La poesia – la lezione di Benigni

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Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu.
“(…)Cos’è la poesia?

Non chiedermelo più, guardati nello specchio: la poesia sei tu!
E vestitele bene le poesie! Cercate bene le parole! Dovete sceglierle!
A volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola!
Sceglietele, che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere! (…) Continua a leggere

tre gradi di felicità

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[sulla felicità  in tre quadri di Sergio Padovani]

 

Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Epicuro, Sulla felicità

 

1. La finzione. Queste bestie …

 

Che c’entra il male con la felicità? Possibile che paradossalmente la purifichi dall’etica e la dia per quella rivelazione tronfia, inaudita che non dà neanche piacere? Quello che articola Sergio Padovani è un terzo grado, un iter attraverso una sua propria terna in cui i livelli di un senso astruso sembrano indicare qualcosa di indefinibile attraverso tre immagini altamente definite. Un totale capovolgimento che riguarda anche la morfologia dei corpi e che riduce tutto a pensare due semplici parole, come felicità e piacere in un rapporto tra loro, molto meno noto di quello che si è creduto fin qui e più arduo di quanto si sia disposti a credere. Che c’entra il piacere con la felicità nel mondo pittorico di Sergio Padovani? Forse nulla. Continua a leggere

anteprima classifica wikio


ANTEPRIMA CLASSIFICA DI MARZO

Sbianca il cuore nella prigione di Narda Fattori (Questi tempi)


Titolo: Mani sul cuore Autore: Alessia Iannarelli

Sbianca il cuore nella prigione
di mani insanguinate
il palmo  volto in basso
già si sforma la sua sostanza
si deforma la funzione e non ha
più amore che lo chiami
nel vortice di stelle abbrunite
dal lutto dei morti. Continua a leggere

giornata del web@lfemminile


La segnalazione proviene  dal blog WWWomen di Cinzia Sasso su La repubblica.It

http://sasso.blogautore.repubblica.it/2011/03/30/donne-sul-web/

“Sarà domani la giornata del web@lfemminile, organizzata all’interno del progetto futuro@lfemminile. La maratona sul web proseguirà per 24 ore e metterà in scena di tutto: interviste, approfondimenti, iniziative speciali, incontri. Basta collegarsi al sito www.webalfemminile.it per ritrovarsi in un salotto virtuale”

Giulio Passerini: Le sedute “psicografiche” di Who’s the reader

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Riprendo volentieri da Who’s the reader di Giulio Passerini la terza e la quarta puntata delle sue « sedute “psicografiche”: libere associazioni grafiche a puntate» riguardanti soluzioni grafiche per edizioni diverse dei libri di F. Kafka.


Kafka di Peter Mendelsund, Schocken

Terza seduta

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Manipolazioni di San Lorenzo

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La poesia sulle stelle cadenti di Giovanni Pascoli è una della più piagnucolose della sua produzione. Non dico che sia brutta o insincera, anzi, ma personalmente rifuggo dal patetico in cui ogni tanto amava ficcarsi il grande poeta romagnolo. Mi sono sentito così nel diritto di sottoporla ad un alcuni procedimenti oulipiani, cioè l’applicazione al testo di tecniche di elaborazione basate sulla contrainte, la costrizione formale autoimposta. Si tratta di esperimenti, per cui il risultato non può certo ambire al valore estetico, comunque conto sulla comprensione e la pazienza del lettore.

 X agosto

 San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano. Continua a leggere

Poesie e Ombre

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“Poesie e Ombre” è il titolo del libro di esordio di Monica Martinelli, edito per le Edizioni Tracce (2009), titolo che ci rimanda al verso di Paul Celan: “Dice il vero chi dice ombra”. E di ombra nella poesia di Monica Martinelli ce n’è tanta e c’è la sua verità sulle cose e sulla vita.

