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«Il cielo interrato» (copertina)

Alessandro De Santis, Il cielo interrato, Edizioni Joker, Novi Ligure, 2006

 
 

In questo volumetto di liriche, l’autore si manifesta abile padrone di una creatività singolare, agilissima sul serio –per mezzo di turbinanti brachilogie futuriste, adoperate simbolisticamente– a instaurare o modellare rapporti inusitati, quindi rivelatori, tra i coefficienti discordanti e “cacofonici” di una quotidianità “sfrecciante”. Esatto: di una realtà giornaliera e fremente che, di sicuro focosa (però sfocata dalla velocità di uno sguardo che indaga le cose eternamente concitato e convulso), produce testi assai concisi, in cui una piena libertà di sperimentazione –nutrita principalmente d’immaginazione, originalità e dunque estrema intelligenza– si allontana seccamente (dando prova di saggezza) dagli appelli accademici di quei critici o “rimatori” di grido che, senza sapersi staccare dalle viete formule convenzionali e di maniera, continuano a voler comprimere la poesia in canoni sterili e piatti, ma anche smorti e prefabbricati. Ben differenti, insomma, dall’essenza schietta e salda de Il cielo interrato, che può essere individuata nella chiusa –ironica e passionale insieme– del componimento Pensiero breve: “Non permettere che un sarto ti prenda le misure/ permani nel tuo sibilo elementale che sorvola/ il tempo e la decenza”. Che dire… tre versi ritengo esemplari e che vanno letti senz’altro come un invito accorato, da rivolgere in ogni momento alla poesia, affinché si conceda “ossessivamente” –e sempre– alla libertà, alla fantasia e all’emancipazione da qualunque stereotipo.

Pietro Pancamo

 

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Cinque poesie da Il cielo interrato

 

TRANSITANDO VELOCE

I pali dei filari come croci
solo presente, immemore & motorizzato
il frutto felice cade, non l’uomo…

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FIORI NERI

Cinerea sabbia muove sotto i miei piedi
sublimi silenzi mi sorprendono nudo
ed il vento ha smesso di pensarmi
Ombre rapide feriscono lo sguardo
una danza balcanica sembra infrangersi sulla scogliera
Non voglio nient’altro che fantasticare di
chiome sciolte coperte di neve
lasciando a uniformi con la faccia dei nostri figli
di cogliere i fiori di un futuro senza più stagioni…

***

QUADERNO DI RIFLESSI

I sensi bruciano il sangue
Sospiri tumultuano tra le dita
l’inquietudine è un corallo sotto il ghiaccio
onde spietate sotto i portici
scarpe spaiate senza nome
Una qualche gioia del pensiero
nulla denudato in insonne attesa…

***

LO SPAZIO NUDO

Dio salvi chi può
Chi può salvi se stesso
La verità è una città invisibile
un sentiero di accoppiamenti giudiziosi
La meccanica silenziosa dell’assedio
melodiosa luccicanza pezzo a pezzo
Senso segreto degli oggetti
a ovest dello specchio…

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PENSIERO BREVE

Lieve sussulto
moto inespresso
ventosa presenza di un momento
grottesca creatura lunare
fantasma dalle ossa gracili
Non permettere che un sarto ti prenda le misure
permani nel tuo sibilo elementale che sorvola
il tempo e la decenza…

 

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Alessandro De Santis è nato a Roma nel 1976. In poesia ha pubblicato Il cielo interrato.
In narrativa ha pubblicato due racconti antologizzati da Coniglio Editore e Fandango libri, ha curato l’antologia Musica per orologi molli (Edizioni Il Foglio, Piombino, 2009). Attualmente sta scrivendo il suo romanzo d’esordio Il verso del taglio.
Cura il blog letterario dedicato agli scrittori italiani esordienti «LUMINOL» e l’omonima collana per le edizioni Socrates di Roma, il cui primo titolo (Aspetta primavera, Lucky) è stato fra i candidati al “Premio Strega”.