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LA NOTTE DI NATALE DI LUCA

La luna svirgolava alta, algida e fredda
e
irrideva l’abete addobbato per Natale sulla piazza grande del paese.
Palla, pallina, la notte s’avvicina, la fiamma traballa,…
Sotto l’arco il bue e l’asinello avevano un’espressione ebete.
Intorno un silenzio di belva in agguato.
L’anima degli alberi era stata sradicata e adesso fremeva
un freddo di fronde senza vita. Aghi. Punte. Lance. Lame.
Luca scrollò le spalle , le curvò sotto il peso della notte,
spinse più a fondo le mani nelle tasche del giubbotto imbottito.
Ci sono crepe sul fondo della volta celeste
dove cola un umore che sa di verde rancoroso
terribilmente terribile e … appiccicoso.
Scansarlo, evitare di farsi contaminare, la notte specialmente
perché il silenzio germina pensieri scuri e grevi,
il passo perde il ritmo e va quasi a perdersi se la meta
è appena oltre un bivio. La luce delle luminarie
corre fredda come gli elettroni nelle loro orbite perfette
e indifferenti
la morte la fame la guerra il freddo la fame lo stupro il dolore il dolore
e Luca sgombra la mente Tutto il grumo duro e profondo della sua esistenza
concentrato nell’evitare la contaminazione e nel reggere il mondo.
Tantalo come metafora dell’esistere.
Perché avrebbe avuto voglia di urlare, di mordere, di farsi sanguinare
e invece udì la sua voce in un sussurro” Padre nostro..”
La preghiera sgorgava da rivoli perduti dell’infanzia,
profumava di partite a pallone , di rincorse , di risate, di pianti brevi
finiti in dolci singhiozzi sul grembo della madre, di mele e melograne.
Preghiera?
Oh io non son degno di parole Ai miei atti nessuno concesse perdono.
Luca scivolò lentamente sul lastricato finto antico del viale
e udì il canto profondo della terra. Era una nenia di bassi morbidi
una melodia da antica ninna nanna .
Dormi piccino con la tua mamma
che ti nutre di latte e di miele
che ti scaccia il diavolo nero
e spaventa il lupo in agguato.
Fa la nanna piccino di mamma
che ti prepara un grande tesoro
per una mensa d’oro e d’argento
mio principino mio piccolo re.
Era freddo tanto freddo.
Luca strisciò come un animale ferito
fino alla culla sotto l’arco della piazza.
Vi si rannicchiò dentro e il bambolotto scivolò
ai piedi delle sue scarpe logore. Bue e asino non avevano
fiato e Luca aveva freddo un freddo amaro.
Si coprì con la paglia. Nella piazza gemeva il silenzio che stride del gelo.
Ma via le lance via le punte via la soma greve del dolore

Stella stellina sarai la mia mammina
cento cinquanta la gallina canta
stella stellina la luce traballa la mucca nella stalla
e arioulà arioulè questo Natale è anche per me.
Luca si addormentò . La sua anima sentì il suo canto e tornò a riscaldarlo.

Narda Fattori

edito in un libretto a cura dell’Istituto Comprensivo di Gatteo.

si cantò da dentro frammenti d’infanzia chissà dove smarriti.