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QUELL’UNICA GOCCIA di Villa Dominica Balbinot

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Mi colpisce quella singola goccia che, scendendo dalla grondaia, continua a cadere.
Ce n’è una sola di goccia, ed è testarda, e risuona metallica – a ondate che paiono cronometrate a intervalli identici –sul bordo di ferro dipinto di bianco che circonda un tratto del balcone , esattamente la sua parte centrale e anteriore, quella che fronteggia il panorama digradante di monti sullo sfondo azzurrato che ora si è fatto roseo. Ha appena smesso di piovere, un odore di terreno impregnato di acqua viene dal basso, i raggi del sole – ormai rivolto quasi del tutto a occidente Continua a leggere

Giuseppe Carracchia “Il verbo infinito” lettura di Antonella Pizzo


 

Le jardin de giverny - Monet

Il verbo infinito

Giuseppe Carracchia, Prova D’autore, 2010 Catania

Giuseppe Carracchia è un giovane poeta, nato nel 1988 ha già al suo attivo tre raccolte di poesie: Pensieri notturni del 2005, Anime vagabonde del 2007, e infine quest’ultima “Il verbo infinito” pubblicata nell’ottobre del 2010 dalla casa editrice catanese Prova d’Autore di Nives Levan.

Sul numero di marzo lunarionuovo (.it) Giuseppe racconta d’aver coltivato la passione per la poesia  negli anni a cavallo fra il ginnasio e il liceo e che è stato incoraggiato dal padre, anch’esso poeta. Continua a leggere

– Non ci sono più repliche – versi di Francesca Coppola

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incuria – fotografia di Francesca Coppola

 

L’ Anima

Che grande scultore sei tu
che hai scolpito il tuo volto di pietra
tra le mie braccia
e ormai amore morto
mi sei diventato figlio
ti tengo sulle ginocchia
e piango perché il ricordo di te
mi pesa come un sepolcro.
(Alda Merini)


Senza logica

vederti è filtrare acqua
ad un bacino troppo ristretto
nucleo in via d’ emersione

per poi alleviare questi tormenti
a suon di gambe, spirale
di sensazioni donate poco alla volta

per te, sospesa a riesumare
quei bracciali da ottobre che oggi
si scambiano più di promesse

quando lanterne alla mano combattiamo
le strade, asciughiamo pozzi,
estinguendo flussi secchi di vita

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Il criceto

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Criceto nella granaglia:
si rallegra, canaglia!
Se ne infischia,
non osa, poi rischia,
morde una lenticchia,
rallenta, rosicchia,
si ferma, tossicchia,
cincischia, nicchia,
riprende, la picchia,
la schiva, la schiaccia;
piaccia o non piaccia,
ci pigia la faccia,
ci finge una caccia,
l’addenta, la trita,
la inghiotte tutta,
si stiracchia, rutta,
sputacchia,
s’inginocchia
per fare la cacca.

Poi s’accoppia,
mette su famiglia,
genera, figlia,
(suocera, nuora),
si riposa, lavora,
gioisce, s’abbacchia,
patisce, ridacchia,
subisce, s’incacchia,
t’ignora, t’adocchia,
è sveglio, sonnecchia,
si gratta un’orecchia,
succhia, si macchia,
invecchia, vivacchia,
s’ammala, sudacchia,
s’aggrava, schiatta,
si raccatta, si getta via.

È degno di poesia?
Sia come sia,
la sua storia è la mia

Il bianco non si addice di Silvana Varotti (8 agosto)


Pubblichiamo questa testimonianza-riflessione di Silvana Varotti quale contributo all’iniziativa 8-8 giornata degli uomini.

IL BIANCO NON SI ADDICE di Silvana Varotti

 

Era un giorno qualunque quel 13 marzo 1987 e, come ogni giorno, mi trovavo in ufficio. Tanta gente in fila agli sportelli,come al solito. Qualche legge, rimasta immobile per oltre quarant’ anni, era già cambiata. Un tempo i libretti di lavoro venivano conservati in ufficio, finché il lavoratore era disoccupato e venivano rilasciati all’azienda che assumeva, assieme al nulla osta. Allora mi occupavo di apprendistato, con le relative norme a favore della tutela dei fanciulli e degli adolescenti sul luogo di lavoro. Una famosa, per gli addetti ai lavori, legge del 1986, decretò che il libretto di lavoro dovesse rimanere in mano al proprietario anche se disoccupato. E, dopo questo preambolo, ritorno con la memoria a quella mattina qualunque di ventiquattro anni fa. Continua a leggere

