Aspettando la fine del mondo di Caterina Davinio – Nota di lettura di Narda Fattori

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Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti

La poesia “civile” in questi ultimi anni ha trovato voci intense , poeticamente mature , per farsi parte non secondaria del panorama letterario. Figlia di grandi padri spesso era caduta nel cronachismo, nell’invettiva, nel sarcasmo , talora nel semplice dileggio. Vero è , tuttavia, che la poesia , soprattutto dal secondo novecento, si è emancipata dalla visione ombelicale dell’autore, per aprirsi al mondo , alle esperienze,  alla notazione di costume , alla descrizione di un’umanità ferita, dolente, marginale. I poeti, molti e spesso di gran pregio , hanno spalancato le finestre al mondo riconoscendosi essi stessi figli  e complici loro malgrado della realtà non più annidata in una piega della loro sensibilità, ma globale e asservita a meccanismi di potere impietosi. o essi stessi marginalizzati. Continua a leggere

“Pietre colorate” di Adalbert Stifter

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Pietre colorate

Non ho letto tutti i libri di Adalbert Stifter; e conosco poco della sua vita, trascorsa in Boemia, Austria e Germania, che lo condusse ad uccidersi con un colpo di rasoio alla gola, in una notte di gennaio del 1868.

Malgrado la mia incompetenza, vorrei raccomandare ai lettori italiani un libro bellissimo: Pietre colorate, curato con passione da Paola Capriolo (Marsilio, pagg. 284, euro 7,80). Immaginate un grande pittore visionario come Caspar David Friedrich, che si nascose per mezzo secolo nel mondo contadino, e poi riemerse nella figura innocente e tragica di Robert Walser. Continua a leggere

Amore e paradossi

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ALESSANDRO: – Forse ci potremmo sposare, Manuela?

MANUELA: – Non credo, Alessandro.

ALESSANDRO: – Allora vivere assieme?

MANUELA: – Non ci penso neppure!

ALESSANDRO: – E perché?

MANUELA: – Non lo so, non me lo so spiegare, ma qualcosa dentro mi dice di no.

ALESSANDRO: – Falla tacere!

MANUELA: – È il mio buon senso, suppongo.

ALESSANDRO: – Non si accorda col mio. Il mio direbbe che se due persone… Continua a leggere

QUEL LUOGO DELLE SABBIE

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In un desiderio eterno
-in un dolore eterno-
essi tutti scorticati
rosi erano a metà,
dalle rivelazioni,
della dispietata dottrina.
E guardavano, Continua a leggere

“Il pane di Abele” di Salvatore Niffoi

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Il pane di Abele

Fa più male un’amicizia tradita o un tradimento d’amore? Nella Sardegna barbaricina certi legami si suggellano con il sangue vivo, con un sesterzio trovato insieme in un campo, spaccato facendo scongiuri e diviso in due metà uguali, da portare al collo per tutta la vita. In quella terra selvaggia e passionale, gli amici a volte diventano «vrades pro sempere», fratelli per sempre, accomunati da un vincolo che solo la morte può sciogliere. Continua a leggere

Eros Sequi: “Eravamo in tanti”, 1953

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Ecco un autore pressoché dimenticato. Vale la pena riportare i cenni biografici che appaiono nella quarta di copertina dell’edizione 2001 curata dalla ComEdit 2000:

“Eros Sequi nacque il 15 ottobre del 1912 a Possagno (Treviso) – è il paese dove nacque anche, nel 1757, Antonio Canova (Nda) -. Da bambino si trasferì in Toscana, compiendovi tutti gli studi, compresi quelli universitari. Si laureò nel 1934 alla Normale di Pisa. Lavorò al Ministero dell’istruzione e fu insegnante in scuole del Dodecaneso. Trasferito a Zagabria, ricoprì il ruolo di docente presso la cattedra di lingua e letteratura italiana e di responsabile dell’Istituto di cultura italiana. Dopo l’8 settembre del ’43 aderì al movimento partigiano. Dal 1944 ebbe incarichi politico-culturali, fondando e redigendo vari fogli partigiani in lingua italiana, ultimo dei quali “La Voce del Popolo” che diverrà il quotidiano della minoranza italiana. Fu fra i fondatori dell’Unione degli Italiani di Istria e di Fiume. Continua a leggere

“CANZUNA” di Marco SCALABRINO- Note di Narda FATTORI

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Marco Scalabrino, Canzuna , Samperi editore.

