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In una giornata normale una donna ritira le analisi.  “Analisi di routine, quelle che il medico prescrive ogni anno”: e scopre di essere ammalata di cancro.  Inizia così il romanzo di Francesca Drudi, pittrice con la passione per la scrittura; libro dal ritmo incalzante che si legge in poche ore, ricco di spunti di riflessione, ben scritto, scorrevole, ma avvincente.     La trama è semplice, la storia è tutta lì, davanti al lettore; ma quando finisci di leggerla, ti dispiace che sia finita e senti che forse qualcosa ti è sfuggito e si è pronti per una seconda lettura. Infatti, una narrazione semplice e limpida, quasi a diario, nasconde un secondo piano narrativo e presto ci si accorge che la malattia è un pretesto per riflettere sull’esistenza, narra di comportamenti e pensieri, mette in rilievo le consonanze e le dissonanze tra loro,  in un’attenta riflessione su un passaggio difficile della vita, sulle sue ombre, sulle sue ferite e contraddizioni.                                                                                 Questo romanzo è così costruito, come riflesso di movimenti interiori che cercano di trovare un punto fermo su quello che sta succedendo: vi scorre un sottile senso del tempo e della trasformazione,  corporea e mentale. Fin dalle prime pagine, il racconto ci lancia una sfida: quella di oggettivare il dolore, la paura, evocandoli e tracciandoli con un perimetro malinconico e sanguinante, senza però circoscriverlo, restituendo quindi alle emozioni uno statuto autentico e dignitoso proprio in quel momento della vita in cui si vorrebbe relegare il dolore e la paura della morte in ambiti bui, nascosti.                                   La protagonista, naturalmente, desidera guarire; ma non per tornare alla sua vita di prima, in quanto la malattia ha aperto uno squarcio profondo e lei vuole guardarci dentro, ben sapendo che nulla sarà come prima. Ed è proprio questo il suo desiderio profondo, tornare a vivere una vita nuova.                                      Per osservarla meglio, per conoscerla, guarda la malattia con un filtro, mettendo tra se stessa e gli eventi un sottile diaframma che le permette di capire e di descrivere senza mai cadere nello sconforto, ma vivendo costantemente in una leggerezza descrittiva che rende piacevoli anche le sue osservazioni più ardue e delicate, come quelle sulla vita di coppia o i ricordi d’infanzia. L’autrice ha eliminato dalla struttura del romanzo tutto ciò che non serve, lo ha ripulito dal superfluo, dai luoghi comuni, dalla retorica, lo ha ridotto al minimo per riuscire a dire ciò che aveva in mente in piena libertà e freschezza espressiva. L’intento è riuscito, grazie all’estrema misura “espositiva” di Francesca Drudi, che nella sua narrazione riesce a delineare i tratti essenziali della protagonista e il suo universo, a darle forma e carattere  senza mai dire il nome; tutto è quindi lasciato al minimo indispensabile, una storia minimale che fa della brevità del testo e della ben definita ambientazione  la sua peculiare forza. Bellissime le descrizioni dei colori, sia degli interni, sia della natura, che fanno da contrasto al grigiore della malattia e della cura e che diventano veri e propri protagonisti del romanzo.                                                                                        Alla fine la malattia  avrà insegnato alla protagonista a fare sempre i conti con se stessa e con la realtà che la circonda, nel bene e nel male, cogliendo finalmente la differenza che c’è tra vivere e sopravvivere.

 Attilia Bellia

L’Autrice, Francesca Drudi (Latina, 1973) vive e lavora a Roma; laureata in economia e management dei servizi sanitari, pittrice d’arte contemporanea, è al suo primo romanzo:

Alieno! Compiuta giacenza, rispedito al mittente

Ed. Ilmiolibro.it , 2011 – € 14,00