Viaggiatore nel sogno

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L’antefatto


Spuntano trasparenti cannule
da fori sulla pelle.
Varchi di me stessa all’infinito
“a riveder le stelle”.
Liquidamente ricordo poesia.
Appese a grucce come frutti marci
sacche d’illusione.
Ciò che iniettate ora, se ne andrà
dalla mia carne tremula
da questa vita che non è più mia.
Già sprofondano gli occhi, all’infinito.
Ed io metto radici


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Sitor Situmorang di Giancarlo Locarno

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E’ necessario che qualcuno testimoni la presenza dell’halil nel cielo, della piccola falce di luna nuova chesegnala l’inizio del nono mese lunare, quello di ramadan, il mese in cui scese dal cielo il corano sul profeta Muhammed. Non basta il calcolo astronomico perché Dio potrebbe decidere di non iniziare affatto questo mese, è necessario saggiare con la vista e testimoniare l’avvenimento, la notte di Lebaran cadrà 29 o 30 giorni dopo a seconda del moto lunare. Questa halil del nono mese percorre nel tempo tutto l’anno solare, essendo quello lunare di soli trecentocinquantaquattro giorni.

Anche la pasqua segue un percorso cadenzato sulle fasi lunari, cade la domenica successiva alla prima lunazione dopo l’equinozio di primavera. Non percorre tutto l’anno perché è centrata sull’equinozio di primavera, gli vibra intorno con il periodo di una lunazione, sempre 29 o trenta giorni. Prima per quaranta giorni il digiuno lunare della quaresima.

E’ il lato femminile e lunare di due religioni che manifestano una forte caratterizzazione solare.
Un lato nascosto quindi che il poeta indonesiano Sitor Situmorang riesce a portare in superficie
per gli aspetti peculiari della sua formazione. Continua a leggere

Holan, Raboni e Pasolini

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di seguito un estratto da Il poeta murato, pubblicazione che realizzarono nel 1991 le Edizioni “Fondo Pier Paolo Pasolini” 

 

dalla prefazione di Giovanni Raboni

 

 

(…) Nessuno di noi vuole per altro nascondersi, o nascondere al lettore, che non solo la copertina di questo libro, ma il libro stesso – la sua esistenza, la sua comparsa in questa collana – è o può sembrare una sorta di ossimoro. Quando, nel 1975, compì settant’anni Holan, una rivista italiana (…) pubblicò, assieme a una sua breve poesia inedita (…) anche dei versi, pure inediti, di Pasolini, intitolati “Guardo la finestra chiusa della casa Holan”. E questi versi erano, anzi sono (anzi possono sembrare) un attacco a Holan, che Pasolini descrive come un eremita “divenuto venerabile” la cui privatezza è “vezzeggiata e protetta” dalle “migliori signore borghesi”, un vecchio malato le cui mani “non gli servono più se non a tremare” e che sorbisce “brodi e tè/ come un piccolo sublime porco ferito/ ingrugnato e affabile” un “poeta da teatro” che fa “il gesto di scrivere poesia anziché scrivere poesia” … Nella decisione di pubblicare questo libro nei “Quaderni di Pier Paolo Pasolini” qualcuno potrebbe vedere, una volontà di paradosso, una bizzarra e un po’ sconsiderata provocazione. Come interpretare come giudicare altrimenti, la presenza di un poeta che Pasolini non amava, al quale Pasolini si rivolgeva con dura estraneità e quasi con ripugnanza, nella collana che porta il suo nome? Continua a leggere

Parola ai Poeti: Narda Fattori – su Poesia 2.0


Pubblichiamo l’intervista di Narda Fattori, redattrice di Viadellebelledonne,  rilasciata per Poesia 2.0 e lì pubblicata per la prima volta. Vi invitiamo a leggere su Poesia 2.0 le altre interviste.

