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Una mattina non si alza
le percussioni del peso curano una particina senza parole
succede niente a dirla guarita sembrano
pose della mattina stessa che butta sole
dalla stanza lunga dalla chiocciola
tutte le porte del vetro cancellate di pacca.
Mi manderai a morire tu vecchio capomondo
paralizzata qui di sotto
nella baretta in fila di gomma precisi i pensieri
e nella pancia fino al respiro un rospo
bello grosso
con i due occhi allineati all’Alba cucita.

Troppa visione, troppa voce
pur troppo bello qui dov’è
un dio vecchio scivola oltre Saulo
gli costruisce come morirà

(sciabatta nel deserto solo deve scegliere
l’ immagine si formerà belando
un vento grande butta tutta sabbia
può darsi che il mondo si farà
se non mi accechi, dirà
si farà, ti potesse parlare ben formato
intero nell’osso amniotico di questa leggenda
intero come il sasso che non lapida)

in fondo è presto e si produce l’amore
nell’incavo del sonno fuori dimore
s’incanta per plesso un polo d’ora
dice ancora, dice non si muove
e riecco la bella
la vestita nuova
che ci disegna tutte quando esplode
e ci disegna tutto quanto esplode
croata cronica plenaria
oscena un’assemblea,
dividendosi muore

Breve episodio di cecità parziale.

Sabato forse era un tia allora
ma no troppo breve e l’ansia è grigia
come tutti sanno mangia e sanno
scava una piccola vista.
Sabato era una trave certamente
nell’occhio delle pagliette, il destro
quello che si impegna a trovare le differenze.
Sale sul risolto diventano parole
e sono meno accese capaci, un altro
poeta come le mucche ci vede più grandi
e il prato accondiscende per fargli
piacere dà proprio quella cosa che è
di spiegarsi.