Sento che l’Italia, nonostante l’orrore degli egoismi più cinici che ci tormentano da tempo può contare su una risorsa meravigliosa: la poesia…

Sono sempre stato matto, se è per questo; ho sempre creduto a questa dote, solo che ci pensavo poco. Come se per decenni avessi creato e cantato personaggi pieni di poesia, senza rendermi pienamente conto che stavo portando a galla l’anima profonda di questo paese. Vedi, non erano invenzioni, erano persone vere, erano i poveri diavoli d’Italia. I poveri diavoli sono la parte migliore di questo paese, sono loro che lo salvano ogni volta che serve, loro che sono stati repressi, massacrati, esclusi. Questa condizione vale per tutta l’umanità, ma in Italia l’assenza di potere ha promosso un canto con ali poetiche, addirittura profetiche più dolci, struggenti, corali, forse perché la sua terra è ora dolce, ora aspra e struggente, come la sua storia…

…in Italia c’è una quantità enorme di gente che guarda all’altra gente con amore, con interesse, con disponibilità e tutta questa gente conta nulla, poco, troppo poco e nemmeno si vede, ma c’è, ci hanno impedito di vederla, di riconoscerla ma prova a girare nei quartieri periferici di Milano, negli immensi satelliti romani, a Napoli e vedrai quanto è ancora facile comunicare, ricevere un sorriso, poter contare sul loro aiuto. Non hanno visibilità perché la loro nullità, rispetto al successo, al denaro, al potere è considerata indecente. Questa indecenza è invece la più grande cassaforte d’Italia…

…Dicono bene i ricchi: l’amore è roba da poveri, bisogna essere un po’ fessi e i poveri sono fessi. Quando dicono “fessi” bisogna tradurre “innocenti” e, purtroppo per chi ha il dané, anche la poesia è dei poveri, anche la profezia…

da un’intervista a Enzo Jannacci pubblicata  qui

Parole e musica di Enzo Jannacci.

Soldato Nencini, soldato d’Italia
semianalfabeta, schedato: “terrone”,
l’han messo a Alessandria perché c’è più nebbia;
ben presto ha capito che a volergli bene
c’è solo quel cane che mangia la stoppa
fra i vecchi autoblindo, pezzato marrone…

Due o anche tre volte ha chiesto il tenente
a un suo subalterno: “Ma questo Nencini,
cos’ha, da sorridere sempre per niente?
Sorride un po’ perso… magari a nessuno;
e mangia di gusto ‘sto rancio puzzone!…
Ma è analfabeta, e per giunta, terrone!”

E arriva anche il giorno che arriva la posta;
e piove, e di dentro c’è tante persone.
S’inganna ridendo l’odore di piedi,
e là, più di tutti, chi ride è il terrone:
gli stanno leggendo del padre a Corfù;
C’è stata una capra malata… e continua:
“Sai, tristi è aspettari: se non t’amo più,
conviene lasciarsi…” Firmato: Mariù

Soldato Nencini, soldato d’Italia
di stanza a Alessandria, schedato: “terrone”,
si è messo in disparte, sorride un po’ meno;
ma di tanto in tanto, ti ferma qualcuno
e gira e rigira quel foglio marrone:
ti legge un frase; ti dice: “c’è scritto
“Sai, tristi è aspettari: se non t’amo più,
conviene lasciarsi…” Firmato: Mariù.