Parola ai Poeti: Narda Fattori

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Credo che la poesia in Italia soffra di ipersviluppo, che non è uno stato di salute favorevole; la massificazione dello scrivere andando a capo ha raggiunto anche gli infimi che credono che la poesia sia una scrittura facile o estranea alla comunicazione. Si scrive per passatempo, per dar sfogo all’irruenza delle emozioni, per noia e poi ci si dice poeti. La pletora degli editori che si guadagnano la vita “stampando” ne è una dimostrazione. Io la frequento da quando ero una ragazzina di 12 anni e ancora non l’ho pienamente conquistata e ci sudo sopra e leggo, mi confronto, studio. Eppure questo dilagare di scritture, al quale poi non corrisponde un altrettanto dilagare di letture né di presenze a presentazioni e a reading, fa sperare che nella massa si celi qualche perla. Ce n’è bisogno. Continua a leggere

Cara parola, cura – poesie di Maria Teresa Carcano

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CARA PAROLA, CURA
poesie di Maria Teresa Carcano
Editrice ZONA 2010

“Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini…
È martirio il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s’aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.”
(Patrizia Valduga)

 





Per quattro sezioni:
I Da “Cara parola, cura” 

1
Cara parola cura
         benché morbo
un corpo ossesso che concresce
                     in corpo
mefisto che trasmuta in esorcista
se indemoniato infuria e in ogni pista
                         scortica
e scava
e sgretola
                         e rovista
e stana l' io stonato il nichilista
io
che appostato sta
           sì come un corvo
 Continua a leggere 

Domani sarà primavera ?

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يا ابــــــــن أمــــــــــــي

خلقت طليقا كطيف النّسيم وحرّاكنورالضّحى في سماه
تغرّد كالطيرأين اندفعت وتشدوبما شاء وحي الإلــه
وتمرح بين ورود الصباح وتنعم بالنور أنّـــــى تــــــراه
وتمشي كما شئت بين المروج وتقطف وردالربى في ربـــاه
كذلك صاغك الله ياابن الوجود وألقتك في الكون هذي الحياة
فمالك ترضى بذلّ القيود وتحنـــــــي لمن كبلوك الجبـــاه
وتسكت في النفس صوت الحياة القوي إذاماتغنى صـــــــداه
وتطبق أجفانك النيّرات عن الفجر والفجرعذب ضيــــــــــاه
وتقنع بالعيش بين الكهوف فأين النشيد وأين الايـــــــــــاه
أتخشى نشيد السماء الجميل أترهب نورالفضا في ضحــاه
ألا انهض وسرفي سبيل الحياة فمن نام لم تنتظره الحياة
ولاتخش مما وراء التلاع فما ثمّ إلا الضحى في صبــــاه
وإلا ربيع الوجود الغرير يطــــرّز بالورد ضافــــي رداه
وإلا أريج الزهور الصباح ورقص الأشعّة بين الميــاه
وإلا حمام المروج الأنيق يغرّد منطلقا في غنــــــــاه
إلى النّور، فالنورعذب جميل إلى النور،فالنورظل الإله

Mariangela Gualtieri, Caino – recensione di Narda fattori


Mariangela Gualtieri, Caino, Einaudi , 2011

Considero Mariangela Gualtieri fra le più grandi poetesse italiane contemporanee, anche se lei molto ha scritto per il teatro e la sua prima formazione , oltre a quella artistica ( è architetto), è quella di attrice. Attrice- autrice . Con il suo compagno Cesare Ronconi fa nascere il Teatro Valdoca, nome di un quartiere di Cesena, allora proletario, oggi centralissimo, teatro di ricerca, sperimentale , alla ricerca di una comunicazione mai compiaciuta ma dialogante, richiamando a gran voce la reazione e la partecipazione del pubblico attraverso scenografie e regie inquietanti, con il corpo che diventa linguaggio nel sottofondo del dettato sommesso e tragico della sceneggiatura. La scrittura della Gualtieri, fin dai suoi esordi, pur votata alle scene, conquista un dettato limpido e diamantino, purissimo e duro, ma è proprio la sua purezza e la sua preziosità a renderlo pieno di pathos e di pietas che mai sgorga enfatica, ma corre sottotraccia come un gran fiume silente che tutti porta in un grande abbraccio. Continua a leggere

