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 E’ il romanzo di una riappropriazione: di sé, della propria personalità, del proprio destino.

La morte del famoso e ingombrante marito, un celebrato direttore d’orchestra, segna per Viola uno spartiacque tra un prima e un dopo; tra una posizione ancillare, di puro supporto e un dopo, in cui, dolorosamente, preso atto di una verità scomoda e inquietante –aver vissuto soltanto di riflesso vent’anni di vita- dalla crisalide di una donna amata egoisticamente e non ascoltata,  nasce la farfalla libera da pregiudizi e sensi d’inferiorità, una creatura nuova, anche nell’aspetto esteriore:

Entriamo in un negozio d’abbigliamento e facciamo compere. Jeans e camicie per entrambi, scarpe di tela. I vestiti vecchi li mettiamo dentro i sacchetti che la commessa ci porge. E’ giovane e carina. Sorride come se intuisse che c’è altro, di nuovo, oltre ai capi acquistati

Ed è un bagno d’autenticità, finalmente, quello che aspetta Viola, dopo la rigidità del suo passato:

Ci viene voglia di risacca. Di spruzzi salati sul viso.

Una storia d’amore per la vita, definirei questo Tempo tagliato, amore che può farsi strada solo attraverso un gesto forte e fortemente simbolico, che giustifica anche il titolo e che, nella sua valenza emblematica, fa finalmente prendere coscienza a Viola della verità.

La narrazione, sapientemente condotta da Silvia Longo, naturalmente scrittrice, nel senso che la scrittura le è connaturata, si svolge su un doppio binario: il presente difficile ma gravido di eventi imprevedibili e positivi, e un passato apparentemente felice ma in realtà costellato da incrinature e crepe.

Il tutto scandito dalla musica, classica o leggera, che al lettore sembra di poter ascoltare attraverso la pagina con gli stessi effetti di memoria o di smemoratezza che produce nei personaggi.

E’ un libro che si legge d’un fiato, che pretende d’esser letto e che appaga, nella sua conclusione.

Silvia ha uno stile stringato, efficace e avvincente: con pochi tratti scolpisce un profilo, un paesaggio, uno stato d’animo:

La notte è trascorsa come niente fosse, senza lasciare postumi di frescura.

 Un fiotto di luce colpisce il letto proprio in mezzo, quasi una benedizione, un sacramento effuso sulla mia pochezza nuda e ferita. Intingo me stessa in questo guado fino a cogliere, con le dita e i pensieri, il ritmo giusto a portarmi. Calibro il volo, che sia breve e asciutto di sentimento.

 Mi restituisce la mani. Me le posa in grembo. Ne esco come da un groviglio di alghe. Dallo spavento grande delle mie parole. Poso i piedi sul fondale e mi do lo slancio.

 Il primo romanzo di un’autrice matura, che non sgomita, per temperamento e stile, ma farà parlare di sé per il sicuro valore letterario della sua opera prima.

Maria Gisella Catuogno