Sitor Situmorang di Giancarlo Locarno

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E’ necessario che qualcuno testimoni la presenza dell’halil nel cielo, della piccola falce di luna nuova chesegnala l’inizio del nono mese lunare, quello di ramadan, il mese in cui scese dal cielo il corano sul profeta Muhammed. Non basta il calcolo astronomico perché Dio potrebbe decidere di non iniziare affatto questo mese, è necessario saggiare con la vista e testimoniare l’avvenimento, la notte di Lebaran cadrà 29 o 30 giorni dopo a seconda del moto lunare. Questa halil del nono mese percorre nel tempo tutto l’anno solare, essendo quello lunare di soli trecentocinquantaquattro giorni.

Anche la pasqua segue un percorso cadenzato sulle fasi lunari, cade la domenica successiva alla prima lunazione dopo l’equinozio di primavera. Non percorre tutto l’anno perché è centrata sull’equinozio di primavera, gli vibra intorno con il periodo di una lunazione, sempre 29 o trenta giorni. Prima per quaranta giorni il digiuno lunare della quaresima.

E’ il lato femminile e lunare di due religioni che manifestano una forte caratterizzazione solare.
Un lato nascosto quindi che il poeta indonesiano Sitor Situmorang riesce a portare in superficie
per gli aspetti peculiari della sua formazione. Continua a leggere

Holan, Raboni e Pasolini

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di seguito un estratto da Il poeta murato, pubblicazione che realizzarono nel 1991 le Edizioni “Fondo Pier Paolo Pasolini” 

 

dalla prefazione di Giovanni Raboni

 

 

(…) Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” … Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome? Continua a leggere

Parola ai Poeti: Narda Fattori – su Poesia 2.0


Pubblichiamo l’intervista di Narda Fattori, redattrice di Viadellebelledonne,  rilasciata per Poesia 2.0 e lì pubblicata per la prima volta. Vi invitiamo a leggere su Poesia 2.0 le altre interviste.

Parola ai Poeti: Narda Fattori

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Credo che la poesia in Italia soffra di ipersviluppo, che non è uno stato di salute favorevole; la massificazione dello scrivere andando a capo ha raggiunto anche gli infimi che credono che la poesia sia una scrittura facile o estranea alla comunicazione. Si scrive per passatempo, per dar sfogo all’irruenza delle emozioni, per noia e poi ci si dice poeti. La pletora degli editori che si guadagnano la vita “stampando” ne è una dimostrazione. Io la frequento da quando ero una ragazzina di 12 anni e ancora non l’ho pienamente conquistata e ci sudo sopra e leggo, mi confronto, studio. Eppure questo dilagare di scritture, al quale poi non corrisponde un altrettanto dilagare di letture né di presenze a presentazioni e a reading, fa sperare che nella massa si celi qualche perla. Ce n’è bisogno. Continua a leggere

Cara parola, cura – poesie di Maria Teresa Carcano

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CARA PAROLA, CURA
poesie di Maria Teresa Carcano
Editrice ZONA 2010

“Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini…
È martirio il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s’aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.”
(Patrizia Valduga)

 





Per quattro sezioni:
I Da “Cara parola, cura” 

1
Cara parola cura
         benché morbo
un corpo ossesso che concresce
                     in corpo
mefisto che trasmuta in esorcista
se indemoniato infuria e in ogni pista
                         scortica
e scava
e sgretola
                         e rovista
e stana l' io stonato il nichilista
io
che appostato sta
           sì come un corvo
 Continua a leggere 

Domani sarà primavera ?

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يا ابــــــــن أمــــــــــــي

خلقت طليقا كطيف النّسيم وحرّاكنورالضّحى في سماه
تغرّد كالطيرأين اندفعت وتشدوبما شاء وحي الإلــه
وتمرح بين ورود الصباح وتنعم بالنور أنّـــــى تــــــراه
وتمشي كما شئت بين المروج وتقطف وردالربى في ربـــاه
كذلك صاغك الله ياابن الوجود وألقتك في الكون هذي الحياة
فمالك ترضى بذلّ القيود وتحنـــــــي لمن كبلوك الجبـــاه
وتسكت في النفس صوت الحياة القوي إذاماتغنى صـــــــداه
وتطبق أجفانك النيّرات عن الفجر والفجرعذب ضيــــــــــاه
وتقنع بالعيش بين الكهوف فأين النشيد وأين الايـــــــــــاه
أتخشى نشيد السماء الجميل أترهب نورالفضا في ضحــاه
ألا انهض وسرفي سبيل الحياة فمن نام لم تنتظره الحياة
ولاتخش مما وراء التلاع فما ثمّ إلا الضحى في صبــــاه
وإلا ربيع الوجود الغرير يطــــرّز بالورد ضافــــي رداه
وإلا أريج الزهور الصباح ورقص الأشعّة بين الميــاه
وإلا حمام المروج الأنيق يغرّد منطلقا في غنــــــــاه
إلى النّور، فالنورعذب جميل إلى النور،فالنورظل الإله