150 anni d’Italia

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Una d’arme, di lingua, d’altare,
di memorie, di sangue e di cor.
(A.Manzoni, Marzo 1821)

Quando si parla di Risorgimento si allude ad una rinascita. In effetti, il lungo processo che porta all’unificazione italiana è un tortuoso cammino di riscatto e di redenzione. Rispetto ai quattro secoli di dominazione straniera che l’hanno preceduto. Fin dalla fine del XV° secolo, l’Italia, divisa in stati regionali equivalenti e conflittuali, appare debole e vulnerabile agli occhi dei potenti stati nazionali europei e perciò appetibile, terra da conquistare e colonizzare. Con i suoi tesori di paesaggio, arte e cultura. Così subiamo la dominazione francese, spagnola e austriaca, che si dipana nei secoli col suo fardello di umiliazioni, angherie, soprusi.

 

F.Hayez La Meditazione (L’Italia nel 1848)

Fino a Napoleone, che unifica l’Italia nel nome di un Regno destinato a durare  quanto le sue alterne fortune, sebbene proprio lui, l’imbronciato Corso, avesse ceduto Venezia agli Austriaci, facendo perdere alla Serenissima Repubblica l’indipendenza di cui godeva da undici secoli: offesa incancellabile per Ugo Foscolo, che farà dipendere proprio dall’onta del trattato di Campoformio, oltre che dalla delusione amorosa, la drammatica scelta del suicidio da parte della sua creatura letteraria –e alter ego- Jacopo Ortis.

Dopo la burrasca napoleonica, il Congresso di Vienna ridisegnerà i confini territoriali e politici d’Europa, riservando all’Italia una suddivisione in una diecina di stati, tutti più o meno legati a doppio filo all’Austria. Metternich spargerà sale sulle ferite, definendo il Belpaese una semplice espressione geografica. Continua a leggere

L’hanami e lo tsunami

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*Selezionato ARTICOLO DEL GIORNO dallo Staff editoriale di Paperblog per la prima pagina

Nei parchi di Tokyo e di tutto il Giappone le gemme dei ciliegi si stanno lentamente schiudendo per rinnovare, come ogni anno, l’incanto della loro fioritura bianco rosata.

L’hanami, ossia la contemplazione di quegli alberi in fiore, mentre si passeggia in silenzio o in sommessa conversazione con persone amiche, è ritenuta dai giapponesi una delle più gratificanti esperienze dello sguardo e dello spirito. Continua a leggere

L’emigrante racconto di Antonella Brighi


 

 

La Lloca del Rinconín está en el Paseo maritimo de San Lorenzo de Gijón.

 

L’emigrante  di Antonella Brighi

… La notte spesso,  ancora non riusciva a dormire, l’angoscia si ripresentava uguale e puntuale  come una maledizione.  La notte,  sola  davanti al cielo, tentava di ritrovare la sua stella polare, un  punto fisso  a cui aggrapparsi. Di notte, mentre una parte del mondo trovava sollievo nel riposo, la sua vita premeva per uscire dall’oscurità e per farlo si aggrappava a qualsiasi movimento esterno, persino alla sublime bellezza di un cielo stellato avvolto dalla luce soffusa della luna. Ma nel silenzio notturno, le meditazioni anziché  apportare una ventata di sollievo e dare una parvenza di significato ai fatti della vita,  a volte  ricreavano visioni senza apparente possibilità di redenzione, surreali e dolorose.

