“Il giardino delle bestie. Berlino 1934”
Erik Larson
Neri Pozza ed.

559 pagine da divorare.
Questo è “Il giardino delle bestie. Berlino 1934”, di Erik Larson, scrittore e storico, nato a Freeport, Long Island, nel 1954.

In questo libro l’autore rievoca la storia, basata sulla vita di una famiglia  americana, quella dei Dodd, in una Berlino splendente quanto infida, in uno scenario che offre spunti di notevole tensione.

Una storia vera, quella di “William E. Dodd e di sua figlia Martha, un padre e una giovane donna americani che si ritrovano improvvisamente trapiantati dalla loro accogliente casa di Chicago nel cuore della Berlino nazista del 1934. Sessantaquattro anni, snello, gli occhi grigio-azzurri e i capelli castano chiaro, nel 1933 William E. Dodd è un rispettabile professore di storia all’università di Chicago. Mentre siede alla sua scrivania all’università, Dodd riceve una telefonata da Franklin Delano Roosevelt, il presidente degli Stati Uniti, che gli annuncia la sua intenzione di nominarlo a capo della rappresentanza diplomatica americana a Berlino. Ed è cosi che, al loro arrivo, William e Martha si ritrovano ad attraversare una città addobbata di immensi stendardi rossi, bianchi e neri; a sedere negli stessi caffè all’aperto frequentati dalle SS in uniforme nera; a passare davanti a case con balconi traboccanti di gerani rossi; a fare acquisti nei giganteschi empori della città, a organizzare tè, aspirare le fragranze primaverili del Tiergarten, il parco principale di Berlino; ad avere rapporti sociali con Goebbels e Göring, in compagnia dei quali cenare, danzare e divertirsi allegramente; finché, alla fine del 1934, accade un evento che smaschera la vera natura di Hitler e del potere a Berlino, la grande e nobile città che agli occhi di padre e figlia si svela per la prima volta come un immenso Tiergarten, un giardino delle bestie”.
In questo squarcio di vite Larson svolge il suo romanzo-verità storica, attingendo al diario dell’ambasciatore “Ambassador Dodd’s Diary” a cura dei figli di Dodd, a lettere, memorie, documenti storici, al volume autobiografico di Martha “L’ambasciata guarda”,  ricostruendo con estrema precisione quel periodo.
Si tratta, in particolare  dell’ascesa al potere del nazionalsocialismo e di Hitler nel 1933, ma osservato da un punto di vista particolare: quello dell’ambasciata americana a Berlino, dove giungono, appunto, per una serie di fortuite circostanze, “un professore di storia del sud degli Usa, William Dodd, accompagnato dalla famiglia: la moglie, il figlio Bill jr, la figlia ventiquattrenne Martha”.

E in un’ottica altrettanto inedita e particolare si svela, al lettore,  il personaggio di quest’americano qualunque, William E. Dodd, diplomatico per caso e non per vocazione, che troppo tardi seppe riconoscere e dissociarsi da ciò che avveniva attorno a lui, per l’appunto un giardino di bestie.
“Nella storia della società umana non esiste niente di più implacabile, spietato e devastante della politica oggi praticata in Germania contro gli ebrei. Il vero scopo del governo nazista, qualsiasi cosa affermi all’estero o in Germania, è estirpare gli ebrei dalla vita quotidiana del paese”. (si legge nella lettera del Console Generale per la Germania George Messersmith al Sottosegretario di Stato Phillips datata 29 settembre 1933).

La figlia Martha, bella e facile, spregiudicata e curiosa che, già divorziata da un banchiere americano, frequentèrà  i nazisti trovandoli affascinanti e prestanti e flirtando con molti di essi. Nel suo libro di memorie, la stessa  Martha racconta come, prima di aprire gli occhi su quello che stava accadendo, fosse infatuata dei nazisti: “L’entusiasmo per quella gente era contagiosa e mi sentivo come una bambina, esuberante e spensierata; l’ebbrezza del nuovo regime aveva l’effetto come per il vino su di me “.

Martha Dodd è la vera protagonista del libro. Una donna giovane, bella ed inquietante che colleziona uomini in ricevimenti e feste, “ambita da uomini di ogni rango, età e nazionalità”. Essa frequenta contemporaneamente Boris Vinogradov, attaché dell’ambasciata sovietica “che avrebbe condizionato il resto della sua vita”, e il capo della Gestapo Rudolf Diels, il Principe delle Tenebre. “Strane creature, questi giovani della nuova Germania dalla croce uncinata”, “ragazzi belli e floridi ma anche buoni, sinceri, ricchi, mistici, selvaggi… “.

Il 30 giugno 1934, una giornata che comincia come le altre, nel corso delle ore presenterà uno scenario diverso, raccontato mirabilmente dallo scrittore.
“E’ un sabato di sole, Martha va fuori città con il suo Boris, l’ambasciatore è in città. La purga che costerà migliaia di vittime, per lo più casuali e innocenti, è un vero colpo di stato, che solo dopo verrà ricordato come “La notte dei lunghi coltelli”, e che segna il punto di non ritorno per William Dodd. Dopo quella strage egli comprende che non può più rimanere in Germania ad occupare quel posto, non è in grado di far nulla per il suo paese né di opporsi alla violenza cieca che il nazismo sta finalmente rendendo palese”.
Cambierà anche la storia di quella famiglia.

Come sostiene Elibetta Bolondi in una sua recensione in ‘Sololibri’,  “Il giardino della bestie” è “Una lettura affascinante, intrigante, dalla quale si apprendono particolari inediti e si ripercorre una storia apparentemente conosciuta ma che rivela ad ogni pagina spunti e personaggi insoliti, scenari mai raccontati: valga per tutti la gita che i diplomatici stranieri compiono a Carinall, la casa mausoleo di Goring, dove vengono costretti ad assistere a spettacoli inauditi: l’accoppiamento di un bisonte selvatico, la caccia ad uccelli esotici, la presenza di una celebre star cinematografica presentata come segretaria personale del futuro maresciallo. Sembra quasi di presagire il film culto di Chaplin su Hitler e i suoi accoliti!”.

Un libro che si legge con leggerezza, anche dove il peso degli avvenimenti appare insostenibile, con l’ansia di sapere cosa accadrà giorno dopo giorno, momento dopo momento, durante un periodo che di segreto non ha lasciato niente alla storia e all’immaginazione.