Mariangela Gualtieri, Caino – recensione di Narda fattori


Mariangela Gualtieri, Caino, Einaudi , 2011

Considero Mariangela Gualtieri fra le più grandi poetesse italiane contemporanee, anche se lei molto ha scritto per il teatro e la sua prima formazione , oltre a quella artistica ( è architetto), è quella di attrice. Attrice- autrice . Con il suo compagno Cesare Ronconi fa nascere il Teatro Valdoca, nome di un quartiere di Cesena, allora proletario, oggi centralissimo, teatro di ricerca, sperimentale , alla ricerca di una comunicazione mai compiaciuta ma dialogante, richiamando a gran voce la reazione e la partecipazione del pubblico attraverso scenografie e regie inquietanti, con il corpo che diventa linguaggio nel sottofondo del dettato sommesso e tragico della sceneggiatura. La scrittura della Gualtieri, fin dai suoi esordi, pur votata alle scene, conquista un dettato limpido e diamantino, purissimo e duro, ma è proprio la sua purezza e la sua preziosità a renderlo pieno di pathos e di pietas che mai sgorga enfatica, ma corre sottotraccia come un gran fiume silente che tutti porta in un grande abbraccio. Continua a leggere

150 anni d’Italia

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Una d’arme, di lingua, d’altare,
di memorie, di sangue e di cor.
(A.Manzoni, Marzo 1821)

Quando si parla di Risorgimento si allude ad una rinascita. In effetti, il lungo processo che porta all’unificazione italiana è un tortuoso cammino di riscatto e di redenzione. Rispetto ai quattro secoli di dominazione straniera che l’hanno preceduto. Fin dalla fine del XV° secolo, l’Italia, divisa in stati regionali equivalenti e conflittuali, appare debole e vulnerabile agli occhi dei potenti stati nazionali europei e perciò appetibile, terra da conquistare e colonizzare. Con i suoi tesori di paesaggio, arte e cultura. Così subiamo la dominazione francese, spagnola e austriaca, che si dipana nei secoli col suo fardello di umiliazioni, angherie, soprusi.

 

F.Hayez La Meditazione (L’Italia nel 1848)

Fino a Napoleone, che unifica l’Italia nel nome di un Regno destinato a durare  quanto le sue alterne fortune, sebbene proprio lui, l’imbronciato Corso, avesse ceduto Venezia agli Austriaci, facendo perdere alla Serenissima Repubblica l’indipendenza di cui godeva da undici secoli: offesa incancellabile per Ugo Foscolo, che farà dipendere proprio dall’onta del trattato di Campoformio, oltre che dalla delusione amorosa, la drammatica scelta del suicidio da parte della sua creatura letteraria –e alter ego- Jacopo Ortis.

Dopo la burrasca napoleonica, il Congresso di Vienna ridisegnerà i confini territoriali e politici d’Europa, riservando all’Italia una suddivisione in una diecina di stati, tutti più o meno legati a doppio filo all’Austria. Metternich spargerà sale sulle ferite, definendo il Belpaese una semplice espressione geografica. Continua a leggere

L’hanami e lo tsunami

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*Selezionato ARTICOLO DEL GIORNO dallo Staff editoriale di Paperblog per la prima pagina

Nei parchi di Tokyo e di tutto il Giappone le gemme dei ciliegi si stanno lentamente schiudendo per rinnovare, come ogni anno, l’incanto della loro fioritura bianco rosata.

L’hanami, ossia la contemplazione di quegli alberi in fiore, mentre si passeggia in silenzio o in sommessa conversazione con persone amiche, è ritenuta dai giapponesi una delle più gratificanti esperienze dello sguardo e dello spirito. Continua a leggere

L’emigrante racconto di Antonella Brighi


 

 

La Lloca del Rinconín está en el Paseo maritimo de San Lorenzo de Gijón.

 

L’emigrante  di Antonella Brighi

… La notte spesso,  ancora non riusciva a dormire, l’angoscia si ripresentava uguale e puntuale  come una maledizione.  La notte,  sola  davanti al cielo, tentava di ritrovare la sua stella polare, un  punto fisso  a cui aggrapparsi. Di notte, mentre una parte del mondo trovava sollievo nel riposo, la sua vita premeva per uscire dall’oscurità e per farlo si aggrappava a qualsiasi movimento esterno, persino alla sublime bellezza di un cielo stellato avvolto dalla luce soffusa della luna. Ma nel silenzio notturno, le meditazioni anziché  apportare una ventata di sollievo e dare una parvenza di significato ai fatti della vita,  a volte  ricreavano visioni senza apparente possibilità di redenzione, surreali e dolorose.

