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Ai Signori del Teatro
  
 
Quando, Signori Direttori, quando
La smetterete di allisciare i Critici
Desti o dormienti, logorroici o stitici,
Per quel ritaglio-stampa miserando
Che pur valse qualcosa in tempi mitici:
Critica ed Arte, insieme, quasi al bando,
Ma ben si difendevano lottando,
Mirando in alto, schifando i politici.
 
E Voi, Signori Critici, ma quando
Dismetterete i pensierini artritici
Ma esposti come vaticini pitici
Che andate sulla carta compitando
 
Signori Spettatori, fino a quando
Vi assembrerete come paralitici,
Sbattuti fra eccitanti e ansiolitici,
Nelle sale, dipoi tristi sfollando.
 
E Voi, Attori, che un giorno foste Specchio
Della natura, ora soltanto un vecchio
Gioco giocate, e Buonanotte al secchio.
Colpevole non meno io, che a voi latro.
A questo abbiamo ridotto il Teatro:
A un rito trito, a un sonno tetro e atro.
 
                                       Aggeo Savioli
               
 da Ritagli di tempo (Bulzoni editore, 2005)

 

 

 

Teatro dei Vigilanti – Portoferraio

 

Il 27 marzo è la Giornata Mondiale del Teatro, che fu creata a Vienna nel 1961 durante il 9° Congresso mondiale dell’istituto Internazionale del Teatro voluto dall’Unesco.
Dal 27 marzo 1962, giorno in cui si venne inaugurata  la stagione del Teatro delle Nazioni di Parigi, la Giornata Mondiale del Teatro è oggi celebrata in un centinaio di paesi del mondo.

Ogni anno viene invitata una personalità del mondo del teatro o della cultura  a scrivere  un “Messaggio internazionale”, che una volta tradotto sarà letto in tutti i teatri del mondo che celebrano questa giornata. Nel 1962 l’autore del primo messaggio fu Jean Cocteau. Nel 2012, a cinquant’anni esatti dalla prima celebrazione, è la volta di John Malkovich,  attore, produttore, sceneggiatore e regista statunitense, innanzitutto artista di teatro.

Messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro 2012
di John Malkovich
Messaggio internazionale

È per me un onore che l’International Theatre Institute ITI dell’Unesco mi abbia chiesto di scrivere questo messaggio per il cinquantesimo anniversario della Giornata Mondiale del Teatro. Dedico queste mie brevi parole ai miei colleghi, ai lavoratori del mondo del teatro, miei pari e miei compagni.
Che il vostro lavoro sia avvincente e originale. Che sia profondo, toccante, contemplativo, unico.
Possa il vostro lavoro aiutarci a pensare, aiutarci a domandare che cosa significhi essere umani, e che questo pensiero possa essere sostenuto col cuore, con la sincerità, con il candore e con la grazia.
Che possiate superare le avversità, la censura, la povertà e il nichilismo, che molti di voi sicuramente saranno costretti ad affrontare.
Possiate godere di talento e di rigore, per insegnarci il battito del cuore umano in tutta la sua complessità, con l’umiltà e la curiosità necessarie per rendere tutto questo il lavoro della vostra vita. Possa il meglio di voi – poiché sarà solo il meglio di voi, anche se solo per un attimo – riuscire a formulare la più essenziale delle domande: «come viviamo?».
Buona fortuna.
John Malkovich

 
Andando indietro negli anni ci piace ricordare e riproporre anche  il messaggio del 1965 del nostro Nobel Salvatore Quasimodo:

Messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro 1965
di Salvatore Quasimodo
Messaggio internazionale

La decisione di dedicare ogni anno una giornata mondiale al teatro potrebbe far pensare a una sua crisi. C’è dunque bisogno di una celebrazione? Non si può parlare mai di crisi in senso assoluto delle forme creative: forse di rotazione, sia per i movimenti politici o ideologici della storia, sia per le “distrazioni” che allontanano l’uomo dai suoi problemi esistenziali.
Il teatro, in ogni tempo, è stato il riflesso della vita contemporanea — è inutile ricordare i Greci — e per questo di volta in volta cade nelle riserve della censura.
Oggi la cronaca dell’uomo non interessa soltanto il suo interno, la psicologia o le discordanze della psiche, la incomunicabilità o meno delle deboli ombre del suo pensiero, ma soprattutto l’urto fra i diversi modi di ordinare la vita, quando questa possibilità gli fosse data da una pace ragionata fra i popoli, che metta le sue radici anche nelle divisioni di razza e sui diritti dell’uomo.
L’invito a teatro in questa giornata non dovrebbe essere provvisorio, temporaneo, ma convincere la nuova generazione (aggrappata alle prospettive spettacolari dello sport o alla dispersa vibrazione vocalica delle canzoni) che solo nel teatro troverà il dialogo che definisca la sua probabile sorte fisica.
La guerra non è alle nostre spalle, ma proprio nei nostri gesti quotidiani. E qui l’uomo va fermato e avvertito: e non nel segno della speranza, ma attraverso la certezza della sua forza spirituale e civile.
Il teatro presume di continuare questo aperto dialogo millenario dell’uno, non contro l’altro, ma per l’altro, vicino o straniero alla sua lingua e al suo costume.
Salvatore Quasimodo
Premio Nobel