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E’ un romanzo di emozioni forti quest’ultimo impegno letterario di Maria Di Lorenzo: Non lasciarmi andare via (Marimar, Milano, 2012 – disponibile in ebook)nel quale la scrittrice mette in campo tutta la sua sapienza nello scrivere ma anche tutto il suo cuore, regalandoci una storia di emozioni, appunto, di intime riflessioni sulla vita e la morte, una storia che non si dimentica facilmente e si legge tutta d’un fiato.

Silvana, madre e moglie, segnata dalla malattia più feroce ed inesorabile dei nostri tempi ( ha subìto una operazione al seno e dovrà essere sottoposta ad una terapia radiale) ritorna in Sicilia, sua terra d’origine, per un periodo di riposo e riflessione. Silvana porta con sé ferite profonde che non riguardano soltanto la malattia ma anche il suo difficile rapporto con la secondogenita Francesca, figlia ribelle ed inquieta che è andata via volendo rompere i ponti col passato ed il ricordo di Luca, il primo figlio, apparentemente il preferito, che è morto in un incidente stradale.

Silvana nel chiuso della antica casa di famiglia decide di scrivere un diario della sua vita quasi un metaforico testamento, una confessione forse, dedicato a Francesca per fare in modo che possa comprendere finalmente tutto l’amore che lei non è mai riuscita a dimostrarle e una verità che le è stata nascosta.

Questo viaggio all’interno di sé, dei suoi ricordi, delle memorie familiari, ci trasporta dapprima attraverso la storia di una famiglia povera, chiusa nelle sue durezze “isolane”, in un mondo che non esiste  più e nel quale le donne portano il peso della fatica familiare. Eppure un mondo straordinario dove antiche saggezze, quasi mitiche radici, ne sono il suggestivo  humus.

La nonna di Silvana, “Beata”, con il volto e le mani nodose segnate dal sole e dalla fatica, è un personaggio archetipo, ella rappresenta l’importanza e la grande pregnanza delle grandi madri del sud, il loro valore indiscusso nella società e nella memoria collettiva. Così la madre, “Isolina”, donna chiusa in una maschera di dignità che ha molto sopportato e sofferto e a cui la vita ha sottratto, giovanissima e per lunghi anni, il marito “Gerlando” in origine pescatore, che è dovuto partire per l’America in cerca di altre fortune.

Una famiglia antica di donne forti, tra cui Silvana, dapprima ragazzina ombrosa e anche lei acefala di un amore materno mai dimostrato dalla madre, poi donna giovane ed innamorata, infine moglie e madre infelice. Intorno a loro tutti i personaggi maschili a completare l’affresco, con caratteri e diverse vivacità.

Su questa trama, all’interno della quale la storia si apre a disvelamenti di verità sommerse, a colpi di scena che infine vengono a luce, giganteggia Silvana con tutte le sfumature che un’anima femminile conserva, l’amore profondo e spesso incompreso di una madre – ruolo difficile, ingrato.

Accanto a questo la universale e spasmodica ricerca di amare ed essere amati (finalità che muove il motore del mondo da sempre) sia da parte di Silvana, di Francesca che degli altri personaggi, il senso di morte che attende dietro l’angolo e il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato.

Con una prosa composita, una scrittura finissima e fluida, procedendo anche per flash back, Maria Di Lorenzo ci consegna un romanzo che ha svariati piani di lettura, che si “vede” come un film per le descrizioni, per il vigore dei personaggi, dei loro diversi caratteri, per le atmosfere tutte vivide e affascinanti, per un ritmo incalzante che non abbandona mai il lettore e per una coralità ben orchestrata di “voci”, per l’appropriato sfondo che ci trasporta attraverso spaccati di Storia del nostro paese dal dopoguerra ai giorni nostri.

E, soprattutto, un romanzo con grande spessore poetico, come è nello stile di Maria Di Lorenzo, che analizza le profonde verità del vivere, della sofferenza, dell’amore: ciò che può accadere e accade agli umani.

Una storia, dunque, che ci coinvolge, nella quale è possibile rispecchiarsi perché può appartenere a tutti. Una storia moderna e antica insieme, di sentimenti e di memorie, per non dimenticare, per conservare dentro di sé il valore di essere vivi, di avere una significanza anche dopo la morte, per quelli che verranno: “attraverso il dolore e quel coraggio antico che ogni dolore è capace di riscattare con la forza dell’amore e della memoria”, come scrive Maria Di Lorenzo.