Allora in fondo all’ anima,  poiché si rendeva conto che in definitiva fuori da quel mondo che la identificava  non c’era nient’altro, sentiva che la sua vita  era ancora lì, pronta a mordere…. Continua a leggere

Giuliano Agresti: “Il nomade”, 2010


Giuliano Agresti

Era l’ultimo giorno dell’anno 2010, allorché alla Messa prefestiva delle ore 18, a Fagnano (Lucca), il mio parroco don Piero Raffaelli annunciò che in Chiesa si trovava in vendita un libro di Monsignor Giuliano Agresti, che fu arcivescovo di Lucca dal 1973 al 1990, anno della sua morte (era nato a Barberino di Mugello nel 1921), succeduto nella cattedra lucchese ad un altro arcivescovo importante per la Chiesa, Monsignor Enrico Bartoletti. Don Raffaelli era stato il giovane segretario di Mons. Agresti per molti anni. A lui, il vescovo confidò che non aveva il coraggio di pubblicare questo libro, essendo scritto nella forma del romanzo. L’avrebbe lasciato in salamoia. E in salamoia è restato finché la Comunità di Gesù, da lui fondata, non ha deciso di darlo alle stampe.
Agresti ha al suo attivo numerosi articoli su quotidiani, e numerosi libri (almeno una quindicina) di carattere spirituale. Tra questi ne ricordo due; il primo dedicato ad una santa lucchese, uscito nel 1978: “Ritratto dell’espropriata: Santa Gemma Galgani”; il secondo “Fragole sull’asfalto” del 1987. Si dedicò anche alla musica e alla pittura. Continua a leggere

su l’«Enrico di Ofterdingen» di Novalis (un piccolo filo avvolto di lettura)

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Novalis, busto

«Quando numeri e figure non saranno più la chiave di tutte le creature, quando quelli che cantano o baciano sapranno più dei profondi eruditi, quando il mondo tornerà a essere vita libera e vero mondo, quando poi luce e ombra si ricongiungeranno in un genuino chiarore, e quando in fiabe e poesie si riconosceranno le storie eterne del mondo, allora di fronte ad un’unica parola magica si dileguerà tutta la falsità»
poesia che, stante alla “Notizia di Ludwig Tieck sul seguito”, avrebbe dovuto trovare posto nel proseguo del libro

Non è mia intenzione riassumere o dare una lettura completa, ancorché amatoriale, de  l’Enrico di Ofterdingen di Novalis; non ne sono in grado, non solo perché è un romanzo interrotto di fatto, e continuamente sospeso e trasfigurato nella parte che ci è pervenuta (basti pensare ad es. che la parte prima -“L’attesa”- rappresenta il 90% rispetto al 10% della seconda parte – “L’adempimento” ), ma per via della vertigine che mi coglie anche a riletture diverse, a distanza di anni, tanto che non saprei descrivere la costanza di questa sensazione se non con il suo risucchio;
difficile infatti starsene in superficie come su di uno specchio azzurro e calmo, di un cielo che mostra un solo volto: queste pagine sono piene di sogni, di gorghi oscuri, caverne, polle, montagne minerarie, figure misteriose, libri, ancora pagine che appena vergate vanno disfacendosi,… e l’immaginazione del lettore – la mia – è più di un sasso che, sprofondando a sua volta, fa più di un cerchio. Continua a leggere

In memoria di Luigi Ghirri: galleria fotografica con dedica poetica di Gian Ruggero Manzoni all’ artista

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“La scelta dell’inquadratura è un lavoro profondo
sul sistema di rappresentazione, sulla scoperta di
una realtà che è presente all’interno della realtà.”
(Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Quodlibet)

INIZIO GALLERIA

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“La sua opera è unica nella totalità degli scatti“, scrive Gian Ruggero Manzoni rispondendo alla mia richiesta dei titoli delle foto. Quindi nessun titolo. Così è l’ opera di Luigi Ghirri: un corpo unico,  puro e senza nome dove ad essere /avere titolo sono la luce, della quale Ghirri preferiva attendere le variazioni più delicate all’ alba e al tramonto per ispirarsi: oquando essa tenue esce dal buio o prima di imescolarsi al buio. Quella disposizione cromatica  imprestata al garbo e alla sensibilità del fotografo raffina e impreziosisce la tensione dell’ effetto dissolvenza in certi paesaggi fotografati da Ghirri; lo sguardo, che osa attraverso gli oggetti comprendendoli senza mai soffocarli e fino ad esaltarne all’ atto dello scatto, la nitidezza disarmante. Continua a leggere

Lino Tagliapietra – Il vetro è vivo

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Lino Tagliapietra – Da Murano allo Studio Glass | opere 1954-2011

Venezia, Palazzo Cavalli Franchetti -19 febbraio 22 maggio 2011

Il vetro è un materiale meraviglioso. Perché? Perché il vetro è vivo. Anche quando è freddo continua a muoversi.

