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ABITANTI
-di Flavio Almerighi

parlano un’altra lingua
necrologi, matrimoni
persino i pesci,
abitanti del sale pochi metri
dal fondo del mare
gli occhi azzurri
come tante cose,

mando a memoria
cippi confinari equidistanti
ubriachi di risentimento,
chine discese con gravità,
qualche scarno sorriso
seduce gente perbene
e quella no

i cercatori di cicuta
con oliva e ombrellino,
i pensatori stanchi,
una razza ostile di utopisti
e la via di casa
con l’anima tra le ali
verso ogni direzione

***

LE DONNE DI DOZZA
-di Flavio Almerighi

Resistono le donne di Dozza
accartocciate alle finestre
alle plastificate romagnole
a una ciotola di semi unti
per l’interminabile partita,
l’inverno spiove così
senza scuola né lavoro,
un gatto le osserva distando
giusto per stabilire certezze
sulle auto di passaggio,
le donne non vedono altro
di quella finestra accesa
dalla colazione del mattino,
d’ora in poi nessun pasto
è esigibile oltre la luce
e le strategie di gioco,
chissà se dentro
c’è una radio accesa
o un pezzo di giornale
con le previsioni gualcite
di un non meglio precisato
fine settimana,
quando anche i passeri
vanno a godersi il mare
o la più vicina pizzeria
giovani spiantati anche loro,
chissà perché le tendine
sono state appese fuori
e da quale mano a rifinire
quelle donne votate
a un istante d’attenzione.

***

BARICENTRO DI SEMPRE (A SEAMUS HEANEY)
-di Flavio Almerighi

I flutti dai vetri del treno
sanno essere inutilmente azzurri
in tutta quella libertà insapore
baricentro di sempre,
lo svago non è più obbligatorio.
nessuno guarderà fuori
adattandosi al verbo del giorno,
ogni pagina sarà uno stige
come quando pensi al buio.

***

PAESAGGIO CON EDERA
-di Flavio Almerighi

Forse tutto nacque
in un silenzio d’edera,
impossibile da accendere
a quest’ora di sera,
cui ci saremmo rivolti
inutilmente estinti,

l’aria sorseggiava parole,
punti e virgola
sfilati a un poema,
pegno d’amore del luogo
che ci aveva scelto.

Le proprietà del naufrago,
impronte delle mani
uscite dall’universo,
dove saranno adesso
dimenticate, nascoste
nei fondamenti della notte,

noi siamo ancora qui
in forza di qualche insulto,
né saprei per quale ragione
è sempre presto per dormire
troppo tardi per svegliarsi.

(Il 12 settembre 2013
il Voyager ha lasciato il nostro
sistema solare, primo manufatto
nella storia dell’umanità).

 

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Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos, 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti, 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli, 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro, 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti editrice, 2011), Procellaria (Fermenti, 2013).
Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste quali «Tratti», «Prospektiva», «Il Foglio Clandestino».
Viene a volte invitato a far parte di giurie in premi letterari.

 

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