Allora in fondo all’ anima,  poiché si rendeva conto che in definitiva fuori da quel mondo che la identificava  non c’era nient’altro, sentiva che la sua vita  era ancora lì, pronta a mordere…. Continua a leggere

Giuliano Agresti: “Il nomade”, 2010


Giuliano Agresti

Era l’ultimo giorno dell’anno 2010, allorché alla Messa prefestiva delle ore 18, a Fagnano (Lucca), il mio parroco don Piero Raffaelli annunciò che in Chiesa si trovava in vendita un libro di Monsignor Giuliano Agresti, che fu arcivescovo di Lucca dal 1973 al 1990, anno della sua morte (era nato a Barberino di Mugello nel 1921), succeduto nella cattedra lucchese ad un altro arcivescovo importante per la Chiesa, Monsignor Enrico Bartoletti. Don Raffaelli era stato il giovane segretario di Mons. Agresti per molti anni. A lui, il vescovo confidò che non aveva il coraggio di pubblicare questo libro, essendo scritto nella forma del romanzo. L’avrebbe lasciato in salamoia. E in salamoia è restato finché la Comunità di Gesù, da lui fondata, non ha deciso di darlo alle stampe.
Agresti ha al suo attivo numerosi articoli su quotidiani, e numerosi libri (almeno una quindicina) di carattere spirituale. Tra questi ne ricordo due; il primo dedicato ad una santa lucchese, uscito nel 1978: “Ritratto dell’espropriata: Santa Gemma Galgani”; il secondo “Fragole sull’asfalto” del 1987. Si dedicò anche alla musica e alla pittura. Continua a leggere

su l’«Enrico di Ofterdingen» di Novalis (un piccolo filo avvolto di lettura)

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Novalis, busto

«Quando numeri e figure non saranno più la chiave di tutte le creature, quando quelli che cantano o baciano sapranno più dei profondi eruditi, quando il mondo tornerà a essere vita libera e vero mondo, quando poi luce e ombra si ricongiungeranno in un genuino chiarore, e quando in fiabe e poesie si riconosceranno le storie eterne del mondo, allora di fronte ad un’unica parola magica si dileguerà tutta la falsità»
poesia che, stante alla “Notizia di Ludwig Tieck sul seguito”, avrebbe dovuto trovare posto nel proseguo del libro

Non è mia intenzione riassumere o dare una lettura completa, ancorché amatoriale, de  l’Enrico di Ofterdingen di Novalis; non ne sono in grado, non solo perché è un romanzo interrotto di fatto, e continuamente sospeso e trasfigurato nella parte che ci è pervenuta (basti pensare ad es. che la parte prima -“L’attesa”- rappresenta il 90% rispetto al 10% della seconda parte – “L’adempimento” ), ma per via della vertigine che mi coglie anche a riletture diverse, a distanza di anni, tanto che non saprei descrivere la costanza di questa sensazione se non con il suo risucchio;
difficile infatti starsene in superficie come su di uno specchio azzurro e calmo, di un cielo che mostra un solo volto: queste pagine sono piene di sogni, di gorghi oscuri, caverne, polle, montagne minerarie, figure misteriose, libri, ancora pagine che appena vergate vanno disfacendosi,… e l’immaginazione del lettore – la mia – è più di un sasso che, sprofondando a sua volta, fa più di un cerchio. Continua a leggere

In memoria di Luigi Ghirri: galleria fotografica con dedica poetica di Gian Ruggero Manzoni all’ artista

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“La scelta dell’inquadratura è un lavoro profondo
sul sistema di rappresentazione, sulla scoperta di
una realtà che è presente all’interno della realtà.”
(Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Quodlibet)

INIZIO GALLERIA

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“La sua opera è unica nella totalità degli scatti“, scrive Gian Ruggero Manzoni rispondendo alla mia richiesta dei titoli delle foto. Quindi nessun titolo. Così è l’ opera di Luigi Ghirri: un corpo unico,  puro e senza nome dove ad essere /avere titolo sono la luce, della quale Ghirri preferiva attendere le variazioni più delicate all’ alba e al tramonto per ispirarsi: oquando essa tenue esce dal buio o prima di imescolarsi al buio. Quella disposizione cromatica  imprestata al garbo e alla sensibilità del fotografo raffina e impreziosisce la tensione dell’ effetto dissolvenza in certi paesaggi fotografati da Ghirri; lo sguardo, che osa attraverso gli oggetti comprendendoli senza mai soffocarli e fino ad esaltarne all’ atto dello scatto, la nitidezza disarmante. Continua a leggere

Lino Tagliapietra – Il vetro è vivo

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Lino Tagliapietra – Da Murano allo Studio Glass | opere 1954-2011

Venezia, Palazzo Cavalli Franchetti -19 febbraio 22 maggio 2011

Il vetro è un materiale meraviglioso. Perché? Perché il vetro è vivo. Anche quando è freddo continua a muoversi.

