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Le alghe di Posillipo di Giovanna Mozzillo
Ripubblicazione da parte della casa editrice La conchiglia di un libro edito da Lombardi nel 1994, Le alghe di Posillipo ci conducono attraverso un intricato percorso tracciato dalla sensibilità di una ragazzina che impara in microcosmi indagati in modo dettagliatamente affettuoso a conoscere il mondo non solo con la sua fresca intelligenza ma anche con sua sensibilità raffinata e empatica che tutto coglie e ingloba. Dai nocelleti lontani dalla quotidianità del paese, mondo inesplorato per una bambina di otto anni curiosa al contempo e serena perché accompagnata da una madre che con la sua presenza bandisce ogni paura, ogni inquietudine, ai giardini inestricabili di querce immense che tendono i rami verso il balcone, giardino indagato dall’alto ma amato in tutti i suoi particolari, nella sua vita arborea e animale e soprattutto sentito e ricreato con la stessa sensibilità dell’adolescenza. Quello che colpisce infatti in questo libro è la capacità dell’autrice di ricondurci a quei momenti magici in cui il mondo con i suoi colori più vivi si svela alla nostra sensibilità non ancora troppo contaminata dalla ragione e dalle convenzioni della vita. Ma la natura non è solo giardini e ville, è anche un mondo per alcuni aspetti magico che la cultura della madre veste di miti antichi e la ragazzina decodifica e fa suoi con la fresca sensibilità e l’intelligenza acuta che la contraddistinguono. “ Questi personaggi abitavano tutti insieme in un paese fuori dallo spazio e dal tempo. Ai suoi confini mi accostavo sedotta e intimidita, perché grande era lo spazio che si lasciava indovinare dietro l’incanto del mistero”. “Mamma vedeva nella classicità solo la serenità rassicurante della ragione, ignorava gli angolo bui, i fantasmi dietro l’angolo, l’ansia degli interrogativi senza risposta, lo spasimo della rivolta impotente, il delirio dell’alienazione.” “Però è vero che l’ebbrezza era concessa a piene mani, è vero che la realizzazione di sé era assoluta, che la consapevolezza della propria identità toccava il diapason e insieme si raggiungeva la comunione col tutto, insomma microcosmo e macrocosmo si fondevano e l’eroe era lì lì per squarciare la porta del mistero… però dietro l’esaltazione stava in agguato l’angoscia, nera come l’inferno, fonda come un gorgo, tanto intollerabile quanto indicibile era stata la beatitudine”.
Un mondo, i dintorni di Napoli, conosciuto e indagato da un punto di vista per così dire elitario, senza che vi giunga l’acredine di quel marciume che pure inquina con il male e con il brutto molta parte d’Italia. Sorprendentemente questi aspetti mancano del tutto e credo per volontà dell’autrice che nel micromondo un po’ incantato e un po’ fiabesco trova un riparo e un conforto anche negli anni della maturità, quando il rivisitare con gli occhi della mente il periodo della sua infanzia e adolescenza ha lo scopo di creare un argine al dilagare talvolta sregolato e debordante dell’oggi. Libro ricco di stimoli intellettuali ma anche talvolta sentimentali, ci presenta un’ampia passerella di personaggi, dalla madre alle amiche d’infanzia, dalla Lia alle amiche di zia Maria e alla cugina Elvira. E c’è la presenza della casa, descritta nei dettagli – colpisce soprattutto la minuziosa descrizione dei quadri, amati nei loro particolari quasi fossero persone di casa. Il libro è un collage di emozioni d’infanzia, in cui l’autrice rievoca una Napoli che, malgrado la guerra appena cessata, malgrado le macerie lasciate dai bombardamenti, resta intatta nel suo spirito, nella sua bellezza prepotente del paesaggio e del suo grande passato. E ci sono soprattutto i mille perché e le mille curiosità di una ragazzina che con sensibilità fresca e intatta coglie al vita in tutti i suoi aspetti, cercando al contempo di viverla e di capirla.

Marina Torossi Tevini