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Byun_Shi_ Ji_Moon_and_Image_1926

 

ho avuto una vita tranquilla.

quando sono nata c’era la guerra fredda

e russi e americani erano intenti

a prendersi le misure

per piantar giuste le loro bombe.

ho avuto una vita tranquilla.

mi mandarono al liceo

leggevo i giornali tutti i giorni

pensavo non scriverò la storia.

ho cacciato nelle praterie dei supermercati

ho frequentato cattedrali di plastica

ho guardato con meraviglia

frammenti di sogni esportati e impropri.

da qui all’eternità…

sui piatti di McDonald’s

a chiedersi che cosa importa davvero

scambiandoci patatine e sorrisi

per trovare infine la voliera del cuore

(impigliato)

– immagini del mondo

si imposero e si giocò per anni

forgiando e disfacendo le illusioni –

io sognavo l’infinito

ma capivo che non stava sulla porta di casa.

poi gli alberi della notte

sollevarono veli e polvere,

i fiumi cominciarono a scorrere e a ritornare.

alla televisione facevano parole crociate

e prima della fine volevo incrociare la vita.

mi metto in un angolo, dicevo, e l’aspetto.

ma poi si accendevano sigarette

ondeggiando avanzavano tram illuminati,

la natura mi gettava davanti la sua bellezza

ho giaciuto con quella bellezza

ho mangiato i violini di Chagall

ho dormito su alti scranni

sono stata nutrita di catrame

ho raccolto punti e mangiato merendine

ho indossato tacchi a spillo

mi sono alzata la notte

mi sono arrampicata su parole

ho amato l’assurdo

ho comperato francobolli

ho ascoltato canzoni

ho raccolto le ombre degli alberi

ho accarezzato il quotidiano non rasato

ho mangiato croccantini e liquirizia

ho esibito capelli bagnati

e viso senza trucco.

ho truccato la mia anima monda

per sopravvivere.

non ho indossato parole

non ho indossato reggiseni

ho invidiato i mandolini di Picasso

mi sono sfilata le calze

mi sono cosparsa di cenere

ho gettato ponti

ho sciolto catene

poi ho avuto paura e mi sono costruita

qualche barriera.

non ti ho amato

ma ti ho scopato con affetto,

ti ho regalato una vita felice

anche se non conoscevi le mie fughe,

la mia no man’s land, ti ho preservato dalle vertigini…

ti sei accontentato del poco che ti davo,

scusa, se non ti ho dato molto, scusa, ti prego,

ma non occorrono scuse perché mi guardi stupito

e mi chiedi con meraviglia cosa tema…

ho avuto una vita tranquilla.

ogni giorno leggo i giornali

giro nella rete e ricevo mail

guardo e penso: c’è qualche somiglianza

tra me e i gatti, infaticabili osservatori della vita.

sono in attesa che gli animali

si riapproprino della terra,

che le piante si riprendano le loro zolle,

che le messi siano distribuite con più giustizia,

che i miseri, avendo infine imparato la storia,

facciano a brani i loro oppressori.

sono in attesa del momento definitivo

che ci seppellirà. E intanto  bevo succo

di mirtillo poco ecologico perché Cernobyl

ci ha fottuto anche i boschi.

sono un attesa che l’Occidente precipiti

nel suo gorgo di ingordigia eppure dispiego

le ali per cantarlo ancora con la mia voce stonata.

sono in attesa del castigo inevitabile

per le nostre presunzioni

eppure non ripudio l’America e il suo cuore

decapitato, passeggio per Manhattan

e mi sembra di doverle ancora

qualche verso prima che la storia

ci sommerga e annulli.

ho avuto una vita tranquilla.

non  sono partita per  tutte

le crociate che avevo in mente.

d’estate mi liscio al mare,

godo il sole  come un gatto.

niente mi stupisce o mi incanta.

mi conquisterebbe l’infinito, ancora…

Marina Torossi Tevini