È legato al fuoco, è legato all’acqua, è così naturale. Il vetro è la mia vita

Lino Tagliapietra

 

“Lino Tagliapietra è innanzitutto un artista di straordinaria creatività e, grazie al suo forte temperamento, ha sviluppato uno stile personalissimo, che è riconoscibile anche dall’occhio meno esperto e che ha fatto scuola. Lino però è nato e rimane tuttora maestro vetraio nel senso più nobile del termine e ciò influisce sulle modalità e i risultati del suo lavoro di artista. Egli è stato educato e si è educato al lavoro vetrario alla luce della peculiare sensibilità veneziana nei confronti del vetro, che intende valorizzarne le caratteristiche di materiale assolutamente particolare, suscettibile di essere fuso, soffiato e modellato a caldo. Non percepisce affatto il vetro come un surrogato della pietra dura, del cristallo di rocca in particolare, come succede in centri vetrari con differenti tradizioni storiche, e di conseguenza nelle sue opere l’incisione e il taglio hanno un’incidenza molto minore rispetto alle lavorazioni a caldo. Nel suo lavoro è inoltre difficile, se non impossibile, separare la fase progettuale da quella tecnico-sperimentale, in quanto egli pensa in vetro, cioè concepisce l’opera non solo nelle sue qualità estetiche ma contemporaneamente anche nelle modalità della sua esecuzione. “

Rosa Barovier Mentasti

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Turno di guardia di Marco Ercolani

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TURNO DI GUARDIA

un inedito di Marco Ercolani

(vincitore del premio Montano 2010 per la prosa inedita)

Corsia notturna

Durante il giorno mi riferiscono deliri malinconici o magiche visioni del mondo. Mi raccontano crimini inesistenti, ingiustizie spietate, desideri favolosi. Parlano e parlano. Commentano, delirano. Ma, a notte alta, quando dormono nella corsia, vorrei spiarli con una piccola pila, attento a non fare il minimo rumore, vorrei capire se la sofferenza di poche ore prima ha lasciato una cicatrice reale nella loro pelle. Immagino occhi scuri, palpebre pesanti, labbra semiaperte. Oppure volti deformati da accessi di collera e pianti clamorosi che riposano come se nulla fosse accaduto, smemorati, immersi in un silenzio collettivo. Ma quella pace non mi appaga: è generica, vuota. I folli, svegli o dormienti, non sono mai simboli. Non voglio camminare accanto ai loro letti. Torno nella mia stanza di guardia, mi addormento. Comincio a scrivere di loro. Continua a leggere

Dino Buzzati: Una goccia, racconto tratto da “La boutique del mistero”

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na goccia d’acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode ad intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa piu’ viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravita’, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento. Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensi’ una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano gia’ andati a dormire. Dopo un po’ non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona. “Signora” sussurro’ “signora!” “Cosa c’e’?” fece la padrona riscuotendosi. “Cosa succede?” C’e’ una goccia signora, una goccia che vien su per le scale!” Continua a leggere

Luis Formaiano dall’ Argentina per la galleria artistica di Viadellebelledonne

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AJNA CHAKRA Transition 30 x 30 cm acrilico 2010

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Lo psicologo interpreta l’ alito dell’ anima.  Alito anche feroce. Il pittore crea con l’ ingegno e l’ ingegno si nutre di anima e  si  prova, forte e anche feroce di tale nutrimento, a liberarla da alcune delle sue prigioni, così che possa farsi accogliente e robusto nido per sostenersi e  sostenere chi in lei cerca conforto. Luis Formaiano è psicologo e pittore, ma non solo: anche poeta e scrittore. Lo studio della moltitudine di doni che dal profondo dello spirito umano erompe manifestandosi estroversa o introversa  è la ragione del suo ri-cercare/ri cercarsi umano ed artistico. Luis chiama porte (aperte), le sue tele. La porta è strumento per entrare in un luogo chiuso ma anche per uscire da un luogo chiuso e come dice l’ artista: “… voglio incoraggiarli [coloro che entrano in contatto con le sue opere. n.d.r.] ad osare il passaggio attraverso la porta aperta dei miei quadri  e a condividere la riflessione del mio mondo interiore nella ricerca del mistero della vita.Continua a leggere