È legato al fuoco, è legato all’acqua, è così naturale. Il vetro è la mia vita

Lino Tagliapietra

 

“Lino Tagliapietra è innanzitutto un artista di straordinaria creatività e, grazie al suo forte temperamento, ha sviluppato uno stile personalissimo, che è riconoscibile anche dall’occhio meno esperto e che ha fatto scuola. Lino però è nato e rimane tuttora maestro vetraio nel senso più nobile del termine e ciò influisce sulle modalità e i risultati del suo lavoro di artista. Egli è stato educato e si è educato al lavoro vetrario alla luce della peculiare sensibilità veneziana nei confronti del vetro, che intende valorizzarne le caratteristiche di materiale assolutamente particolare, suscettibile di essere fuso, soffiato e modellato a caldo. Non percepisce affatto il vetro come un surrogato della pietra dura, del cristallo di rocca in particolare, come succede in centri vetrari con differenti tradizioni storiche, e di conseguenza nelle sue opere l’incisione e il taglio hanno un’incidenza molto minore rispetto alle lavorazioni a caldo. Nel suo lavoro è inoltre difficile, se non impossibile, separare la fase progettuale da quella tecnico-sperimentale, in quanto egli pensa in vetro, cioè concepisce l’opera non solo nelle sue qualità estetiche ma contemporaneamente anche nelle modalità della sua esecuzione. “

Rosa Barovier Mentasti

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Turno di guardia di Marco Ercolani

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TURNO DI GUARDIA

un inedito di Marco Ercolani

(vincitore del premio Montano 2010 per la prosa inedita)

Corsia notturna

Durante il giorno mi riferiscono deliri malinconici o magiche visioni del mondo. Mi raccontano crimini inesistenti, ingiustizie spietate, desideri favolosi. Parlano e parlano. Commentano, delirano. Ma, a notte alta, quando dormono nella corsia, vorrei spiarli con una piccola pila, attento a non fare il minimo rumore, vorrei capire se la sofferenza di poche ore prima ha lasciato una cicatrice reale nella loro pelle. Immagino occhi scuri, palpebre pesanti, labbra semiaperte. Oppure volti deformati da accessi di collera e pianti clamorosi che riposano come se nulla fosse accaduto, smemorati, immersi in un silenzio collettivo. Ma quella pace non mi appaga: è generica, vuota. I folli, svegli o dormienti, non sono mai simboli. Non voglio camminare accanto ai loro letti. Torno nella mia stanza di guardia, mi addormento. Comincio a scrivere di loro. Continua a leggere

Dino Buzzati: Una goccia, racconto tratto da “La boutique del mistero”

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na goccia d’acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode ad intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa piu’ viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravita’, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento. Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensi’ una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano gia’ andati a dormire. Dopo un po’ non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona. “Signora” sussurro’ “signora!” “Cosa c’e’?” fece la padrona riscuotendosi. “Cosa succede?” C’e’ una goccia signora, una goccia che vien su per le scale!” Continua a leggere

Luis Formaiano dall’ Argentina per la galleria artistica di Viadellebelledonne

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AJNA CHAKRA Transition 30 x 30 cm acrilico 2010

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Lo psicologo interpreta l’ alito dell’ anima.  Alito anche feroce. Il pittore crea con l’ ingegno e l’ ingegno si nutre di anima e  si  prova, forte e anche feroce di tale nutrimento, a liberarla da alcune delle sue prigioni, così che possa farsi accogliente e robusto nido per sostenersi e  sostenere chi in lei cerca conforto. Luis Formaiano è psicologo e pittore, ma non solo: anche poeta e scrittore. Lo studio della moltitudine di doni che dal profondo dello spirito umano erompe manifestandosi estroversa o introversa  è la ragione del suo ri-cercare/ri cercarsi umano ed artistico. Luis chiama porte (aperte), le sue tele. La porta è strumento per entrare in un luogo chiuso ma anche per uscire da un luogo chiuso e come dice l’ artista: “… voglio incoraggiarli [coloro che entrano in contatto con le sue opere. n.d.r.] ad osare il passaggio attraverso la porta aperta dei miei quadri  e a condividere la riflessione del mio mondo interiore nella ricerca del mistero della vita.Continua a leggere

8 marzo – da donne a donne


clicca per scaricare il PDF
8 marzo 2011

da donne a donne

“Dopo la festa del carciofo spinoso, della frittella impepata, della mozzarella appiedata, della costoletta impanata, del saltimbocca piroettante, della gallina e del maiale, dopo quella dei nonni, delle nonne, dei papà, delle mamme, del prozio e dell’ava come lava ecco  la festa delle donne. Sarà che sono per la parità ma vorrei tanto che si istituisse anche  “La giornata degli uomini”. “
E’ sentire comune che la giornata delle donne è stata istituita in ricordo delle vittime dell’incendio avvenuto a New York nel 1911 dove persero la vita parecchie donne.

“Nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa.”

da wikipedia

8 agosto – Festa degli uomini

Comunque sia VDBD ha pensato di dedicare agli uomini la giornata dell8 agosto in ricordo del disastro della miniera di Marcinelle avvenuto nel 1956 e che provocò 262 morti su un totale di 274 uomini presenti nella miniera. Chi volesse inviare il proprio contributo, le proprie riflessioni può farlo sin da adesso inviando una mail all’indirizzo

lafestadegliuomini@yahoo.it

leggi del disastro su wikipedia Continua a leggere

Una poesia di Ildegarda di Bingen

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Ildegarda di Bingen raffigurata su un manoscritto medievale

Nata in Germania,sulle rive del Reno, nel 1098 e morta nel 1179, Ildegarda fu celebre filosofa benedettina,venerata come Santa, fondatrice di diversi monasteri, scrittrice,musicista, drammaturga, linguista,consigliera politica, naturalista, guaritrice, profetessa e poetessa, per la quale la donna personificava idealmente l’umanità di Gesù.

La donna melanconica Continua a leggere

CLASSIFICA WIKIO


CLASSIFICA WIKIO

Junichiro Kawasaki: ultimo atto

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Gafyn, di due anni più giovane di lui, era nato a Cardiff il 30 novembre 1900, lo stesso giorno in cui a Londra si spengeva Oscar Wilde. Suo padre era minatore e sua madre cameriera. La sua singolarità fu che per tutta la vita si rifiutò di lavorare, guadagnandosi da vivere scommettendo con intelligenza e intuito, senza mai esagerare, sulle corse dei cani. Nel ’26 aveva scritto Manifesto per un mondo che non c’è e nel ’31 Beauty is beauty: la particolarità di questi testi sta nel fatto che la loro stesura avveniva sul retro dei tagliandi delle puntate fallite. I salti logici della sua prosa dipenderebbero invece dalla scommesse indovinate e i cui tagliandi erano stati ritirati. Cardiff era il suo mondo e si era deciso a lasciarlo per la prima volta soltanto a ventisette anni per un doppio soggiorno prima in Urss e poi negli Usa. Fu proprio il suo soggiorno statunitense, forse per l’esasperata esaltazione dell’individualismo, a sviluppare i suoi istinti anarchici. Dopo aver conosciuto e apprezzato attraverso i media Kawasaki, si era deciso a progettare un viaggio in Estremo Oriente per conoscerlo di persona e magari vivere con lui qualche emozionante esperienza intellettuale.

Quando bussò porta di Junichiro, dopo aver passato un’intera giornata a trovarne l’abitazione, malgrado la notorietà del personaggio,  Gafyn indossava un paletot  di cammello con pelliccia, malgrado la stagione mite, già decisamente primaverile, camicia con cravatta, un cappello alla Sherlok Holmes, a quadretti e occhiali rotondi. Pareva appena uscito dalla hall del miglior albergo di Tokyo. Junichiro ci mise una frazione di secondo a riconoscerlo, meravigliandosi non poco che un anarchico avesse l’aspetto di un perfetto borghese. Continua a leggere

Sia pure il tempo di un istante di Cristina Tirinzoni


Cristina Tirinzoni è nata a Sondrio, vive e lavora a Milano. Giornalista, studiosa di psicologia, appassionata di astrologia umanistica, da qualche tempo dipinge acquerelli. Scrive per Psychologies.

Scrive Raul Montanari, “i racconti e le poesie contenute in “Sia pure il tempo di un istante” sono fotogrammi che colgono l’immediato “dopo” o il “prima” di una situazione personale o relazionale che è entrata in crisi. La sconfitta, lo scacco, l’inquietudine donano a questi quadri una tensione insolita. L’autrice dipinge paesaggi naturali e umani senza mai indulgere all’idillio. A volte è nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e ormai non sarà mai più, a volte una contemplazione partecipe a un dolore che nasce personale e subito si allarga, dolcemente e intensamente, e diviene dolore di tutti…”

Sia pure il tempo di un istante di Cristina Tirinzoni, NeosEdizioni

L’autrice mi fa sapere che dipinge acquerelli, me ne manda uno a corredo della poesia Fil di fumo che rappresenta un indiano che mi è molto piaciuto e  che mi avrebbe fatto piacere pubblicare qui;  purtroppo non riesco a copiincollarlo  in quanto l’immagine è inserita nel pdf.  Le poesie qui presentate sono però anch’esse degli acquerelli di parole, l’autrice descrive con tratti leggeri e puliti, senza eccessivo accumulo di colore, lasciando spazi bianchi lì dove è necessario, senza dire più di quel che serve,  e lo fa usando termini che potrebbero fa pensare al contrario. Nella poesia fil di fumo infatti parla del passato come accumulatore di indizi e scoperte, parla di tracce confuse e di fumo ma l’effetto è pulito, acquerellato ma non per questo meno espressivo, così come lo è nelle poesie che seguono, nonostante il dolore della separazione, dello sgomento, dell’inutilità di certe storie e di certi giorni, giorni da calpestare e da buttare nel cestino. antonella pizzo

