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Un’odissea

L’interazione delle forme e la ripetizione del gesto
sono l‘Ilioupersis dell’amore,
che ama farsi bello prima di morire
e morire sul più bello.
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La pietra filosofale

Sotto la stufetta elettrica sospesa a mezz’aria
il tuo bottone anche nelle giornate di caldo
hai freddo e bisogna far salire
la febbre da sesso, ne sei malato
anzi la tua anima chiede con insistenza
di non guarire, e s’agglutina sul lenzuolo
la tua stalagmite tormentata dal föhn
nell’antro stretto fra le gambe
ove il sole non arriva se non nella forma d’una mano
che ti piace immaginare cristallina,
lo stillicidio di te stesso
che tra i tanti alambicchi reali o immaginari
ti premia di più, come la parola
alla fine del lungo corpo a corpo con la poesia.
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Senza terra né radici

La tenda è una pianta
quando smuove i suoi ricami nel vento
fatti per fare da schermo. Pianta rampante in aria
senza terra né radici, dimorfismo con la fragranza
dell’essere simili e diversi. Senza terra né radici,
due razze fuse in una. Il sole non è occiduo
in una casa dove oriente e occidente tramontano
a letto le loro ombre cinesi.
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La retta dell’ospizio

L’amore è un bastinado
sul corpo che vacilla
e per alzarsi, cerca un sostegno:
se non lo può avere da te, un bastone umano.
Solidarietà della carne, fra detenuti dello spirito.
Nell’internamento che ci detiene
mi lascio sorprendere, pagando in carne
la retta dell’ospizio: amore immateriale.
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Arnold de Vos: poesie da «Ode o la bassa corte dell’amore»
prefazione di Adele Desideri, postfazione di Alessandro Canzian
puntoacapo, Passi n.18
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ALTRO di ARNOLD DE VOS su VDBD:

da Stagliamento, Samuele Editore —> qui
da L’obliquo
, Samuele Editore —> qui
Poesie varie —> qui e qui
Sue traduzioni e note di lettura —> qui