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 “Per  scoprire  poi  che il piacere non ha bisogno di porte e che se mai l’avesse stanno aperte”   Patrizia Cavalli

 

 

Lo spettacolo teatrale Temene, storia di una guardiana, parla del corpo, questo luogo misterioso tutto da scoprire, da vivere e da proteggere adeguatamente. E’ una narrazione della pelle e dei suoi sussulti.

Temene deriva dal greco temenos che vuol dire tempo e tagliare; la parola è usata per indicare la parte di terreno dedicata alla costruzione di un luogo sacro. In questo caso indica la metafora del corpo – casa. Temene è infatti la storia di un castello e della sua guardiana, delle tante chiavi da lei custodite e delle porte per mille anni chiuse. Lo spettacolo è una rivisitazione del testo La Guardiana di Patrizia Cavalli; insieme ci sono poesie ed estratti di un diario privato contemplanti i temi del desiderio, della sessualità e del corpo.

Dopo molti anni in giro per l’Italia, presentando lo spettacolo sulla violenza di genere “ Bambole – storie silenziose di donne” patrocinato da Amnesty International, dopo avere conosciuto centri anti violenza in tutto il territorio nazionale. Dopo centinaia di ore di dibattiti sull’argomento della violenza domestica, dopo avere ascoltato infinite storie di donne abusate nella loro integrità e dopo molto dolore, mi sono chiesta e mi sto ancora domandando; cosa c’era prima di tutto questo? Cosa c’era prima della sofferenza? Prima della nascita di una  coppia, anche sbagliata? Prima di mettersi in relazione con l’altro? Cosa c’è? Forse c’è il corpo. Il nostro corpo. La nostra prima casa. Da qui sono partita, da questa prima suggestione, e ho inseguito domande, bisogni e desideri. Ecco allora che è nata Temene; un indagine teatrale sull’arte di abitare nel corpo e abitare il corpo.  Adatto ad un pubblico adulto e a ragazzi e ragazze dai 17 anni in su.

 

“Prima stanza- Sono la guardiana di un castello.Possiedole chiavi di tutti i portoni, lucernai, serrature, finestre e cancelli. Posso aprire e chiudere qualsiasi porta. Faccio quello che voglio; vado e vengo come desidero. (…) Sono la guardiana di un castello e ho migliaia di chiavi, un po’ arrugginite. A volte mi pesano tutte queste chiavi, sono tante. Dimentico perfino quale chiave apra quale porta. In effetti non so nemmeno quante porte ho, quante stanze ho, quanti cancelli, quante finestre. Non conosco nemmeno metà delle stanze di questo castello. E’ tutto così grande qui. “

 

“Seconda stanza- Il mio castello si trova in mezzo ad un bosco, una foresta antica e selvaggia. Nessuno immagina che ci sia un castello, una donna, in un luogo così impervio. Infatti nessuno osa venire qui. Nessuno penserebbe mai che all’interno di un bosco tenebroso e fitto, che dentro ad un castello massiccio e imponente, viva una donna.

La strada per arrivare qui è poco illuminata. Ci vuole coraggio per bussare alla mia porta.”

 

Terza stanza – Questa canzone me la cantava sempre mio padre quando ero piccola e avevo paura della notte. Ora non ho più paura della notte e nemmeno del buio, ma sarebbe comunque meglio aprire una finestra. 

Ecco la luce della luna,  che penetra la finestra, ecco i sospiri del bosco che entrano nella sala. Finalmente, dirà quella finestra, finalmente dirà quel raggio di luna. Finalmente dico io; non ci voleva molto. Bastava aprire una finestra, una porta, per festeggiare e gioire di nuovo.”