Ho ricevuto in questi giorni uno scarno, prezioso libretto a firma di Marco Scalabrino, poeta eccelso in lingua sicula, ancora una volta tradotto in brasiliano, in inglese, in italiano, a denunciare che non esiste un’insularità della lingua e a porre al centro  la sua stessa giustificazione: la comunicazione.
Finché una lingua è in grado di comunicare e di esprimere sensi e sentimenti, non può essere considerata minoritaria, né minore, né sopravvissuta.
Per me la comprensione della lingua in cui si esprime Scalabrino è un’arrampicata sudata verso la pienezza del  senso; ci dividono molte miglia di lingue diverse, ma , forse perché sono di madre lingua vernacolare, trovo questa ascesa premiante e preziosa come un dono inaspettato e gradito. Continua a leggere

Il canto di Prufrock (a la manière di T.Eliot)

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imagesCAMOS8L8Il canto di Prufrock

(à  la manière de T. Eliot)

 
e allora andiamo tu e io

mentre la sera si avvolge nel cielo

andiamo per strade semideserte

per notti senza riposo

la nebbia si strofina la schiena contro i vetri

e tu mi chiedi

ci sarà tempo?

ci sarà tempo per te e per me? Continua a leggere

“Corpo tattile” (silloge poetica di Alberto Barina)

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Alberto BarinaAlberto Barina

 

 

Corpo tattile è la nuova silloge poetica di Alberto Barina, autore veneziano i cui testi brillano indubbiamente per la grande inventiva che li nutre e li sorregge. Infatti sono spesso caratterizzati da immagini e trovate linguistiche intensamente originali, che non cessano di meravigliare il lettore e che, nella raccolta in questione, riescono a veicolare significati e concetti improntati a un “elegante”, musicale pessimismo. Per illustrarli e sintetizzarli in maniera spero coinvolgente, Continua a leggere

Bruno e Asia Amore: “Chissà se i bambini lo sanno. (Silloge di poesie per ragazzi)”

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mirò-gallo
……..
Ad Asia
……..che nascendo
……………mi prese per mano

.

da La voce di Bruno
….(08 luglio 1936)

Il Gallo.

disse il gallo alla gallina
hai covato stamattina?
con la cresta spettinata
lei risponde un po’ arrabbiata:
Sempre comodo, anche bello
fare sempre e solo il gallo.
.
.
Il Cavallo. Continua a leggere

Michele Sovente

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LA VERITA’ E IL DELIRIO

DI MICHELE SOVENTE

 

  di Augusto Benemeglio

1.    Il Dylan Thomas dei Campi Flegrei

Michele Sovente se ne è  andato un anno fa, in primavera, come le nuvole, chissà dove, in un punto cieco, dove stanno le favole, come aveva anticipato nel suo libro “Carbones”, Garzanti, 2002, che mi aveva regalato  qualche anno fa, a Piano di Sorrento, dove avevo vinto un concorso di poesia per una silloge inedita (I funerali di mio padre), e lui era l’ospite d’onore insieme a Maria Luisa Spaziani.

Quondam nubila longe adspiciebam
et obscuras  per vias sentiebam
erbas longe novas: cum aspide
puer in horto ludebat

(Le nuvole una volta guardavo lontano /e per vie buie sentivo il brusio/di appena nate erbe lontano: un bambino/ con il serpente nel giardino giocava ).

Le guardavi ancora le nuvole e ci leggevi dentro tante cose , per lo più tristi amare degradanti catastrofiche, un po’ delirio, un po’ verità, vento cieco dell’anima.

Po’ rummane, chisàpe, ‘u bbelèno
’mpònt’a còra e ‘ncuòrpo rummàne/
Pe’ tantu tièmpo ‘u senzo/r’ ‘u mmale… 

Era  forse il più grande poeta meridionale di quest’ultimo scorcio di tempo, certamente uno dei più importanti a livello nazionale. Era il Dylan Thomas napoletano dei Campi Flegrei, con la sua impetuosa vitalità, l’autentico folklore che fascia un popolo, e aveva  in se quel tanto di visionario, profetico e delirante che fa della sua poesia un dato certo, riconoscibile, una testimonianza implacabile del nostro vivere di oggi, che brucia come lava ardente Continua a leggere

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