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E’ un viaggio inedito quello che dal 1 Aprile al 4 Novembre è possibile percorrere a Villa Bardini, un’avventura, una spedizione, un Grand Tour militante tra gli episodi salienti che hanno caratterizzato la storia toscana e italiana dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, ripercorsi attraverso l’itinerario tracciato da famiglie che vi risultarono coinvolte dall’interno, sia a livello politico, sia per le scelte operate sul piano artistico.

La mostra, a cura di Francesca Dini e Alessandra Rapisardi, raccoglie cento delle centoquaranta opere appartenenti alla Collezione Roster, Del Greco, Olschki, dipinti di altissima qualità mai esposti prima; motivi questi che costituiscono un’ottima occasione per un viaggio nel capoluogo fiorentino, nella splendida cornice della sede museale che li ospita.

Rarissima eccezione tra le raccolte private, le opere della Collezione Del Greco, Roster, Olschki non sono state disperse in aste o nel mercato antiquario, come spesso ci si trova a constatare per le quadrerie di grande fama; al contrario con l’avvicendarsi delle diverse generazioni è aumentata la consapevolezza dell’importanza della raccolta e conseguentemente il nucleo originario è stato implementato di nuove acquisizioni, che attestano le scelte collezionistiche e il gusto dei diversi mecenati, da Alessandro del Greco fino a Alessandro Olschki, scomparso nel febbraio dello scorso anno.

Una mostra profondamente sentita, dunque, poiché le opere raccontano intime vicende familiari attraverso i legami di amicizia di personalità di spicco dell’epoca, in un intreccio di arte e ideali, politici e intellettuali, etici e civili, all’insegna della bellezza, dell’avanguardia e del progresso di cui si fecero promotori, in ogni ambito, le famiglie che portano il nome della collezione.
Una storia personale consapevolmente sentita come universalmente italiana. Durante la conferenza stampa Alessandra Rapisardi, curatrice della parte “storica” della mostra, il cui nome attesta la provenienza da una delle famiglie in questione, con poche parole racchiude il significato dell’esposizione: “Sono emozionata in quanto sono portavoce di valori che erano rimasti strettamente all’interno della famiglia e che ora vengono presentati al pubblico (…), una storia personale che adesso diviene anche di altri”.

Tre sono i nuclei più importanti della raccolta, che riflettono le scelte collezionistiche e gli intrecci di vita di famiglie illuminate e militanti, i cui mecenati condivisero con gli artisti, oltre alle scelte estetiche, legami di amicizia e scelte ideologiche. In primis Giovanni del Greco, iniziatore della raccolta, che in qualità di medico e soldato garibaldino si fece immortalare da Giovanni Fattori, caposcuola macchiaiolo, in cinque dipinti – tre dei quali in mostra – durante le spedizioni risorgimentali, di cui darà testimonianza, nel 1888, anche nel volumetto dei suoi Ricordi di un garibaldino.
O ancora, Alessandro Roster, allievo e collega di Giovanni e marito di Emma del Greco, nonché figlio di Giacomo Roster, architetto e ideatore del Tepidarium del Giardino dell’Orticultura, che orientò le sue scelte collezionistiche sui macchiaioli di seconda generazione, su consiglio del fidato Mario Galli; le numerose opere da lui acquisite costituiscono il nucleo principale della raccolta.
La generazione successiva è quella delle figlie di Alessandro Roster e Emma del Greco: Renata, che sposò Giuseppe Rapisardi, e Rita moglie di Aldo Olschki; inoltre Giancarlo Rapisardi, nipote di Alessandro Roster, rivolse i suoi interessi estetici da un lato ai macchiaioli, andando a colmare alcune lacune della raccolta, che ora prendeva una forma organica e coerente, dall’altro a pittori contemporanei, in particolare Llewelyn Lloyd, in linea col raffinato gusto di tutto il corpus. Una scelta collezionistica che sarà perpetrata anche da Alessandro e Marcella Olschki.

Percorrere le cinque sezioni espositive della mostra significa anche ripercorrere, attraverso un itinerario cronologico delineato per scuole pittoriche, le scelte collezionistiche operate dalle famiglie nel corso del tempo. Dai Pittori toscani prima della Macchia, come Emilio Burci, o Giovanni Signorini, padre di Telemaco, che precorrono i macchiaioli con vedute della Firenze granducale della seconda metà dell’Ottocento, e con le bellissime suggestioni del dipinto di Gabriele Castagnola che ritrae il Corteggiamento di Filippo Lippi alla monaca Lucrezia Buti, commissionato da Giovanni del Greco, mecenate anche di Giovanni Fattori, protagonista della seconda tappa del percorso espositivo, coi suoi inediti dipinti che di Giovanni rappresentano gli episodi salienti di vita militare, a fianco a quelli degli illustri macchiaioli, acquistati da Alessandro Roster anche su consiglio di Mario Galli, del calibro di Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani, Silvestro Lega e Telemaco Signorini. La terza sezione è un Contributo a Giovanni Mochi, artista pressoché sconosciuto, che fece parte del gruppo dei Macchiaioli al Caffé Michelangelo; nel 1875 fu nominato Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Santiago del Cile, e qui si trasferì con la famiglia per il resto della sua vita, innestando il seme del naturalismo toscano nel Sudamerica.