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About Libia

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La cultura libica

La Libia rappresenta perfettamente il punto d’incontro tra Sahara e Mediterraneo: lungo le sue coste si incontrano straordinarie città greche e romane e i resti di antichi splendori bizantini; nell’interno, invece, il deserto occupa ben il 90% dell’intero territorio. In teoria nella società libica, la donna ha gli stessi diritti degli uomini, nonostante la religione musulmana; in realtà molte donne conducono una vita piuttosto ritirata e sono poche quelle che nel lavoro occupano ruoli di responsabilità. Nel 1982 sono stati istituiti dall’UNESCO tre città patrimonio dell’umanità: sono le antiche rovine di Cirene, Leptis Magna e Sabratha. In seguito sono entrate nella lista anche l’area con le pitture rupestri del sito di Tadrart Acacus (1985), e la pittoresca città antica di Ghadāmis (1986), che nel mese di ottobre, in occasione del Ghadāmis Festival, torna a rivivere in un tripudio di colore e attività. Il festival di Acacus, invece, che si tiene tra dicembre e gennaio, si caratterizza per uno spettacolare concerto che si tiene al tramonto, arricchito da danze tuareg e cerimonie tradizionali. Come in altri Paesi dell’Africa mediterranea, piatto tipico della Libia è il cous cous, che accompagna pesce o carne, per esempio agnello; viene sostituito dal riso in Cirenaica. I maccheroni, frutto del passato coloniale dell’Italia, sono la base di alcuni piatti, la rishta invece è una specie di pasta lunga (tipo tagliatelle) condita con ceci, cipolla e sugo piccante. Continua a leggere

Forugh Forroxzād

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Forugh Forroxzād:

una, nessuna, centomila

Lunedì 7 marzo alle ore 17:30
Libreria Odradek

Via dei Banchi vecchi 57, Roma

a cura di Daniela Zini

 

In un momento culturale, politico e sociale, così carico di tensioni abbiamo voluto porre un accento di riflessione su quello che universalmente, troppo spesso, viene sottovalutato: la conquista attraverso i secoli dei diritti delle donne. Per contro, il raggiungimento di tali privilegi in una società che tende al multietnico e al globale, si scontra con realtà in cui essere donna equivale a non avere alcun peso sociale, alcun diritto e alcuna possibilità di affermazione personale. Continua a leggere

Marco Fulvio Barozzi aka Popinga: Contraintes matematiche e poesia

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Oulipo: incontro con Italo Calvino

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Premessa dell’ autore con riferimenti  ad articoli apparsi sul suo blog:
La  combinatoria (da Queneau a Saporta), i quadrati latini (da Arnaut Daniel a Perec), le strutture ad albero (Borges), quelle suggerite dalla serie di Fibonacci o dal pi greco non esauriscono le potenzialità creative (e ludiche) delle restrizioni matematiche applicate alla letteratura. Le pubblicazioni degli o sugli oulipiani (come La letteratura potenziale. Creazioni Ri–creazioni Ricreazioni, CLUEB, Bologna, 1985) forniscono ulteriori esempi di contraintes matematiche inventate dal sodalizio francese, del quale, ricordo, hanno fatto parte matematici di valore. Continua a leggere

Besy (lettura fulminea dei Demoni di F.M.Dostoevskij)

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Lui.

Lui è scostante, lui è deciso, si muove lungo le linee del dare-duro.

Lui è, invece, tattico. Progetta per noi situazioni confacenti all’idea.

Lui è così adeso alle sue che dovrà portarle fino in fondo. Progetterà un suicidio, e lo eseguirà come si deve, firmando una carta che lo significherà altrimenti.

Lui ha invece idealizzato il dare-duro, nella sua indecifrabilità, il dio russo come sola possibile istanza, e lo vede traboccare e non capisce, “hai il tuo fardello”, gli dice, alla Tolkien, chissà poi se Dostov l’ha letto.

Lui, lui, lui è meravigliosamente anarchico. Non è chiaro dove troverà uno sbarramento alle sue imprese, mai profondamente orribili, ma consapevolmente disastrate, profittanti dell’umore debole della schiava. Abusante il potere understatement, lui leggiadro e senza costruzione d’onore, lui basale, a guardare in faccia i Tempi, Bakunin, Bakunin ma che sarai mai se sono io a trasformare le tue tirate in fatto concreto, detto, la mia Letteratura. Continua a leggere

Primero Sueño di Sor Juana Inés de la Cruz

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Sor Juana de la Cruz


[…]
Il mare, non più mosso,
l’instabile non culla
ceruleo letto dove il sole dorme;
e i sempre muti, ora dormienti, pesci,
nei giacigli fangosi
dei loro oscuri seni cavernosi,
due volte erano muti;

[…]

(J.I. De la CruzVersi d’amore e di circostanza. Primo sogno”, A.Morino, 1995 Einaudi)


La dichiarazione di Sor Juana de la Cruz : “Non ricordo di avere scritto per il mio piacere se non un papelillo che chiamano Il sogno”, oltre che per l’argomento proprio del sueño, mi rende questo poemetto caro, più delle, pur notevoli, “poesie di amore e di circostanza”, presenti, come El sueño , nella sopracitata traduzione di Angelo Morino.

