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Antony Gormley, Twobodies

Da sez. FISICA DEL TEMPO
(LA CICLICITÀ DEL POLINOMIO)
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Nell’avvicinarci all’origine ripartiamo
dalla fine riavvolgendo ogni sguardo
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ciascun nome e tutti i discorsi pronunciati
ché rimane poco e molto nel limitarsi a vuoto
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finanche le persone care sono specchi
che riflettono altri noi, al di là del vetro.

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Il titolo di questa raccolta di Antonio Bux rimanda a ciò che Hermann Weyl, nel suo libro “La simmetria” (Feltrinelli, 1981), scrive a proposito di quella bilaterale: «l’idea di simmetria […] non si limita affatto agli oggetti spaziali; il suo sinonimo, “armonia”, si riferisce più all’acustica ed alla musica che ad applicazioni geometriche. La parola tedesca Ebenmass è un ottimo equivalente della parola greca “simmetria”, entrambe esprimono anche l’idea di “misura mediana”, il giusto mezzo al quale dovrebbero tendere nelle loro azioni gli uomini virtuosi».


Qui infatti, al di là dei titoli delle sottosezioni che alludono a delle trasformazioni, vuoi polinomiali, vuoi isomorfiche, la simmetria è “dei nomi”, richiamandone sia gli aspetti musicali, sia quelli di misura, nel senso di denominazione/perimetro, rispetto ad un darsi delle cose sfuggente e indistinto.     Simmetrico inoltre è il rapporto del doppio con i suoi costituenti singoli e il “giusto mezzo”, che in questo caso ne indica la linea di rispecchiamento, rappresenta il medium (mezzo) che unisce, fondendo.
Non a caso la struttura di tutte le poesie si presenta a distici o al massimo a strofe di tre versi, in questo caso contemplando, oltre il doppio,  anche la linea di specchio.

Ma la “simmetria dei nomi” non può certo fermarsi solo ad elementi formali, qui i temi anche si alternano:
il vissuto, per es. de la bella poesia “Mai diventiamo troppo bambini / se non nella pausa pranzo /quando ci tiriamo addosso//tutti i resti del risotto/[…]” , si accompagna a riflessioni di natura metapoetica (vedi la poesia “Non si cerca l’oscurità nello scrivere /ché l’autore non esiste né il suo intento // ma l’esito è altro che una luce schiusa/[…]”),
così il basso si accompagna all‘alto, tanto più se simmetricamente capovolto.

In quest’ottica, vale quindi il ciclo- cerchio, il nostro guardarci a ritroso nello specchio, non solo di Narciso: “Nell’avvicinarci all’origine ripartiamo / dalla fine riavvolgendo ogni sguardo // ciascun nome e tutti i discorsi pronunciati / ché rimane poco e molto nel limitarsi a vuoto // finanche le persone care sono specchi / che riflettono altri noi, al di là del vetro. “.

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Da sez. LE GEOMETRIE DEI LUOGHI
(CRONACHE ISOMORFICHE)
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Mai diventiamo troppo bambini
se non nella pausa pranzo
quando ci tiriamo addosso
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tutti i resti del risotto, e ridiamo
senza coltelli tra i denti; cosi
freddamente  torniamo poi
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a cucinarci il cuore, tra un caffè
e un malumore, senza zucchero
in tutta la fretta di tornare a lavorare.
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Fotogrammi su tutti
gli angoli della casa.
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Muri colorati d’epoche,
storie cucite alle tende.
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Nomi riscritti a memoria
sulla carta da parati del tempo.
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Una casa non è quattro mura
ma solo riciclo, tepore umano.
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Una casa è clausura
di vita, sepoltura
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dell’antico arcano, fossile
del milite urbano.
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Da sez. DALL’INFLESSIONE ALL’INCLUSIONE
(DISTANZA DAL SOGGETTO)
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Non si cerca l’oscurità nello scrivere
ché l’autore non esiste né il suo intento
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ma l’esito è altro che una luce schiusa
da qualcosa che ci visita deformando
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il sublime specchio della voce invocare
la fatica oscura delle nude pagine quando
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la mente annullata dal rappresentarsi s’apre
e solo sa delle cose quella superficie fragile.
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Non sarai mai più lo stesso
di quell’attimo che fu
prima di adesso;
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non v’è mai uno stesso riflesso
che abbagli in ugual misura;
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non esiste un medesimo infinito
che più di un istante dura.
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BREVE NOTA BIO/BIBLIOGRAFICA DELL’AUTORE


Antonio Bux (pseudonimo di Fernando Antonio Buccelli) nasce a Foggia il 16 ottobre del 1982.
Dopo aver terminato gli studi inizia a coltivare esperienze di vita e lavorative nella propria città natale e al di fuori di essa, soprattutto a Firenze, dove trascorre un intenso periodo, per poi espatriare in seguito all’estero. Difatti va a risiedere in Spagna, a Barcellona, dove passa questi ultimi anni e dove risiede attualmente.
Le sue opere al momento sono tutte inedite, anche se ultimamente alcune sue poesie sono apparse su diverse antologie e su alcune riviste letterarie di poesia sia nazionali che internazionali, dato che moltissimi suoi lavori sono stati tradotti in lingua castigliana, francese, tedesca serba e inglese, mentre di recente, oltre ad apparire con molti testi su vari blog e siti letterari di poesia, ha incominciato a cimentarsi in traduzioni dallo spagnolo di altri autori contemporanei, sia iberici che latinoamericani.

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