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murales di Flavio Nicolini

I Poeti di Santarcangelo

Fra sinapsi contuse e tappeti meticci
come monili vi raduno – poeti
della mia terra – della mia lingua-
poeti nati da questi sfarinati tempi
che molto produssero in merci molti i poeti
Raffaello Tonino Nino Giuliana Gianni
come gli abiti appesi alle mie grucce
io vi ri-conosco
siete tuniche di lino sciarpe di seta.

Ricordo le tue mani morbide di bambino
la pelle tesa la parola gentile e quel gran
male che ti portavi appresso dal tempo
del bar Trieste al quale hai prestato la tua voce
poi non è morto più nessuno
tu Lello sì e si è fatto un po’ più scuro
quando un sole muore la notte avanza

e tu Gianni del tempo ladro e avaro
hai costretto a mostrare semi e tesori
fronde e persone bambini e androni
e quello che era lontano ora è vicino.
Dentro alberi di memoria s’annidano
voci e voli bandiere liberate al vento
corse di tristezze e sorrisi spaiati.
Qui nel tempo quasi appaiati
tu maestro io dilettante di sillabe
nella lingua che si volle fare peninsulare
e una.
Tenesti la tua maternale per farti
suo servo e suo maestro- un poeta.

Nino eri il luogo le persone l’ amore
per questa terra dove rintocca il campanone
ogni quarto d’ora
fuoco e arsura per mura malatestiane
voce di lingua di paese tutta fuoco
che la gente accendeva con lo sguardo.
Apristi lo spiraglio e s’affacciò il sole
e ti seguirono come discepoli il profeta.
Con te che fosti primo altri ne vennero
ognuno col suo canto fece la città grande
di persone che amavano la piazza
e il garrire libero delle rondini di sera.

Tonino il grande il proteiforme
poeta e pittore loquace di angeli
che parlano con i passeri da sudati
mattoni e i ciottoli con l’acqua variegati
non hai mangiato la farfalla così
ci hai regalato un’armonia da coltivare
un futuro che sia bello e vero
che sia uno spiraglio nell’oscurità
del cielo

nell’orto dei pensieri ho sostato
come in preghiera le meridiane ferme
nell’ora dell’ombra spessa.

Come la pietra duro e come il tempo
flessibile stai sul dorso di una zanzara.

Hai letto tutti i mattoni dei muri
Giuliana delle contrade
donna da lavoro solitaria corteccia
con cuore di corallo e cervello adamantino
parole scritte col lapis sul cartoccio
di due etti di mortadella e uno di stracchino.
Donna di creta forte di marmo
l’amore ti negò e lo spargesti ovunque
in dignità dono alle compagne

sui muri delle contrade ancora respiro
il tuo respiro che sa di libertà.

Io vi conosco vi onoro porto le chiavi
dei vostri fluidi moti di penna
e alzo questa pagina perché rifletta
la luce raccolta nei bar nel passeggio
fino ai riccioli del mare
in un mantello –cielo pacificatore.

*Gli altri poeti nominati sono :
RAFFAELLO BALDINI GIANNI FUCCI,
NINO PEDRETTI GIULIANA ROCCHI


EPPURE FLAVIO

Non mordono più la polvere i cani
sgozzati scalciano sui selciati
hanno conosciuto l’oscurità degli uomini

nessuno li ha salvati – la tua profezia
urla ancora in un deserto di pietre dure

e sotto un cielo di piombo non sorride
alcuna melagrana e i cavalli delle giostre
fermi in bilico su due sole zampe
non hanno più musichette per danzare
e bimbi sulla groppa dal sorriso aperto.

Eppure Flavio siamo ancora al di qua
del muro a dirci un’indignazione che esce
dalla bocca come l’urlo di Munch sul ponte
solitario inesprimibile infinito afono

tu tra carte tinte dall’acquerello
e parole così dolci che forano il tempo
e l’amore l’amor sì l’amor no
di Francesca fanciulla morta malatestiana

tu tu tu sbeffeggi chi si tinge d’allori
e il treno va dove lo porti tu tu tuuuu.

( dedicata a FLAVIO NiCOLINI )

ANNALISA

Piccola e dura
sorella di piuma e smeriglio
che raccogli un’aria leggera
carta da gioco di primavera

ma una stilla
che altalena su una foglia
fa già settembre e i persi giorni
sono andati senza appello
e la nonna- senti?- sussurra
– dimentica …spalanca la finestra
dilegua l’agguato delle ombre!

ma già punge il gelo della lunga
invernata e la neve continua a cadere
sulla ferrovia sul treno
su cui non sei salita
che non ti ha portata via
tatum tatum vavia

Qui ti aspetta una sorte
che ha maschera grama
sorridi pierrot di periferia
e tremi
ma nel sole residuale
d’ottobre vai soave cantando
e la tua voce ancora va al mare
che tutto si porta via
e tutto rimanda a riva
in grani di rena distesa.

poesie inedite di NARDA FATTORI
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UN ANZAL SI BAFI

poesia di TONINO GUERRA
musicata e cantata da LIANA MUSSONI

U i era un ànzal si bafi
ch’u n’era bón da fè gnént
e invéci da vulè/ datònda mé Signòur
l’avnéva zò te Marèccia

Dróinta la chèsa/ d’un cazadòur
ch’e’ tnéva/ i gazótt impaièd
d’impi sòura e’ sulèr
d’un cambaròun
l’ànzal u i butèva e’ furmantòun
par avdài s’i l magnéva.
E dai che te dai
sa tótt i sènt ch’i ridéva di su sbài
una matóina i gazótt impaièd
i à vért agli èli e i a ciàp e’ vòul
fura da la finèstra,
dróinta l’aria de’ zil
e i cantéva che mai.

Un angelo con i baffi

C’era un angelo con i baffi
che non era capace di far niente
e invece di volare intorno al Signore
veniva giù nel Marecchia

Dentro la casa di un cacciatore
che teneva gli uccelli impagliati
in piedi sopra il pavimento
di una grande camera
l’angelo gettava loro del granoturco
per vedere se lo mangiavano.

E dai che te dai
con tutti i santi che ridevano dei
suoi sbagli
una mattina gli uccelli impagliati
hanno aperto le ali e hanno preso il
volo
fuori dalla finestra,
dentro l’aria del cielo
e cantavano come non mai.

21 marzo 2012.
Primo giorno di Primavera.
Giornata mondiale della Poesia
.

Caro Tonino hai scelto un giorno speciale
per partire per il tuo viaggio più lungo e
misterioso.
Del resto un angelo coi baffi lo sa quando
è il momento giusto del commiato.
Grazie, per averci portato così a lungo
in volo con te sulle ali leggere della poesia
e della meraviglia.
Grazie per aver nutrito, noi, uccelli impagliati,
dandoci nuove prospettive di sguardo e di pensiero.
Grazie per aver dato colore e vita ai nostri sogni
e alla tua amata valle che ogni giorno nasce e
e rinasce e rinasce, come il tuo ostinato canto
di poeta di mandorli danzanti e farfalle in fiore.
Ti abbraccio forte forte.
Liana Mussoni

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