Il titolo completo di questa silva di 975 versi, così come pubblicata nel 1692, è “Primero Sueño que así intituló y compuso la Madre Juana Inés de la Cruz, imitando a Góngora”; Continua a leggere

Salvatore D’ Angelo: Passione e morte di Cecco Picecio (omaggio ai testi e disegni di Angelo Siciliano)

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PDF di Angelo Siciliano

PDF I

PDF II

 

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Testi dialettali e disegni di grande bellezza. Lo stile naïf, i colori intensi e delicati evocano il tempo dell’infanzia quando tutto era avventura circolare senza tempo e   la morte  non era che  lontana ipotesi o un racconto astratto. Continua a leggere

Il miracolo di questa vita tutta

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René Magritte, Il vaso di Pandora

O madre segreta.
O madre silenziosa e attenta. O madre ruvida
e tagliente come una polvere di vetro.
Sai che resistere al dolore è una forma di vita
assai distratta m.r.

di Marco Ribani

Il miracolo di questa vita tutta stropicciata
sgangherata è un miracolo che non è di lampo
viene da una poesia che deborda dalla pentola
in cui l’alchemico apprendista mescola grumi
di coscienze strappate con le unghie al volere
del signore. E allora aggiunge e schiuma e toglie
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LE SIGNORINE DI WILKO: DAL ROMANZO ALLA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE

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*Selezionato ARTICOLO DEL GIORNO dallo Staff editoriale di Paperblog per la prima pagina


Una delle operazioni letterarie più delicate è quella che riguarda la traslitterazione di un testo. Nella conversione da una forma all’altra è insita una perdita che ossimoricamente viene avvalorata dall’acquisizione di qualità altre. Nel passaggio da un codice a un altro l’opera si riempie dei significati in simboli che l’autore della trascrizione le vuole assegnare. Il regista lettone Alvis Hermanis ha compiuto questa operazione mettendo in scena la versione teatrale del racconto Le signorine di Wilko, dello scrittore polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz, testo che si caratterizzava per il registro poetico della narrazione. Nel romanzo la dimensione temporale fa riferimento alla fine della prima guerra mondiale e vi si respira un’aura malinconica che avvolge i personaggi nella nostalgia di un tempo passato rimasto cristallizzato nella memoria individuale. Continua a leggere

Luigi Di Ruscio, ne convengo


Caro Luigi tu avevi scritto:

io e mia moglie siamo andati a fare la spesa e ritornando a casa non ho fatto altro che passare sulla neve nuova nonostante le scarpe basse e i calzetti e le corce dei pantaloni che si bagnavano, trovavo piacere lasciare segni dei miei passi bene distinti sulla neve nuova, poco lontano ragazzetti sulla neve nuova facevano gli angeli, si distendevano nella neve muovendo le braccia e lasciavano sulla neve nuova l’impronta dell’angelo

e io ti dedicai questa poesia che non ti piacque,  fu nel 2006 su liberinversi , davvero Luigi eri un grande e io ti ho pensato spesso e convengo sulla poesia.  Continua a leggere

Il viaggio e “Corinna o L’Italia” di Madame de Staёl

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Il viaggiare è connaturato all’essenza stessa dell’uomo, creatura nomade per eccellenza.

Esso può essere il risultato di una scelta conoscitiva, ricreativa oppure di una necessità improrogabile: le migrazioni di popoli, gruppi o singoli nel corso dei millenni hanno sostanzialmente risposto a quest’ultima esigenza, configurandosi come ricerca di più accettabili condizioni di vita ambientale, economica, socio-politica.

Quei viaggi, ancora drammaticamente attuali, sono la risposta a una costrizione oggettiva o soggettiva non più tollerabile: la Terra, nella sua porzione più ricca, attrae irresistibilmente e nessun confine, reale o fittizio, può costituire un deterrente. Il viaggio dei migranti si nutre di rabbia e speranza, disperazione e desiderio.

Tutt’altro carattere, meno intriso di pathos e thanatos, è il viaggio di chi sceglie di partire: per conoscere altro, per mettersi alla prova, per indagare la propria interiorità, per distaccarsi dall’hic et nunc abituali, per trovare quell’altrove a cui consapevolmente o inconsapevolmente aspira.

