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INVERNO, III. (lamiere, realtà)
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che occhi abbacinati lungo le rive
dalla costa al mare vanno di rabbia
a un’ora di ragioni più implosive
abitati da storie, ombre di sabbia
che corpi rivoltati per più vive
menti, le membra ammutolite – “s’abbia
dei suicidi la pietà” – galleggiano
aggelati gli affogati di realtà –
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gli insanguinati, i fatti, imprigionati
a gruppi nominati, a sciami a sciami
in questi metri gravi, accumulati
in una fossa, griglia di retami
versi… o tutti gli uomini, spersi, dati
a numi, a lotti perversi, a liquami
di più avversi pensieri. “o gli spacciati
per vinti anzitempo dati, sfibrati
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…………………………………………“In piena ‘trasparenza’ Michail Gorbačëv attese
…………………………………………quattordici giorni prima di annunciare pubblicamente il
…………………………………………disastro alla centrale nucleare”
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si deve a Cernobyl si sappia
alle centinaia di migliaia di morti
alle decine e decine di bambini
contaminati estorti alla famiglia
si deve alla rabbia delle madri
bielorusse ai rancori ucraìni
incancreniti la fine dei regimi
sovietici i tonfi repentini
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……………………………………………….(anni 80)
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i rannicchiati, agri, gli involti vivi
-o gli yuppies ai banchetti, i rilassati
gli impossessati dalla fame o fine –
o gli imbiancati, in casa, i passivi
al divano o alla tele, i redivivi
solo al giorno della paga, i murati
o gli ossidati, i votati alla fine
gli oscurati, coatti, i sepolti vivi
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……………………………………………….Alzi lo sguardo oltre il quinto Adriatico
……………………………………………….(Eugenio De Signoribus, Versi Balcania)
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o qui ed ora, nella corsa o tumulto.
o nella ressa. che disseta. nudi.
oppure. a un’età di fuoco. l’insulto
che nome infesta agli scampati. ai nudi.
attesta gli scudi. o l’offesa. a chi è tolto
dalle case. ad ogni insepolto. ai nudi
nelle fosse comuni. a tutti i torti
impuniti. alla conta. di tutti i morti.

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Leggendo, in particolare, la parte INVERNO, III. (lamiere, realtà) del libro Winterreise di Manuel Cohen, nella quale i versi indicano per nominazione, mediante participi passati fatti sostantivi, gli umani ivi rappresentati, mi viene in mente la scansione de “Le Beatitudini” del “Discorso della montagna”.

In questi versi, infatti, la resa ancora più terrena, di coloro che, nel Discorso, ben avrebbero l’appellativo di beati;  solo che qui non c’è, per i tanti nominati, riscatto futuro, men che meno sotto forma di ascensione o ottenimento de “il Regno del Cielo”;

qui la resa non solo è una messa in posa di corpi, aggettivati in quanto per sempre assoggettati ad una azione subita nel passato (come se questa loro messa a fuoco avesse liquefatto qualsiasi altra caratteristica, lasciando solo questo calco che il ritmo,  man mano, va toccando ..), ma è resa quasi totale, nel senso proprio dell’arrendersi, se non fosse per gli sguardi, in primis dell’autore, che restituiscono almeno l’umano sotto forma di pietas o di attestazione della ferita: “ attesta gli scudi. o l’offesa. a chi è tolto / dalle case. ad ogni insepolto. ai nudi /nelle fosse comuni. a tutti i torti / impuniti. alla conta. di tutti i morti.”

Qui la musica è un ritmo chiuso, serrato (proprio come il ritmo del participio passato…), un ritmo che, tuttavia, turbina e trascina e, facendolo, certamente non dipana, ma comunque affratella (si vedano ad es, questi due versi di chiusura: “galleggiano /aggelati gli affogati di realtà”, nei quali le doppie e l’insistenza fonetica sulle g e la f, creano un senso di gorgo e di stasi allo stesso tempo).      Naturalmente, tutto ciò non calma, anzi rende vigili, ma vigili insieme, e restituisce lungo le traversie, l’intera traversata.
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Manuel Cohen, Winterreise – La traversata occidentale

Cura e introduzione di Gianmario Lucini

Edizioni CFR, “I Fortini”, 2012

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Winterreise: altre poesie e le preziose note di lettura di Giorgio Linguaglossa e di Gianmario Lucini su la Dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta

Ulteriori contributi

– la lettura di Annamaria Ferramosca su Poesia2.0: qui

– la lettura di Viola Amarelli su Poetarum Silva: qui
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