Orlan, 1989

“Ho da chiederti delle info. Chi ha scritto in letteratura e filosofia a proposito dell’era post- human?”

(Una domanda semplice)
Per cominciare si può sostenere che la teorizzazione post umana di più lungo seguito sia stata l’invenzione filosofica del deus ex machina, ossia di un’entità non – umana, capace di risolvere dall’alto questioni complesse.  In questo senso l’assunzione degli dei come esseri dalle sembianze umane ma con poteri superiori è post- umano, prendendo il post nel suo più lato assunto di “oltre” e non di “dopo”. Post umano, nel filone dell’invenzione filosofica, è anche il Leviatano di Thomas Hobbes, simboleggiante lo Stato come essere superiore rispetto ai cittadini che sono le “membra”che lo compongono. Da qui un filone di studi che discende fino a Tzvetan Todorov (una fragile felicità) assumendo più un’idea post – umana politica che corporale.

A queste basi filosofiche sono affiancati degli studi di letterature comparate, più specificamente definibili come studi sull’utopia (dal greco u- topos: non luogo). Le utopie spesso sono negative, ossia descrivono un mondo fantastico ma peggiore del reale; questo è il caso di Aldous Huxley che nel suo Brave a New World supponeva la possibilità di estinguere il contatto umano ai fini della procreazione, eliminando la stessa idea di piacere corporale. Una delle linee guida per comprendere le distopie (utopie negative) è quello di tenere a mente i due caratteri su cui essa si fonda: regolarità e controllo sociale.
Metonimicamente, questi studi si ricollegano all’identificazione del post umano per mezzo della chirurgia plastica come quella che Orlan impressiona sulle sue opere.
Il profetico Marshall Mcluhan, negli anni ’60, aveva già parlato (riferendosi alla comunicazione e alla trasmissione dell’informazione) di amputazione: per estendere il nostro sé fisico l’uomo aveva amputato parti del sé, in termini di differenza della visione e capacità del sentire, diventando appunto un uomo post umano, in grado d’essere in più luoghi contemporaneamente, di parlare a persone lontane così scardinando lo stesso fluire temporale.
La capacità d’intervento dell’uomo contemporaneo tanto sulla sua fisionomia che sulla forma delle relazioni umane è in sintesi riconducibile alla stessa accezione di persona (in greco maschera); nel momento in cui l’uomo si dice ha già superato se stesso diventando un oltre da sé, ossia post human.Pubblicato anche qui