Gabriel Pacheco

Inverno s’è vestito di pioggia e di vento e ha bussato alla porta di Annina. Lei ha fatto un po’ di resistenza, si è appoggiata con il suo corpicino legnoso contro la porta ma il vento è più forte e l’ha spalancata e la pioggia s’è insinuata dentro le crepe dei muri, allargandole.

Annina si è coperta le spalle e ha sospirato rassegnata, ogni anno Inverno arriva a casa sua e ogni anno lei è più vecchia e indifesa.
Vive in una casa grandissima, con un corridoio lungo come una strada, le stanze da una parte e dall’altra e una terrazza sospesa per aria da cui certamente tutti quelli che prima abitavano con lei, a cominciare dalla vecchia nonna materna, hanno preso il volo per altre case da cui il vento e la pioggia rimangono fuori.
Inverno è tutto arruffato, coperto di pelli e con un cappellaccio nero che gli nasconde il volto fino al naso che gli gocciola di continuo. Se ne sta seduto in una poltrona della prima stanza a destra e ogni tanto tossisce o manda lampi, facendo rizzare il pelo alla gatta Silenziosa.
In quella stanza, dove prima sono passati Autunno, Estate e Primavera, c’è una macchina che viaggia nel mondo e che contiene tutta la conoscenza umana.
Annina l’accende perchè ama le parole e i colori e, viaggiando con con quella macchina, lei abbandona la sua vecchiaia e Inverno e la casa vuota e silenziosa si riempie di persone parole musica arte e di tutte le notizie del mondo.

Silenziosa è gelosa di Annina che per un po’ si lascia portar via dalla macchina e per rabbia le morde una caviglia.
Annina ama Silenziosa e sopporta la presenza di Inverno perchè non puo’ mandarlo via; lui aspetta lì, con i suoi lampi e la sua tosse, che fioriscano i mandorli. Allora, com’è arrivato, se ne va via, lasciandosi dietro impronte fangose e odore di foglie marce.

Quando Annina esce dalla sua stanza per raggiungere la cucina, il suo orologio da polso segna le 10 e quando arriva sono le 10 e venti minuti. In cucina la segue Silenziosa con il pelo ritto perchè ha visto Inverno e l’ha sentito starnutire.
Il lungo corridoio diventa più lungo e oramai è una strada, un viale freddo e fangoso dove Annina cerca un riparo dal freddo, una pensilina, un portico, una panchina per riposare.
Mentre percorre la sua strada, Annina sente sempre di più la fatica, si accorge d’esser diventata vecchia quasi quanto Inverno e si ferma, sfinita, a riposare.
Facendo scivolare le mani sulle pareti si lascia cadere lentamente e si abbandona sul pavimento. Silenziosa, con la coda alta, le si avvicina ronfando e le lecca una mano. Annina sorride e si addormenta.
Sogna Primavera e i suoi anni giovani, i capelli biondi, le corse nei prati e sua madre che la chiama per andare a scuola. La casa è piena di persone, non c’è Inverno e il lungo corridoio si percorre in un sorriso.
Entra dalle finestre il sole e inonda la casa, lei ha piedi e scarpe da bambina, mani di bambina che devono ancora acchiappare la vita.
Annina, Annina, svegliati. Annina, Annina.

Per il gran silenzio anche Inverno s’è addormentato e Silenziosa è andata nella terrazza sospesa per aria e non si trova più.