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Scheda di lettura di Non siamo mai abbastanza di Dario De Marco ( 2011) romanzo vincitore del premio In Attesa dell’Unità dell’Unita d’Italia indetto da 66th And 2nd

Quasi tutti noi, nati con la televisione o dopo poco la sua invenzione, siamo cresciuti e diventati adulti avendo come sottofondo delle nostre domeniche, e degli altri giorni della settimana nel caso dei Mondiali, le partite di calcio. Non a caso uno dei miei primi ricordi vede mio padre in cucina guardare una partita in bianco e nero alla TV.Dario De Marco ha avuto quindi una bella intuizione nel raccontare nel romanzo Non siamo mai abbastanza, la vita di un giovane, sin dal suo concepimento, scandendo i periodi dell’infanzia e dell’adolescenza fino all’età adulta con le partite dell’Italia ai Mondiali e con i personaggi e le partite più significative dei campionati di calcio italiani.Marco il protagonista vive a Napoli in una famiglia della media borghesia e spesso confronta la sua esistenza con quella di un cugino che abita invece in un paese dove i ragazzi godono di una libertà negata ai bambini e agli adolescenti di città.
Al di là delle differenze che rendono unica la storia di una persona, De Marco  ci fa rivivere in questa cornice  lo sguardo con cui un bambino o un ragazzo osserva ciò che gli accade intorno e dentro di sé, le incertezze, la fatica di crescere, le prime emozioni sentimentali e sessuali, il desiderio di essere uguale agli altri per sentirsi accettato.
Una volta adulto, per lavoro, si trasferisce a Torino dove trova l’amore, ma dove non capisce perché un napoletano deve per forza o parlare male di Napoli e cercare di diventare torinese o rimanere napoletano fino all’osso e rifiutare ciò che gli aggrada del nord, eterna questione della divisione tra nord e sud….
Tanti sono quindi i piani di lettura di questo romanzo e tante le riflessioni sull’evoluzione della società dagli anni settanta a oggi e sugli eventi storici che si sono succeduti, dall’uccisione di Moro all’entrata in politica di Berlusconi che fanno da sfondo al racconto che descrive la vita di un popolo, quello italiano.
In quest’arco storico, la costante, la linea portante del romanzo, che fa da trait d’union tra le persone e il singolo e il suo paese, inteso come luogo di residenza o nazione e tra i vari periodi storici rimarrà, nonostante gli scandali degli ultimi anni, la partita di calcio.
Un altro aspetto che merita essere sottolineato è lo stile di scrittura. Molti i dialoghi, incastonati in un linguaggio scorrevole e piacevole, e soprattutto alcune pagine, dove l’autore si avvicina, a mio parere, più alla poesia che alla prosa. Vi sono, infatti, brevi capitoli da leggere tutto d’un fiato, dove non esiste punteggiatura, dove non sono state usate le maiuscole, dove il discorso diretto è parte continua di un contesto descrittivo nel quale si apprezza la capacità dello scrittore di padroneggiare la lingua italiana nelle sue varie forme di scrittura. Ed anche questo è un tassello che si aggancia alla storia d’Italia, all’evoluzione delle sue forme di scrittura.

 Sandra Palombo