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Immagina una piazza di Anna Maria Fabiano

Immagina una piazza di Anna Maria Fabiano


“Immagina una piazza”, l’ultimo romanzo di Anna Maria Fabiano, ci propone il lento processo di disgregazione di un personaggio alle prese con la tossicodipendenza. 
Ciò che caratterizza questo libro non è tanto la storia in se stessa, ma la narrazione in prima persona che ci fa vivere, con la protagonista, tutto il suo calvario.
 È lei, la protagonista, che ci prende per mano e ci conduce, attraverso i gironi del suo inferno interiore, in un viaggio disperato alla ricerca della propria ragione di vivere.
 Assistiamo a un intenso, ossessivo tentativo di trovare una ragione per ciò che sta capitando alla protagonista; una lotta impari di cui lei stessa si rende conto, ma che non è capace di darle alcuna speranza. Una lotta senza fine contro l’assurdità di vivere, senza avere la possibilità di esistere. 
È una narrazione al femminile, non nel senso discriminante del termine, bensì nel senso elevato di una sensibilità profonda, che solo la donna sa percepire e descrivere. 
Una sensibilità che, mentre la protagonista precipita sempre più in se stessa, la porta a percepire il dramma di Madame, la quale si dibatte nell’angosciante problema di non tradire la missione che si è assunta e al tempo stesso cercare di sentirsi viva e desiderare un proprio spazio vitale.
C’è in questo lavoro la “cognizione del dolore”, quella tenaglia feroce che ti morde l’anima e ti fa sentire un animale braccato senza via di uscita, senza neppure la consapevolezza di un perché capace di rendere questo dolore, se non accettabile, almeno motivabile. 
Occorre riconoscere ad Anna Maria il merito di aver saputo evitare di indulgere in un finale di speranza.
 L’intera narrazione è tutta proiettata alla ricerca di quella verità che la protagonista non può e non potrà mai percepire, chiusa come è nella spirale senza fine della sua disintegrazione. 
Le atmosfere evocate dall’autrice testimoniano una viva partecipazione alla problematica di questo lavoro che, ben oltre la descrizione di un dramma interiore, ci rinvia a considerare quali siano i valori di un mondo che riesce a convivere con queste drammatiche situazioni quasi con indifferenza. Ci sono implicazioni psicologiche che originano da un rapporto con la realtà ormai snaturato dalla civiltà dell’apparire, dove cercare di “essere” è quasi una colpa, e ciò porta a considerare quanto complessi siano i rapporti tra gli individui e quanto valido possa essere il concetto di “civiltà”.
 Un libro da leggere e ponderare perché il discorso, al di là della vicenda narrata, è una chiamata in causa, un invito a cercare di capire, anziché giudicare, a chiederci cos’è che uccide la speranza e la voglia di vivere in una personalità a modo suo forte e consapevole. Ci interroga per coinvolgerci a tentare di percepire quale sia l’oscura ragnatela che imprigiona la mente della malcapitata vittima e da quali pregiudizi sia generata, pregiudizi che provengono dal mondo che la circonda e ci coinvolgono tutti.

Guido De Marchi – poeta, scrittore e artista genovese

http://www.goldenpress.it/guido-de-marchi—chiacchiere-di-sera.html