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Blog letterario collettivo

Sulla violenza


Questa violenza è un resto. Parte da noi quando le parti conciliate hanno dovuto rinunciare a qualcosa di importante. Se negato a lungo a questo resto urge il manifestarsi, perché ha potere e forza di inespresso.

Quando si accondiscende ad uno stato di cose retto dalla cattiva coscienza ( qui la dimensione morale è una copertura del proprio rendiconto pulsionale ), e tutto l’investimento esistenziale entra in questa sfera, la violenza viene estromessa dal computo affettivo come una cattiva figlia e disconosciuta. Se questo tipo di  mondo mantiene comunque la propria costruzione equivoca, doppia, quella a cui i fatti reali ( le ricadute del sistema che coopta) non corrispondono al comportamento richiesto ( l’intreccio dei valori di convivenza) è possibile che, essendo tale costruzione strutturalmente coerente e contenitiva, alla violenza sottratta non venga dato modo di esprimersi.

Ma il mantenimento di uno stato di cattiva coscienza è precario perché richiede energie smisurate: doppio linguaggio, doppio legame, valori indiscutibili su cui poggiare gli sforzi non premiati e fede, direi fede. Come il patto di stabilità tra sistemi non compatibili s’infrange la violenza ferma e muta si muove e parla. Dice quello che vuole, non ha nessun criterio, nessun giudizio e nessuna vergogna: è un resto, e come tutti gli scarti poco le cale di significare qualcosa. Urge.

Ovviamente una volta espressa non porta a nulla, se ne incassa solo il dolore, e forse una strana maligna compiutezza.

4 commenti su “Sulla violenza

  1. baci
    ottobre 19, 2011

    Condivido,Silvia, la tua analisi breve, densa, aspra- stralcio di un lungo discorso di una riflessione lampeggiante
    lucetta

  2. Molesini
    ottobre 19, 2011

    Grazie Lucetta. Si, nella brevità c’è stato un gran lavoro, ho voluto porgerlo al blog come piccolo saggio. Un abbraccio.

  3. margherita ealla
    ottobre 19, 2011

    “perché ha potere e forza di inespresso.”
    inoltre
    particolarmente acura la definizione di violenza quale “resto”,
    ovvero come quel qualcosa che non è possibile con-dividere fra gli elementi di un insieme, dunque rimane in un tutt’uno – grumo , a caratterizzare ulteriormente i “valori” che invece sono andati in equa divisione.(e dunque in condivisione).

    Tempestiva sintetica e accurata!
    grazie!
    ciao

  4. cristina bove
    ottobre 20, 2011

    La sintesi di questo testo mi conquista.
    Il contenuto è di una lucidità esemplare.
    Anche a me ha colpito quel “resto”, forza residua di una lotta, concetto applicabile a tutte le dicotomie esistenziali, alle battaglie interiori oltre che a quelle reali violentemente manifeste.
    Quel “resto” è un esilio dell’anima.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 18, 2011 da in 1 - Autori qui presentati, presenti, passati, Sentieri, Silvia Molesini con tag , .

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