8 marzo – da donne a donne


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8 marzo 2011

da donne a donne

“Dopo la festa del carciofo spinoso, della frittella impepata, della mozzarella appiedata, della costoletta impanata, del saltimbocca piroettante, della gallina e del maiale, dopo quella dei nonni, delle nonne, dei papà, delle mamme, del prozio e dell’ava come lava ecco  la festa delle donne. Sarà che sono per la parità ma vorrei tanto che si istituisse anche  “La giornata degli uomini”. “
E’ sentire comune che la giornata delle donne è stata istituita in ricordo delle vittime dell’incendio avvenuto a New York nel 1911 dove persero la vita parecchie donne.

“Nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa.”

da wikipedia

8 agosto – Festa degli uomini

Comunque sia VDBD ha pensato di dedicare agli uomini la giornata dell8 agosto in ricordo del disastro della miniera di Marcinelle avvenuto nel 1956 e che provocò 262 morti su un totale di 274 uomini presenti nella miniera. Chi volesse inviare il proprio contributo, le proprie riflessioni può farlo sin da adesso inviando una mail all’indirizzo

lafestadegliuomini@yahoo.it

leggi del disastro su wikipedia Continua a leggere

Una poesia di Ildegarda di Bingen

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Ildegarda di Bingen raffigurata su un manoscritto medievale

Nata in Germania,sulle rive del Reno, nel 1098 e morta nel 1179, Ildegarda fu celebre filosofa benedettina,venerata come Santa, fondatrice di diversi monasteri, scrittrice,musicista, drammaturga, linguista,consigliera politica, naturalista, guaritrice, profetessa e poetessa, per la quale la donna personificava idealmente l’umanità di Gesù.

La donna melanconica Continua a leggere

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Junichiro Kawasaki: ultimo atto

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Gafyn, di due anni più giovane di lui, era nato a Cardiff il 30 novembre 1900, lo stesso giorno in cui a Londra si spengeva Oscar Wilde. Suo padre era minatore e sua madre cameriera. La sua singolarità fu che per tutta la vita si rifiutò di lavorare, guadagnandosi da vivere scommettendo con intelligenza e intuito, senza mai esagerare, sulle corse dei cani. Nel ’26 aveva scritto Manifesto per un mondo che non c’è e nel ’31 Beauty is beauty: la particolarità di questi testi sta nel fatto che la loro stesura avveniva sul retro dei tagliandi delle puntate fallite. I salti logici della sua prosa dipenderebbero invece dalla scommesse indovinate e i cui tagliandi erano stati ritirati. Cardiff era il suo mondo e si era deciso a lasciarlo per la prima volta soltanto a ventisette anni per un doppio soggiorno prima in Urss e poi negli Usa. Fu proprio il suo soggiorno statunitense, forse per l’esasperata esaltazione dell’individualismo, a sviluppare i suoi istinti anarchici. Dopo aver conosciuto e apprezzato attraverso i media Kawasaki, si era deciso a progettare un viaggio in Estremo Oriente per conoscerlo di persona e magari vivere con lui qualche emozionante esperienza intellettuale.

Quando bussò porta di Junichiro, dopo aver passato un’intera giornata a trovarne l’abitazione, malgrado la notorietà del personaggio,  Gafyn indossava un paletot  di cammello con pelliccia, malgrado la stagione mite, già decisamente primaverile, camicia con cravatta, un cappello alla Sherlok Holmes, a quadretti e occhiali rotondi. Pareva appena uscito dalla hall del miglior albergo di Tokyo. Junichiro ci mise una frazione di secondo a riconoscerlo, meravigliandosi non poco che un anarchico avesse l’aspetto di un perfetto borghese. Continua a leggere