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“Ecco il fiume di parole
di tempo di sangue
quelle visioni,
gli angeli e la città di ghiaccio
– oscuri nello splendore…”

Nei grandi inghiottitoi
il popolo degli abissi
non osava emettere le meditazioni vaste e ingrate,
le figure verbali di un enunciato vuoto
( oh, la astrazione magnifica!).
Al fondo dei giardini stretti
– tra i fanatici dell’apocalisse-
ricreava lei un sè stesso ipostatizzato,
di terribile innocenza,
di estatico sguardo ai luoghi alti e remoti.
Vi erano solo le morti torri,
una gioia crudele,
quelle declive parti con le disgiunzioni tutte:
nella cupa rettitudine la penitenziale pratica,
la dendritica derivazione
( e la Incisura ,la elementare verità nuda).

VILLA DOMINICA BALBINOT