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Omaggio a Roberto Rossellini “La macchina ammazza cattivi”, 1948
Viareggio, Hotel Principe di Piemonte. C’è un che di nostalgico nell’aria, forse per colpa di tutti quei bellissimi villini costruiti tra l’800 e il ‘900, che sono la caratteristica del posto. Decori, fregi, sculture che s’inseguono e inseguono.
Siamo nel salottino del Principe di Piemonte, io e Renzo Rossellini, che ha ricevuto il Premio carriera Viareggio EuropaCinema 2011 e introdotto la serata in omaggio al padre Roberto, grande regista e maestro del cinema italiano, di cui si è proiettato in anteprima assoluta il film “La macchina ammazzacattivi”. La lavorazione del film, iniziata nel 1948, a causa di molteplici interruzioni fu terminata nel 1951. Finito nel dimenticatoio, viene riproposto oggi dalla Flamingo Video e sarà reperibile da novembre nei negozi di Home video.
Domando a Renzo come mai, a distanza di oltre sessant’anni, il Festival Viareggio EuropaCinema abbia voluto presentare questo film, praticamente sconosciuto, come un film di culto e se la scarsa conoscenza della sua esistenza fosse dovuta ad una scelta di suo padre, se lo avesse ritenuto un’opera mal riuscita od altro.
“Assolutamente no…per mio padre questo film segna un momento importante del suo impegno di regista. Esso rappresenta il confine tra il neorealismo di prima maniera e la fase successiva a cui lui si dedicò con altrettanta passione e altrettanto impegno. Era importante però, per mio padre, affacciarsi alla fase successiva del suo lavoro senza sbattere la porta troppo violentemente…era necessario prendere tempo per far maturare questo passaggio. Mio padre era un ramo nato dalla grande quercia-cinema a cui aveva dedicato la sua arte nella fase del neorealismo, non poteva tagliare la grande radice che lo legava ad essa… Aveva bisogno di tempo. Il cinema diventava adulto, bisognava guardarlo senza copiarlo. Bisognava pensare a progetti nuovi. Per questo ha voluto fare “La macchina ammazzacattivi”, una favola di pura fantasia tratta da un testo di Eduardo de Filippo. Un film che non dovesse necessariamente trovare volti umani come nel neorealismo; un lavoro metaforico senza il quale probabilmente non avrebbe lavorato ad altri soggetti”.
Nel presentarlo viene sottolineato come esso raccolga tutte le anime del cinema di Rossellini “trasfigurandole nel segno del grottesco e della favola in una delle sperimentazioni più stravaganti e ardite dell’epoca…un film sull’ideologia e un’acuta riflessione sul labile confine tra buoni e cattivi, ma soprattutto un importante punto di svolta, spesso ignorato, della ricerca critica ed estetica di Roberto Rossellini”.
Ma di che parla “La macchina ammazzacattivi”? ‘In un paesino della costiera amalfitana, come in tanti altri luoghi, la corruzione e la cattiveria rovinano la vita della brava gente. Il povero fotografo Celestino, un uomo semplice e giusto, riceve la visita di uno strano personaggio, che dice di essere Sant’Andrea.
Questo “falso santo” conferisce a Celestino un potere straordinario: quello di uccidere i malvagi con un semplice clic della sua macchina fotografica. Con grande meraviglia di Celestino, il metodo si rivela infallibile. In paese tutti devono soldi a Donna Amalia, una vecchia strozzina, il buon Celestino la fa fuori. Quando si scopre che nel testamento la donna ha nominato eredi del suo patrimonio i tre poveri più miserabili del paese, si accende la lotta per distruggere il documento. Intanto, sono giunti alcuni americani interessati a costruire un grande albergo ai margini del paese. Tutti subiscono il fascino del dollaro; soprattutto il sindaco che cerca di entrare nell’affare. Mentre le trame degli imbrogli si aggrovigliano, Celestino con la sua portentosa macchina fotografica uccide uno ad uno i malvagi e gli approfittatori. Ma le cose non cambiano. La malvagità sembra inestirpabile. Il povero Celestino scopre, con suo grande raccapriccio, che non è stato Sant’Andrea a fornirgli quel mortifero potere, bensì il diavolo Farfanigi. Questi, in realtà,è un povero vecchio diavolo e, alla fine, Celestino gli insegnerà perfino a farsi il segno della croce’.
Renzo è stato un dei più stretti collaboratori di suo padre, mi parla di lui, mi dice che “… aveva bisogno di me e per me era un grande privilegio lavorare con lui…” “Poi tu hai preso un’altra strada…” “Sì…erano gli anni del movimento…ho fondato Radio città futura… una radio libera, aperta, in cui ci si poteva ritrovare, uno strumento per partecipare con e nel movimento…” “Come ha preso tuo padre questo distacco e soprattutto questo impegno politico?” “Bene! Mio padre ha dato ai figli, tutti, un’educazione per cui i valori più importanti erano quelli della libertà e dei diritti. Anche il movimento delle donne, non lo ha ma trovato critico. Non ha mai ridicolizzato le femministe anche se non apprezzava gli aspetti più esasperati e marginali.” “Che rapporti aveva tuo padre con le donne?” “Aveva un concetto ben chiaro sul rapporto uomo-donna perché, sosteneva, non si può amare senza rispettare. Diceva: io amo le donne, quindi le rispetto e ne ho stima.” “Allora la concezione della donna nella società era diversa…” “Assolutamente, ma lui coglieva perfettamente alcuni aspetti importanti della condizione femminile; come quello di madre, di casalinga…riteneva che le donne avessero qualche cosa in più di un uomo… “ “Tuo padre ha avuto diversi matrimoni…” “Era inevitabile. Sosteneva di non avere mai avuto due amori insieme, per coerenza.”
Sorseggiamo un caffè. Nel silenzio ripenso alle parole che scrisse a suo tempo- e in disaccordo con le molte critiche negative che accolsero questo film- il critico cinematografico Gino Visentini: “La macchina ammazza cattivi” è un capolavoro. Uno dei migliori film di Rossellini, uno scherzo pieno di estro, carico di tutto il colore meridionale, con tutto il tragico e il comico della Commedia dell’ Arte”,come ebbe a confermare anche lo stesso regista. “Nella macchina ammazza cattivi vi sono i miei pellegrinaggi sulla costa amalfitana: i posti dove si è stati bene e che si amano, dove vi sono dei poveri diavoli convinti di aver visto il demonio. Sono dei pazzi, degli ubriachi di sole. Ma sanno vivere valendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia. In questo film, che è di ricerca e di crisi, a al quale sono molto legato, mi ero posto anche un altro scopo: quello di avvicinarmi alla grande tradizione della Maschera e della Commedia dell’Arte. Vorrei che il mio film lo si leggesse, se qualcuno lo riporterà alla luce, anche in questa chiave” Roberto Rossellini

Note e intervista a cura di MARTA AJO’