Il viaggio, specie per mare, diventa così metafora della vita, delle sue avversità e ebbrezze, dei suoi pericoli e incanti, fino allo scioglimento finale: l’approdo al nido caldo della famiglia e della patria, come nell’Ulisse omerico o la perdizione nel folle volo dell’Ulisse dantesco. Continua a leggere

Keeping mum

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opera di Sergio Padovani

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Allora seppi che
le madri non vivono su rette vie.
Il suo mondo era ripiegato, aveva il dono
Della tenerezza, della sveltezza e del saper mentire.
La mia fede nella schiettezza fu minata.
Sempre con passo pesante ero indietro di molto.

Gwyneth Lewis

 

[una nota di lettura su  L’assassino della lingua di Gwyneth Lewis]

Cosa si intende per autore minore? Su che piano si gioca la minorità di un autore? Se “l’autore minore” può essere visto come “uno straniero nella propria lingua” (1) nel caso di Gwyneth Lewis, la minorità si esprime in primo luogo nella reale appartenenza a una minoranza linguistica, quella gallese.
Ma la Lewis pur partendo da questo presupposto estende la sua “minorità” fino al paradosso di renderla un assunto universale. Ossia minorità di una lingua infinitesima che nella lingua data si cerca. L’opera è quindi la ricerca, il moto a luogo, lo spasmo iniziatico che glissa anche tematicamente sull’intenzione che lo motiva.
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Francesco Zingoni: Demian Sideheart (Outsider Edizioni, 2010)

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“Amore e Viaggio nella Storia sono inscindibili”
(Francesco Zingoni)

Demian Sideheart

Un lungo e coraggioso romanzo d’esordio: 650 pagine – ma sarebbero molte di più, se il volume non fosse stato impaginato in modo “ecologico” (ovvero con pochissimi margini). Un piccolo caso editoriale, di cui si sono occupati anche media che di norma snobbano i libri, come il Tg di Rai3: un’autoproduzione che in un paio di mesi, grazie al passaparola dei lettori, ha raggiunto le vetrine delle più prestigiose librerie, fianco a fianco con i blasonati best-sellers del momento.
Barbara Berti, ricercatrice di lingua inglese presso l’Universita degli Studi d’Insubria, ne ha effettuato un’approfondita disamina:

“Demian Sideheart è una storia d’amore e di viaggio. Anzi, d’Amore e di Viaggio, due assoluti che questo romanzo intreccia inestricabilmente tra loro: un viaggio folle all’inseguimento dell’amore, un amore assoluto che sospinge al viaggio. La storia ci immerge inizialmente in un’ambientazione già vista in molti romanzi, quella del naufragio, e sfrutta un espediente narrativo altrettanto usato, l’amnesia. Ma ben presto, proseguendo nella lettura, si capisce che l’autore sta per condurci in qualcosa di assolutamente originale: un vero e proprio viaggio iniziatico, attraverso un destabilizzante oceano di simboli. Continua a leggere

Junichiro Kawasaki – 3. “Abito un tempo con un occhio solo”

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Sul finire degli anni Venti la crisi economica mondiale cominciò a mordere in profondità anche l’Impero del Sol Levante. La risposta fu l’espansionismo coloniale e la repressione interna, nel quadro di un regime totalitario che assunse la fisionomia tipica dei fascismi europei. Il dispotismo militare, appoggiato dal ceto medio, timoroso del comunismo, provocò la deriva antidemocratica che portò il Giappone nel ‘33 ad uscire dalla Società delle Nazioni e ad esercitare nel sud-est asiatico lo stesso ruolo violento e aggressivo della Germania nel Vecchio Continente, senza risparmiare il gigante cinese, enorme ma vulnerabile. Fino al Patto Tripartito Roma-Berlino-Tokyo del 1939.

Era l’inizio di una guerra folle, combattuta ben oltre la sua conclusione in Europa, fino all’apocalisse atomica del 6 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki.

Junikiro e la sua famiglia, che ormai contava tre figli, non furono risparmiati dalla tragedia di quegli anni, come nessuno, del resto, in Giappone. Continua a leggere

Lorenza Zambon – attrice giardiniera: Meditazione sull’ albero e lezioni di giardinaggio

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fotografia di Lorenza Zambon

 

Guardare e vedere


Cammino verso l’albero in mezzo al prato, vado dritta verso di lui.
Mi fermo quando riempie completamente il mio sguardo.
Allora comincio a girargli intorno. E lo guardo. Giro, giro. E lo guardo.
Non riesco veramente a vederlo tutto intero. I miei occhi corrono da un particolare all’altro, da una parte all’altra, su e giù. Non fisso nulla. Non vedo nulla.
Continuo a girare. Continuo a guardare.
Qualcosa emerge. Quel punto dove si vede che c’era attaccato un ramo caduto. Quella foglia che spunta tutta da sola direttamente dal tronco, molto più sotto di dove cominciano i rami.
Piccoli particolari. Li ricordo, mi accorgo di aspettarli mentre giro. Li ritrovo ad ogni giro.
Il primo ramo in basso che esce dal tronco. L’angolo che fa. Continua a leggere