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       Maria Di Lorenzo l’aveva promesso a Elio Fiore, prima della sua prematura scomparsa: avrebbe scritto di lui. Ha mantenuto adesso la promessa con un libretto denso e bellissimo dal titolo “La luce e il grido”, un’espressione usata dal grande Mario Luzi per condensare in estrema sintesi l’orizzonte poetico del suo collega e amico romano. Che è fatto anzitutto di denuncia del dolore inflitto, il grido appunto, a partire da quello, indicibile e inconsolabile, del 16 ottobre 1943, quando Elio è un bambino di otto anni ed assiste impotente e stupito alla deportazione degli ebrei del ghetto di Roma dalla sua abitazione che è a pochi passi:

Qui nel segreto della mia dimora, scava la voce/della memoria, nel fragore del Tevere cresce la pietà/viva dal 16 ottobre 1943./ Quando il mio piede innocente/fu bagnato dal sangue dei giusti d’Israele./Quando gli empi urlavano,sfondavano le porte coi fucili…

 (da In purissimo azzurro 1986)

L’esperienza traumatica resterà per sempre incisa nella sua carne, alimentando nel tempo un’acuta sensibilità verso tutte le sofferenze, a partire da quelle degli emarginati, dei senza casa, della madre di strada che, abbracciata al proprio figlio, chiede inutilmente l’elemosina ai passanti frettolosi,  incapaci di riconoscere in quella donna Maria e in quel bambino Gesù, nell’eccitazione cieca e superficiale della vigilia di Natale:

Maria era tutta vestita di nero/stava per terra ferma, composta/tra le braccia stringeva Gesù./Nell’affollato corso i passanti/andavano distratti, senza guardare/senza dare una lira d’elemosina.

 (da Myriam di Nazareth 1992 )

Questo è il grido di Fiore, la missione di cui si sente incarnato per essere vedetta, stare sempre all’erta, con gli occhi bene aperti, a scorgere e a testimoniare il male della Storia. Una Storia che procede a tentoni, tra crimini orrendi e inenarrabili ingiustizie ma che faticosamente lascia affiorare dal suo magma di dolore il cammino del riscatto, dell’evoluzione, dell’affermazione lentissima ma certa del progresso.

Fiore, infatti, oltre il grido intravede la luce, la luce dell’Assoluto, che governa misteriosamente il mondo ed instilla nelle sue creature umane il desiderio di cercarlo, di farne la meta del loro faticoso cammino su questa Terra difficile e straordinaria.

Di fronte all’unicità della bellezza terrestre, della vita e della stessa quotidianità, in cui nulla è banale, neppure i gesti più consueti, il poeta romano esprime incanto e stupore. Perché l’esistenza stessa è miracolo e non sussiste soluzione di continuità tra visibile e invisibile, realtà materiale e metafisica.

Maria Di Lorenzo ci racconta con passione questo mondo poetico, che è lirico ed epico insieme, tutto pervaso da una fede salda come roccia e il suo linguaggio plastico, lineare, a volte dimesso, estremamente comunicativo ed efficace; un linguaggio che resta dentro per la fiamma che lo alimenta.

E ci fa conoscere il Fiore uomo: l’amore per i bambini, la riservatezza, il fastidio per i falsi letterati e per chi sgomita per affermarsi, il cristianesimo  sempre stillante la sua sorgente ebraica, la gioia per l’amicizia data e ricevuta – Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Carlo Bo- la venerazione per Leopardi, da cui è preso il titolo della raccolta In purissimo azzurro, settenario della Ginestra che è diventato anche il nome del blog di cultura creato dalla stessa Di Lorenzo.

Insomma un libretto prezioso per conoscere più profondamente un poeta di cui si sono occupati i maggiori intellettuali italiani ma che presso il grande pubblico deve ancora far sentire il suo grido e far risplendere la sua luce.

MGC 11.2.2012

Elio Fiore (Roma2 luglio 1935 – Roma20 agosto 2002) è stato un poeta italiano, tra le voci più significative della poesia del Novecento.

Segnato nell’intimo dagli orrori della guerra (ancora bambino, rimase sepolto dalle rovine di un bombardamento, vide gli ebrei di Roma razziati e avviati allo sterminio il 16 ottobre 1943), avviato per necessità pratiche agli studi di perito tecnico, visse di lavori modesti: operaio in fabbrica, poi collaboratore nella Casa della Pace, piccola e povera istituzione romana del Movimento Internazionale della Riconciliazione, finalmente grazie al P. Cristoforo Sironi S.J. trovò una certa stabilità come impiegato d’ordine nella biblioteca del Pontificio Istituto Biblico; solo per un breve periodo fino alla prematura morte poté aggiungere alla modestissima pensione l’assegno vitalizio della Legge Bacchelli.

Per molti anni abitò in via del Portico D’Ottavia, nel quartiere ebraico (il ghetto) di Roma, e dava un significato speciale a questa sua vicinanza fisica e di cuore con i sopravvissuti allo sterminio. Ora riposa nel Cimitero del Verano, con i genitori Gacinto e Anna Cortesi.

Cercò quasi con brama l’amicizia dei poeti, e l’ottenne; primo ad apprezzarlo e a dargli la sua familiarità fu Giuseppe Ungaretti, ma poi negli anni trovò una rete di amici ed estimatori tra i nomi più illustri della cultura italiana e non solo: Rafael AlbertiEugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Attilio Bertolucci ed ancora Andrea ZanzottoMario LuziGiorgio CaproniCamillo SbarbaroSibilla Aleramo (poeti); Cesare CavalleriLuigi BaldacciMichele GiampietroLuigi Silori (saggisti e critici letterari); Giuliana Lojodice e Walter Maestosi (attori e suoi interpreti).

 Wikipedia

Scrittrice, giornalista culturale, autrice cinematografica e teatrale, Maria Di Lorenzo vive e lavora tra Roma e Milano.   Dopo gli studi classici si è laureata col massimo dei voti in Lettere Moderne all’Università di Urbino, con una tesi di carattere psicoanalitico su Giacomo Leopardi. Ha quindi lavorato come giornalista per il quotidiano “Il Tempo”, per la RAI e per altre testate italiane. Attualmente è direttore responsabile del magazine “In Purissimo Azzurro”, mentre dal 1° giugno 2009 cura sul web il forum letterario Flannery dedicato alle donne che scrivono.E’ autrice di una decina di saggi tradotti in sei lingue, di due raccolte poetiche, ‘Voci dal muschio’ (1992) e ‘Quaderno Siciliano’ (1994) e di un romanzo, ‘La sera si fa sera’ (2004). Come ricercatrice ha condotto con l’équipe del Centro Studi C.I.O.F.S. di Roma uno studio sulle problematiche femminili dell’est e dell’ovest europeo attraverso il cinema, confluito nei saggi collettivi: ‘Donna e cinema nell’Europa 2000’ (1994) e ‘Donne e cinema fra immaginario e quotidianità’ (1998) in uso presso alcuni atenei italiani. Al momento sta lavorando alla stesura di un nuovo romanzo e a un soggetto per il cinema (cortometraggio) di cui curerà anche la regia, mentre è appena giunto nelle librerie italiane il suo ultimo lavoro editoriale: “La luce e il grido”. Introduzione alla poesia di Elio Fiore” (Fara Editore, 2012).

blog di Maria Di Lorenzo