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CAUTES e CAUTOPATES

Appartieni al mondo delle apparenze
come me: siamo fiaccole passanti
che diamo una parvenza di luce alla pelle del mondo.
Sento però sfiaccolare la tua torcia
allampanato dalla sua vampa
che sublima il mio essere
evanescente fino a portarlo sulla soglia della notte
per la tua lucentezza incisiva su di me
che non mi ero mai dato la briga di brillare
di luce propria, prima di abbassare la faccia
e inabissarla nell’oscurità montante del mondo.

…………………………………………………………………………Trento,12.01.2010

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Riprendo Arnold de Vos già presentato qui con il suo libro “Stagliamento” (https://viadellebelledonne.wordpress.com/2011/02/08/stagliamento-di-arnold-de-vos/), per questo nuovo libro dal titolo “L’obliquo” (Samuele Editore, marzo 2011),

libro introdotto da uno scritto “LA VITA IN PROSA“, mediante il quale Arnold de Vos sembra intenzionato a delineare la genesi di questa raccolta in particolare, per poi in regalarci, con divagazioni tanto illuminanti quanto deliziose, la genesi di ogni suo libro, dal momento che delinea la propria vita attraversata e travasata nella poesia:

«La prosa della vita ha picchi di alta poesia, per chi non si nega e s’avventura nel panorama montuoso a rischio di anfratti e colate a picco.» ; «La vera prosa della vita è lì, nello scrivere poesia. E non è il caso di farlo presente, e men che meno di farlo vedere alla persona in questione […] Subirla è esperienza totalizzante, descriverla consuma il poeta completamente. Mentre il soggetto in oggetto candidamente ignaro di ciò si sdraia, gode e fa godere come e chi gli pare»

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HORTUS ARTIUM
Si diventa pazzi per non avere una storia
narrabile: l’inenarrabile e l’indicibile
entrano in rivolta contro la prosa della vita
che fin quando la domina, volta la poesia
in una sistemica bugia.

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INFANZIA BREVE
Preparato male all’amore ma
esasperato da un’infanzia precoce,
vidi i tuoi pari venirmi vicino
e ci baciammo. Da allora
mi sentivo dispari.

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LA SCRITTURA È RIPIEGO
La scrittura è ripiego: un piego
di carte, e diniego.

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Obliqua – “ripiego” corsivo – è la scrittura; obliquo  è «quel panorama montuoso a rischio di anfratti e colate a picco.» fin dalla sua rappresentazione grafica e imaginifica,  così come, obliquo, è chi vi si avventura, chi non se lo nega, essendo magari obliquo fin dall’inizio perché «preparato male all’amore» (che è L’obliquo per eccellenza nel renderci “dispari” ) o, ancora, obliquo perché capace di sostenere il rischio di ulteriormente scivolare, deviando da una visione o morale comune, infine correre il rischio di diventare  pazzo, pur di avere «una storia/narrabile».

Così questa storia narrabile,  resa liricamente possibile solo da ciò che mi viene da definire (un po’ impropriamente epperciò vicino ad un modo obliquo)  dono dell’obliquità,

storia delineata attraverso titoli obliqui , in quanto composti da termini o azioni poi limitate,  negate, ecc.., (INFANZIA BREVE, L’AFFETTO NEGATO, LA SCRITTURA È RIPIEGO, HO TOLTO LA MASCHERA E MI HAI VISTO, …) , è obliqua nella sua scrittura di carne e sangue, di liriche-dedica anche (a chi si ama – obliquo nel suo darsi-sottrarsi-, a fior di obliqui quali  Pasolini, A.M.Ortese, E.Morante, …), obliqua nel suo essere capace di non conformarsi, ma di rappresentarsi in scarto di ciò che altrimenti, completamente espulso, quando non assorbito, sarebbe perduto.

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NOMADI
Agli erranti non si perdona:
non rispettano le frontiere
rispettano poco la proprietà
rispettano solo quel poco che hanno
potuto caricare
a dorso di quadrupede
e di corbello.

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