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… “Bisogna essere capaci di tutto
( e con della freddezza
il grado più audace)
in questo universo stellato,
– in uno di questi immensi mondi
immoti congelati esangui”..

Il sole ardeva sui muri grigi
e sugli scarlatti campi
– fiorivano le rose dolcemente decapitate:
solo allora precisamente crollava,
nello smisurato scenario di cristalli della morte,
nel tessutale disfacimento
( un paesaggio fluviale,
una devastazione,
una città di martiri).
In una atmosfera esasperata
– di luce e di attesa
perfino quelle celle le appartenevano,
come a un essere remoto e latitante
spaventosamente compresso,
– lo sguardo suo già in una notte.
E drammaticamente esstrangolava:
che cosa mai si stesse poi lacerando,
nelle processioni di morbosa bellezza,
negli ipogei tutti
– in quelle tombe in cui non era ancora stata?…
( oh, quella idea di profanazione,
della oltranza
quel residuale esito..)

VILLA DOMINICA BALBINOT