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Era d’estate l’abbandono ai sogni
nell’afa del primo pomeriggio
quando tutto, anche il respiro
sembrava sospeso nella plasticità
vibrante degli oggetti in un paesaggio
scolpito dal sole a picco, senz’ombra,
sfumature, tonalità cromatiche intermedie.
Nel calore che quasi obnubilava
regalando arabeschi di pensieri sfilacciati
il torpore preparava immagini slegate

ardite insospettate di desideri altri

mescolandoli al salino della pelle bruna
al tentativo vano di frescura delle persiane
accostate a sfidare l’implacabilità dei raggi.
E tutto pareva possibile e più vero del vero
persino la sospensione del tempo
in un presente infinito
la nostra preziosità e unicità
lo stato perenne d’innamoramento
la negazione del buio, del male e della morte
mentre fuori frinivano i grilli e le cicale
l’uva diventava d’oro e di rubino
la buganvillea esplodeva di viola e d’amaranto
l’aria profumava del miele dei fichi scordati sulla pianta.