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Fotografia di Jim Linwood

  

 

PASQUA
-di Franco Careglio

Mentre il raggio infinito del Risorto
Canto sprigiona di un’immensa forza,
e l’arlecchinesca varietà del mio peccato
un assoluto sorriso vendica…
mentre di vita un prodigioso flusso
rischiara l’inquietudine dell’ombra…
ancor follia di violenza ammorba
la ritornata vergine tua terra.
Soltanto Tu che risorgi, del sangue
rutilante dei tuoi offesi
il grido cambi in voce di perdono.
E a quella voce, a quel canto
non ci vergogneremo di rubarti ancora la tua Pasqua.

***

SOPRAELEVATA (SOTTO)
-di Franco Careglio

Delle donne stanno ferme appoggiandosi
ai pilastri enormi che sorreggono
le volte nere della sopraelevata.
Quale sia la carne ed il cemento
può dirlo
l’anatomia soltanto – ed è già molto.
Le automobili sfrecciano e lasciano
rebus di fumo, lettere e numeri.
È una sequenza rapida
di scene mute ch’han per audio il rombo.

***

ESSER-CI
-di Franco Careglio

È interessante la luce bianca
di quel lampione davanti alla mia finestra.
Di luminosità inversamente proporzionale,
avrei detto, alle tenebre, quand’ero
matematico.
Quel muto e freddo prodotto
di progredita civiltà m’insegna
che ad illuminare non servono discorsi,
minuziosi e sintatticamente ineccepibili,
ma l’ESSER-CI, come dicea un filosofo,
e molto prima un Altro
che la sapea più lunga.

***

FRANCESCO
-di Franco Careglio

Non mi sei d’otto secoli lontano
quando alla porta i miserabili
s’affollano
– stracci sporchi mossi da giunture –
come i colombi intorno al pane secco.
Men lontano mi sei, quasi ti vedo
quando l’abbietto tu al repellente
accumulo
d’abiti laceri rivolgo,
e, grazie a Dio,
senso ne provo d’onta e di vergogna,
mentre del lei la regola applico
se vista e olfatto non mi sono urtati.
Tu non obbedivi a queste formule.
Tu vedevi ogni volto
Identificato
con quello irriconoscibile del crocifisso.
La tua purezza vedeva nel volto straziato
l’impronta fedele del salmista:
Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo.
E riconoscendo questa bellezza
t’innalzavi alla sapienza
che i sapienti di questo mondo
non mancano e non mancheranno
di definire follia.

***

CANTO AL CREATO
-di Franco Careglio

In cima alla montagna
uno straccio di nuvola sembra immobile.
Ma un vento flautato
la sospinge in una danza
che non ha regole.
Giù a valle piove.
Steli di grano fremono,
spighe bambine splendono di pioggia.
Riflesso vero dell’amore
è questa immagine.
Primavera, figura del Padre,
fiducia e rinascita,
ama e non giudica,
promessa certa di più felice giorno
pegno il delicato colore della gemma.
Estate, colori generosi, cuore aperto
alla bellezza calda e intensa.
Ride e trionfa il sole,
in un tripudio di luce e d’azzurro,
tutto tinge del caldo della vita.
Autunno, stagione consapevole del fluire,
dell’oro del tramonto.
Quieto ritorno di ricordi cari,
figura di madre, culla dell’uomo.
Inverno, lezione delle cose finite,
compimento, silenzio.
Silenzio che attende paziente il ritorno
d’amore rinnovato e infine sazio.

***

PENSIERO
-di Franco Careglio

Di marmo apuano e d’un biancore scialbo
colore ha il cielo e immagine:
qual cono immane, compatto, un cipresso
fruga la volta immobile.
Complici i venti intersecantisi
invano prestano ausilio alla punta;
essa non fende la gigantesca lievità
che fredda resta e inerte.
I pensieri più forti dei venti
non rendono servizio alla ragione
alcuno. Resta soltanto chiaro che
il mio regno non è di questo mondo.

 

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Franco Careglio, sacerdote francescano nato ad Asti nel 1948, collabora con numerose riviste religiose scrivendo su temi di attualità. È stato per circa vent’anni professore di matematica nelle scuole superiori ed è autore di pubblicazioni didattiche sulla sua materia d’insegnamento e, più recentemente, di storia del francescanesimo. Attualmente risiede ad Assisi, presso il Sacro Convento di San Francesco.

 

 

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Avvertenza

I diritti delle poesie pubblicate in questo post appartengono al legittimo proprietario (Franco Careglio); la fotografia di Jim Linwood è protetta da una licenza Creative Commons, consultabile qui.