalink

    Beh Liliana sei stata così autoironica, scrivendo del poeta con una poesia e amara, raccontando le sue ansie, il suo cercare dentro e pensare che fuori…corre il tempo sembra prendersi beffe dei poeti …o sono loro che lo prendono in giro?

  2. 2008 Marzo 6

    Dialoghiamo così….fra poeti:

    Noi poeti

    Noi poeti siamo tristi
    Rami d’una stirpe antica
    Spesso cupi e troppo seri
    Noi dell’intimo gli artisti
    Senza pena né fatica
    c‘insinuiamo nei pensieri.

    Invadenti noi poeti
    Delle anime angosciate
    Ci spingiamo dentro i cuori
    A cercare i meno lieti
    E saggezza dispensiamo
    Poi cingendoci d’allori.

    Noi poeti siamo strani
    Ci crediamo possessori
    Di straordinaria luce
    Ed invece siamo umani
    Servi ed umili cantori
    Della vita in controluce

    Sara

  3. 2008 Marzo 6
    Antonio Fiori permalink

    Non troppo autoironica direi, la poesia di Liliana. Ci dice che il poeta è alla fine una persona come tante: spesso un fingitore, illuso di poter cambiare il mondo, farnetica, sobilla…il poeta è uno di noi.

    Antonio

  4. 2008 Marzo 6

    Grazie per la lettura, Doriana e Antonio.

    E’ semplicemente una riflessione, tra il gioco e l’ironia.
    L’unica affermazione del tutto “seria” sono i due versi finali.
    Avete ragione entrambi, comunque.
    Il poeta è un uomo come tanti, ma quando scrive è sopra tutto e dentro tutto.
    E’ uno di noi ed è l’altro da sé.

    Buona serata
    liliana

  5. 2008 Marzo 6
    ferrannam permalink

    Sobilla, simula, mente, si illude di scavare, di poter cambiare: insomma il poeta, cui aggiungerei anche gli attributi di invidiososonarcisoombelicalepsicolabilemetereopaticoisterico(pur se privo di isteron=utero), e spesso a rischio dell’abisso(suicidio), si dimostra umanissimo per tutte queste sue dimensioni negative. Sono d’accordo quindi, Liliana, che meriti grandi dosi di ironia. Ma gli vogliamo lasciare un minimo tratto di pulizia, nel riconoscergli almeno quella spinta misteriosa e potente come una droga (anche tu la provi, vero?), che lo spinge a impiegare il suo tempo consapevolmente a vuoto, senza trarne alcun guadagno, inseguendo utopie, felice quando crea, profondamente e pericolosamente infelice quando non riesce a farlo?
    Forse il limite è solo nello squilibrio tra la sua necessità di essere lettoascoltato, spesso abnorme, e quella di ascoltare… Sappiamo bene che vale più l’ascolto di un brano poetico che ti riempie di senso le circonvoluzioni, di tanti vaniloqui pseudoculturali o dello spendere la vita inseguendo miti consumisti di produttivitàsuccesso senza uno sguardo etico, appunto, a quella superficie che circonda e grida…
    La poesia, quella piena di senso, aiuta appunto ad acuire sensibilità e sguardo. Peccato che il concetto sia oggi misconosciuto, peccato davvero. Ma vdbd , e anche il tuo blog di poesia, come tanti, esistono anche per questo, o no?
    ti abbraccio, annamaria

  6. 2008 Marzo 7

    Ciao, Annamaria.
    Sono con te, assolutamente.

    E credo che l’inutilità della poesia (se si considera il significato di utilitaristico nell’accezione comune e non in quello etico) sia uno dei presupposti fondanti della stessa. Un’ inutilità necessaria per sua natura, altrimenti
    tutto si ridurrebbe a un cammino ben poco consapevole, un andare senza meta, “inseguendo miti consumisti…senza uno sguardo etico”.

    E il senso, questo rovello che fruga senza esito…
    Ad alcuni (i poeti) sono dati come privilegio e condanna l’urgenza e la necessità ineliminabile dello scavo, la continua tensione verso l’ineffabile.
    Tensione che approda a risultati sempre “inutili”, ma così necessari.

    Buona giornata, ricambio l’abbraccio
    liliana

  7. 2008 Marzo 7

    io sono una fan di Liliana Zinetti e approfitto per salutare lei e la sua bellissima poesia !

