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……………………Peshawar

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………………………………………Your eyes are two loaded revolvers
……………………………………….(Pashto Song)
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Con il tetto del mondo ancora innevato sulle spalle
la primavera invita il cuore a lasciare la camera oscura
la camera oscura, e uscire per andare a nozze con le pecore in fiore
condotte a spasso dai pastori dagli occhi a rivoltella
che si separano a malincuore dalle loro belle.
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Trento, 13.01.2012


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……………………Il salice piangente
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…………………….. in appetitum caelitem propositumque sidereae ex[tollis]
………………….(da Marziano Capella, De nuptiis Philologiae et Mercurii I, 94)
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Mi allevi al desiderio del cielo
e all’intento di tendere alle stelle,
pusillanime barba delle radici
che sollevano il legno
con il succo dei desideri
che sale capillare dalla terra.
Che barba, questa magagna delle barbe
abbeverate e lagrimanti
l’impossibile volo della chioma
circonflessa e bellamente piangente !
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Trento, 31.12.2011


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……………………A maggior decoro del cielo
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Se cade un albero
non è un sacrificio alla terra:
si è sacrificata per farlo crescere
e mantenere l’aria respirabile
ed offrire un dormitorio agli uccelli
che cercano un poggiapiedi quando si fa buio
e incrociano le ali.
Se cade un albero
oramai finisce nella macelleria del verde
per risorgere in un mobiletto di casa
invece di rientrare nell’anima del bosco
e ripassare la sua forza alla terra.
Movimentava la frangia dell’orizzonte dell’occhio,
del nostro occhio con le sue falangi cieche
e le lunule delle foglie
che hanno inargentato le nostre notti
e ovattato i riposini all’ombra.
Abbiamo abbracciato in un momento di abbandono
la sua incidenza sulla nostra scorza
sagrinata dal millefoglie delle lacrime.
Se cade un albero, lascia stare un fiore
in sua memoria, invece di martirizzarlo in un vaso
a maggior decoro del cielo
e fare tutti la fine della croce.
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Trento, 16.12.2011


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……………………Cachi, dal paradiso dei sensi
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………………………………………………..per Margherita Ealla
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Mela d’Oriente, cresciuta sull’Albero delle sette virtù
nel paradiso dei sensi, quieti il nostro sangue
con buona pace degli uccelli nati tra i suoi rami.
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Con l’abbondante fogliame coriaceo
concima la terra sprimacciata dai desideri
di soli rossi a ovviare ai bui d’autunno,
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Mela d’Oriente, viaggiatrice a dorso di cammello
battriano lungo la via della seta,
ch’illumini coi i tuoi lampioni giallo-rossi
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accesi sulle brine di primo inverno
l’occaso dei nostri campi smorti.
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Trento, 10.12.2011
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