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Nui pittori si pigliamo la licentia che si pigliano i poeti et i matti […]

Chi credete voi veramente che si trovasse in quella Cena?”

Credo che si trovassero Christo con li suoi Apostoli; ma se nel quadro li avanza spacio io l’adorno di figure, secondo le inventioni.”

Il 18 luglio 1573 davanti al Tribunale dell’Inquisizione Paolo Caliari detto il Veronese deve rispondere de il quadro l’Ultima Cena che ha dipinto per la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Gli viene contestato il fatto che contiene immagini non consone. In particolare “Se li par conveniente che alla Cena ultima del Signore si convenga dipingere buffoni, imbriachi, Thodeschi, nani et simili scurrilità.”


Ultima cena. Scuola Veneziana XVI secolo

I.

Quando ebbi terminato la mia Ultima Cena,
cinque metri e mezzo per poco meno di tredici metri,
una fatica da cani ma pagata molto bene,
spuntarono le solite domande.
Cosa vorrebbero significare quegli stranieri
con le loro alabarde? Da eretici
sono agghindati, o da tedeschi.
Dica, le pare conveniente
mettere a San Luca
uno stuzzicadenti in mano?
E chi l’ha mai convinta
a invitare mori, beoni e pagliacci,
al desco di Nostro Signore?
[…]

II.

Oh certo, ho dipinto cose migliori;
ma quel cielo fa mostra di colori
quali non li troverete in nessun cielo
che non sia stato dipinto da me;
e mi piacciono quei capocuochi
con i loro immensi coltellacci,
quella gente con diademi, piume d’airone,
cuffie impellicciate e sgadiate ,
e turbanti trapunti di perle;
[…]
Cosa stiano tenendo d’occhio
io non lo so. Ma né a voi
né ai santi volgono lo sguardo.

III.

Quante altre volte mi toccherà dirvelo!
L’arte senza il piacere non esiste.
E ciò vale anche per le innumerevoli crocefissioni,
i diluvi e le stragi degli innocenti
che, non so per quale motivo,
voi tutti mi commissionate.
E un dì, quando i sospiri dei critici,
le cavillosità degli inquisitori
e le molestie degli esegeti
mi vennero al fine in uggia,
ribattezzai lUltima Cena
col titolo
La Cena in Casa di Levi.

[H.M. Enzensberger in Canto settimo “La fine del Titanic“, Einaudi 1990, pref. Cesare Cases, trad.Vittorio Alliata]


Dal verbale della comparizione del Veronese davanti al Sant’Offizio del 18 luglio 1573 (come da Archivi Sant’Offizio; citato in André Chastel, Cronaca della pittura italiana 1280-1580, Roma, Fratelli Palombi Editori, 1984.1):

Ha risposto: “Il prior de S. Zuane Polo, del qual no so il nome, … mi disse, che l’era stato qui
et che Vostre Signorie Illustrissime gli haveva dato commissione ch’el avesse dar far la
Maddalena in luogo de un Can, et mi ghe risposi, che volentiera haveria fatto quelle et altro
per honor mio et del quadro; ma che non sentiva che tal figura della Maddalena podesse zazer
che la stesse bene per molte ragioni, le quali dirò sempre che mi sia dato occasion che le possa dir …”

Gli è stato chiesto: “In questa cena, che avete fatto in S. Giovanni Paulo, che significa la
pittura di colui li esse il sangue dal naso?”

Ha risposto: “L’ho fatto per un servo che, per qualche accidente, li possa esser venuto il
sangue del naso.”

Gli è stato chiesto: “Che significa quelli armati alla Thodesca vestiti con una lambarda per uno
in mano?”

Ha risposto: “El fa bisogno che dica qui vinti parole”

Gli è stato detto: “Ch’el dica”

Ha risposto: “Nui pittori si pigliamo la licentia che si pigliano i poeti et i matti, et ho fatto quelli
dui Alabardieri uno che beve, et l‘altro che beve vicino ad una scala morta, i quali son messi là,
che possino fare qualche officio parendomi conveniente che ‘l patron della Casa che era grande
e richo, secondo che mi è stao detto, dovesse haver tal servitori.”

Gli è stato chiesto: “Quel vestito da buffon con il papagalo in pugno, a che effetto l’havete
depento in quel telaro?”

Ha risposto: “Per ornamento, come si fa.”

Gli è stato chiesto: “Chi credete voi veramente che si trovasse in quella Cena?”

Ha risposto: “Credo che si trovassero Christo con li suoi Apostoli; ma se nel quadro li avanza
spacio io l’adorno di figure, secondo le inventioni.”

Gli è stato chiesto: “ se da alcuna persona vi è stato commesso che voi depengeste in quel
quadro Thodeschi et buffoni te simil cose.”

Ha risposto: “Signor no. Ma la commissione fu di ornar il quadro secondo mi paresse, il quale è
grande et capace di molte figure, sì come a me pareva.”

Gli è stato chiesto: “Se gli ornamenti che lui pittore è solito di fare le pitture o quadri, è solito
di fare convenienti et proportionati alla materia et figure principali, o veramente a beneplacito,
secondo che li viene in fantasia senza alcuna discretione et giuditio.”

Ha risposto: “Io fazzo le pitture con quella consideration che è coveneniente, che ‘l mio
intellettuo può capire.”

Interrogato: “Se li par conveniente che alla Cena ultima del Signore si convenga dipingere
buffoni, imbriachi, Thodeschi, nani et simili scurrilità.”

Ha risposto: “Signori no.”

Interrogato: “Non sapete voi che in Alemagna et altri lochi infetti di heresia sogliono con le
pitture diverse et piene di scurrilità et simili inventioni diligare, vituperar et far scherno delle
cose della Santa Chiesa Catholica per insegnar mala dottrina alle genti idiote et ignoranti?”

Ha risposto: “Signor sì che l’è male; ma perché tornerò anchora a quel che ho dito, che ho
obligo di seguir quel che hanno fatto li miei maggiori.”

Gli è stato chiesto: “Che hanno fatto i vostri maggiori? Hanno fatto forse cosa simile?”

Ha risposto: “Michel Agnolo in Roma, dentro la Capella Pontifical, vi è depento il nostro Signor
Jesu Christo, la sua Madre et S. Zuane, S. Pietro et la Corte Celeste, le quali tutte son fatte
nude, dalla Vergine Maria in poi, con atti diversi con poca reverentia.”

Gli è stato detto: “Non sapete voi che, depengendo il giuditio universale, nel quale non si
presume vestiti o simil cose, non occorrea dipinger veste, et in quella figura non vi è cosa se
non de spirito, non vi sono buffoni, nè cani, nè arme, nè simili buffonerie? E se li pare per
questo o per qualunque altro esempio di haver fatto bene di haver depento questo quadro in
quel modo che sta et se ‘l vol defendere chel quadro sta bene et condecentemente.”

Ha risposto: “Signor Illustrissimo, no che non lo voglio defender: ma pensava di far bene. Et
che non ho considerato tante cose, pensando di non far disordine nisuno, tanto più che quelle
figure di Buffoni sono di fuora del luogo dove è nostro Signore.”

[verbale da http://www.joetex.it/pdf/Processo_Veronese.pdf]

1  Nota da wikipedia

immagine da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Paolo_Veronese_007.jpg