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Resterà aperta fino al 29 gennaio 2012 la mostra “Artemisia Gentileschi, storia di una Passione”, una suggestiva realizzazione monografica sulla grande pittrice secentesca promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. L’antologica milanese espone 52 opere gentileschiane, alcune sconosciute altre poco note, un repertorio quasi completo della produzione pittorica di una delle più grandi artiste italiane della quale segue tanto le esperienze artistiche quanto quelle di vita. La mostra, curata da Roberto Contini e da Francesco Solinas e arricchita dagli interventi scenografici e teatrali di Emma Dante, oltre alle tele presenta documenti e lettere inedite che Solinas ha ritrovato nell’archivio di Casa Frescobaldi a Firenze.

L’itinerario museale è suddiviso cronologicamente in quattro fasi: gli inizi a Roma della giovanissima Artemisia sotto l’influenza e la cura del padre Orazio; gli anni vissuti a Firenze che vedono lo sviluppo del suo stile; il ritorno a Roma, all’inizio degli anni Venti, come “pittora” affermata e il successivo e ultimo tratto di strada umano e artistico a Napoli dove morì. Artemisia Gentileschi nacque nel 1593 a Roma, figlia di quell’Orazio celebrato in tutta Europa che fin da bambina ammirò e seguì al punto di eguagliarlo in fama seppure nel diverso orientamento stilistico. La drammatica esperienza dello stupro che subì ad opera di Agostino Tassi e l’umiliazione del conseguente processo ne segnarono l’esistenza e fino ai primi del Novecento, nonostante il critico Roberto Longhi nel 1916 scrivesse di lei “l’unica donna in Italia che abbia mai saputo cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità…”, la sua opera non aveva ancora raggiunto la fama che meritava. Solo agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso la sua vita e la sua arte cominciarono ad essere oggetto di studi e di interpretazioni da parte della critica femminista che esaltandone il coraggio e la volontà di emancipazione ebbe il limite di mettere in secondo piano il valore intrinseco della sua pittura.