Si approda poi ai Pittori tardo macchiaioli, contemporanei di Alessandro Roster e che con lui intrattennero rapporti di amicizia: Eugenio Cecconi, Cesare Ciani, Ruggero Panerai, Luigi Gioli, Cesare Ciani, Lodovico e Angiolo Tommasi.
La quinta ed ultima sezione di dipinti si rivolge al Novecento, con opere di Ulvi Liegi e Llewelyn Lloyd, coi suoi poetici scenari dell’Isola d’Elba, che evocano un paradiso incontaminato dal turismo e dal caos della vita moderna.
Chiude la mostra una sezione fotografica che traspone quei soggetti pittorici elbani in immagini di un arcano realismo, permettendoci di entrare nella più intima quotidianità delle famiglie Olschki e Rapisardi, pagine intense di vita vissuta, da cui traspare la vera anima dei luoghi.

La sobria ma ricercata eleganza dell’allestimento delle sale di Villa Bardini è evidente anche nel bellissimo catalogo edito da Olschki che raccoglie non solo le opere presentate in mostra, ma tutte quelle presenti nella Collezione Del Greco, Roster, Olschki. In esso i saggi delle curatrici Francesca Dini e Alessandra Rapisardi ricostruiscono il complesso mosaico di vicende politiche, civili e artistiche che hanno dato vita al nucleo della raccolta, con indagini storiche che si alternano ai documenti dell’archivio di famiglia.

La barca di Llewelyn Lloyd diviene metafora di un lungo viaggio compiuto dalla famiglia, una barca sospesa tra terra e cielo, pronta a salpare per una nuova avventura.
Riaffiora un nostalgico ma felice ricordo di Marcella Olschki: “Guardavo la lunga spiaggia di Procchio, questa mezzaluna che era di un biancore accecante e di sera diventava fosforescente per i riflessi di migliaia di cristalli di quarzo come piccole stelle cadute sulla terra […]. Oggi ho attaccato alle pareti della mia casa otto stampe colorate: sono la riproduzione di otto quadri di Llewelyn Lloyd […] non hanno nessun valore: ma io, ogni volta che levo lo sguardo verso di loro, rivivo l’epoca bella, rivedo la cara figura di quel grandissimo pittore, allievo di Giovanni Fattori, che proprio qui all’Elba, visse gran parte della sua vita. […] Di quest’isola meravigliosa seppe cogliere ogni vibrazione: ogni suo quadro […] è così denso di commozione che riesce a trasportarmi indietro negli anni in cui tutto era così puro, così incontaminato e incorrotto che perfino una bambina, piccola com’ero io allora, riusciva a provare l’intensa, quasi dolorosa emozione che dà la bellezza. Quelle sue barche, sospese tra mare e cielo, silenziose anch’esse in un mondo fatto di silenzio o di voci che erano soltanto quelle di persone e animali, o dei fragori delle tempeste, eccole qui con il loro miracoloso immergersi dentro una natura benedetta da Dio, riflesse in quell’acqua così trasparente per cui i fondali per noi non avevano segreti […]. Che benedizione è stata che lui qui abbia così gloriosamente dipinto da poter fermare quel tempo della nostra vita…”.

di Sara Bello // pubblicato il 05 Aprile, 2012

Didascalie immagini

In copertina:
Un particolare da Llewelyn Lloyd (Livorno 1879 – Firenze 1949), Golfo di Procchio
1909, olio su tela, 67,5 x 125 cm. Firmato e datato in basso a sinistra “Llewelyn”

  • Telemaco Signorini (Firenze 1835 – 1901), Settignano,
    olio su cartone
    16 x 27 cm
    Firmato in basso a destra “T. Signorini”
  • Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908), Giovanni del Greco medico garibaldino soccorre i feriti durante la Battaglia di Bezzecca,
    olio su tela
    48 x 58 cm
    firmato in basso a sinistra “Gio Fattori”
  • Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908), Cavallina nera,
    olio su tavola
    25 x 30 cm
    reca sul telaio la dedica: “All’amico Nanni Del Greco in segno di amicizia l’amico G. Fattori”
  • Giovanni Mochi (Firenze 1829 – Santiago del Cile 1892), Donna che beve mate,
    olio su tavola
    25 x 18,5 cm
    Firmato e datato a sinistra, metà altezza “G. Mochi / 1881”
  • Procchio, Isola d’Elba, 1925.
    Sull’asinello a sinistra Giancarlo Rapisardi, su quello a destra Marcella Olschki, al centro Rita Roster Olschki con in braccio Raimonda Rapisardi, a sinistra è tenuto in braccio Alessandro Olschki
  • Llewelyn Lloyd (Livorno 1879 – Firenze 1949), La Madonna del Monte (Barca e Villa Anselmi),
    1937, olio su compensato
    54,5 x 41 cm
    Firmato e datato in basso a sinistra “Llewelyn Lloyd”

Catalogo Olschki

La mostra sarà affiancata da una serie di iniziative ed eventi collaterali per tutta la durata dell’evento espositivo.

Mappa

Dove e quando

Da Fattori al Novecento. Opere inedite dalla collezione Roster, Del Greco, Olschki

  • Date : 01 Aprile, 201204 Novembre, 2012
  • Indirizzo: Villa Bardini, Costa San Giorgio, 2, Firenze