  8. 2008 Marzo 7

    Liliana affronta impietosamente e sapientemente il tema dell’ “inutilità” della poesia in quanto credo che il poeta rivolga al mondo uno sguardo che non’vede’ ma che capta l’imo delle realtà più profonde. Ideare immagini di realtà altre è l’intuizione rivoluzionaria: non il cambiamento, ma l’indicazione della sedizione, del sovvertimento.
    La poesia è “inutile”, ma dolorosamente “obbligante” (e obbligata). Condanna, Liliana, dici bene. Tensione verso l’Ineffabile. Ma anche verso l’Indicibile.
    Cordialmente.

    mirko

  9. 2008 Marzo 7

    Blumy, troppo buona, grazie!
    Bello sapere di avere una fan:)

    Mirko, anche tu generoso, grazie.
    Trovo esatta l’indicazione del sovvertimento, assolutamente.
    Ricostruire partendo da un qualcosa che muove, ostinatamente, verso altro, quel luogo che ci chiama e non ci è dato conoscere.
    Indicibile, certo. Mi si perdoni l’autocitazione, ma “Vero è il verso che manca”.

    Buona serata a tutti
    liliana

  10. 2008 Marzo 7
    antonella permalink

    Dicono che stia sulla porta del buio,
    la notte, e parli con gli alberi e gli insetti
    e senta la risata breve delle foglie.

    questi versi sono molto belli, la risata breve delle foglie è immagine notevole. antonella

  11. 2008 Marzo 7
    corrado permalink

    Parole che mettono in luce tutta la consapevolezza del fare poetico di Liliana, autrice tutt’altro che ingenua.
    Poesia come viaggio senza speranza, ma necessario e ineludibile, da cui deriva una sorta di radicale stoicismo, di slancio alla ricerca dell’”Altro”, come diceva Celan, a cui forse Liliana (inconsapevolmente?) si è ispirata per questi versi.
    corrado

  12. 2008 Marzo 7
    margheritarimi permalink

    Questa corsa verso la parola, nella fatica dello scavo, che poi non è mai così come la vorremmo.
    Trapassata dalla follia, dallo sconcerto di andare oltre sé stessa.

    “Crede nello scavo,
    farnetica di confini e oltre,”

    grazie Liliana
    margheritarimi

  13. 2008 Marzo 8

    Grazie Antonella Corrado Margherita.

    Corrado, è stato detto già tutto quel che si poteva dire
    eppure si continua. O i poeti sono folli oppure sono sempre sobillati da un’urgenza del dire che non sarà mai fine a se stessa, se produce poesie che aprono ad altri paesaggi, a scenari mai visti, eppure riconoscibili.

    Perchè fanno parte di noi, del mistero che c’è nell’uomo.

    Più banalmente, l’ispirazione è venuta da un colloquio sulla poesia che abbiamo avuto, ricordi?

    Margherita, è vero quel che dici, ma è proprio questa impossibilità del dire che sollecita il poeta (e qui torniamo sul quesito: è un folle?:)

    Buona giornata e auguri a tutte le belledonne
    (e pure a quelle brutte:)
    liliana

  14. 2008 Marzo 8
    guimm permalink

    Al poeta

    Applausi
    “che bello, che bravo”
    sorrisi e baci,
    l’attore decanta
    il poeta incanta

    s’appisola stanca la musa,
    lo spirito del poeta s’invola
    ride, non ha rimpianti,
    al primo raggio di sole
    segue la notte verso ovest,
    cerca un porto

    schiocca la frusta
    gira la storia;
    in un giorno di sole
    additandolo bisbigliano:
    “guarda, è quello
    fottuto cca capa”

  15. 2008 Marzo 8
    fernirosso permalink

    ascolto
    i morti e
    sono mortale, mi aggiusto
    le scapole prima di cadere
    sciogliendomi io stesso
    le cere d’api..c’è del sottile
    in ganno in tutto ciò che faccio
    mi nasco..ndo dove mi a m..m a z z o
    ma mi amo così
    tanto da ricrearmi ri cercarmi in ogni antro di
    parola che os-curo dalla bocca messa
    a t a c e r e.
    Grazie della tua lettura che trovo una visione d’apice relativamente al poeta,più che alla poesia che si assume in mono-dose di riflesso.ferni

  16. 2008 Marzo 9
    Josè Grilli permalink

    Condivido il tuo pensiero
    cara liliana.
    Trovo bello il verso
    “…dicono che a volte canti.”
    Dentro c’è il poeta.

  17. 2008 Marzo 9
    liliana permalink

    Grazie a Ferni e Josè.

    Josè, la tua affermazione mi ha ricordato un verso bellissimo di Hierro, di nome Josè

    “A che fine vogliamo musiche/se non c’è niente da cantare?”

    Qui sì che c’è il poeta:)

    Ciao
    liliana

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